"L'immigrazione non è più tra i temi popolari in Svizzera"

Il rinvio della votazione federale da maggio a settembre, a causa della pandemia, ha fatto perdere slancio alla campagna in favore dell'iniziativa per un'immigrazione moderata, sostiene la politologa Martina Mousson. Keystone / Salvatore Di Nolfi

La posta in gioco è alta, ma la campagna è scialba. Il 27 settembre, gli svizzeri votano sull'iniziativa della destra conservatrice 'Per un'immigrazione moderata', che vuole abolire la libera circolazione con l'Unione europea. Con la testa altrove, i cittadini non si appassionano però più al tema prediletto del principale partito del Paese, constata la politologa Martina Mousson.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 settembre 2020 - 18:00

Dibattiti infiammati, scambi virulenti e una campagna provocatoria. Sei anni fa, quando gli svizzeri si apprestavano a votare sull'iniziativa 'Contro l'immigrazione di massa', la tensione era palpabile e il tema onnipresente. Il testo dell'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), che chiedeva di introdurre contingenti all'immigrazione, era stato accettato da un'esigua maggioranza di votanti.

Martina Mousson, politologa all'istituto di ricerca demoscopica gfs.bern. / Fotoatelier Spring Ch-3414 Oberb

Nulla di tutto questo a due settimane dalla votazione su un altro testo dell'UDC, l'iniziativa per la limitazione. Il principale partito del Paese tenta di nuovo di invocare lo spauracchio degli stranieri, ma la strategia non funziona più così bene. Le preoccupazioni sono cambiate, spiega la politologa dell'Istituto gfs.bern Martina Mousson.

swissinfo.ch: La campagna per l'iniziativa 'Per un'immigrazione moderata' sembra apatica. In quanto politologa, ha la stessa impressione?

Martina Mousson: I dibattiti sono in effetti meno virulenti rispetto alle discussioni avvenute attorno ai precedenti testi dell'UDC. Visivamente [un fondo schiena dai colori europei seduto sulla Svizzera], anche la campagna è meno provocatoria rispetto ad altre, che avevano un carattere razzista. Penso ai famosi manifesti con le pecore nere che simboleggiavano gli stranieri o quelli con corvi neri che rubavano dei passaporti svizzeri. Questa volta, il tema suscita meno emozioni.

Inoltre, non è la prima volta che si vota sulle relazioni con l'Unione europea. Sulla base dei sondaggi notiamo che l'opinione dei cittadini si è già formata. In quest'ottica, è più difficile rendere una campagna efficace.

Nel 2014, l'iniziativa dell'UDC contro l'immigrazione di massa aveva suscitato accesi dibattiti sull'immigrazione. Cosa è cambiato oggi?

Il contesto non è lo stesso. Nel 2014, l'Europa si trovava in piena crisi migratoria. A quell'epoca dominava la paura di vedere arrivare un'ondata di migranti che la Svizzera non avrebbe potuto accogliere. Oggi, sappiamo che l'immigrazione è in calo. Oltre alla crisi del coronavirus, ci sono altre tematiche che dominano il dibattito pubblico, eclissando la vecchia questione degli stranieri.

La riforma dell'assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) inquieta parecchio i politici, soprattutto perché non abbiamo ancora trovato una soluzione. Anche l'ecologia ha assunto importanza, come ha dimostrato la progressione dei Verdi alle ultime elezioni federali.

In che modo la crisi del coronavirus ha influenzato la campagna?

La pandemia ha provocato il rinvio della votazione da maggio a settembre. Siccome la campagna era già iniziata in primavera, si è estesa su mezz'anno. Una durata inabituale che forse le ha fatto perdere il suo slancio. Per i partiti, ciò significa costi supplementari. A causa delle misure di distanziamento sociale, è anche diventato più difficile scendere in strada, parlare con la gente e distribuire dei volantini. Questa situazione eccezionale svolge sicuramente un ruolo.

Il primo sondaggio dell'Istituto gfs.bern prevedeva che l'iniziativa sarebbe stata respinta dal 61% dell'elettorato. L'UDC avrebbe già accettato una sconfitta alle urne?

Non è in ogni caso ciò che comunica. Molti membri del partito sono stati mobilitati per parlarne, in particolare sulle reti sociali. L'UDC fa del suo meglio per alimentare la campagna, ma questo non funziona.

"Ci sono altre tematiche che dominano il dibattito pubblico, eclissando la vecchia questione degli stranieri".

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Il tema dell'immigrazione, tanto caro all'UDC, non è più tra gli argomenti popolari?

Lo possiamo in effetti affermare. L'abbiamo già osservato durante le elezioni federali del 2019, che hanno visto il partito perdere voti. Il tema dell'immigrazione può tuttavia essere riattivato a qualsiasi momento se gli arrivi di migranti dovessero nuovamente aumentare.

Il partito ha i mezzi per riposizionarsi su altre tematiche?

Ha sempre avuto altre tematiche, ma nessuna ha funzionato così bene come l'immigrazione e le relazioni con l'UE. L'UDC ha tentato fare il legame tra l'iniziativa di limitazione e l'ecologia, argomentando che un arrivo troppo importante di cittadini stranieri nuocerebbe anche all'ambiente. Ma il partito non è credibile.

In questo momento, l'UDC si concentra sulla sua base elettorale. È una strategia efficace siccome c'è una mobilitazione interna migliore che in altri partiti. Per attirare nuovi elettori ci vogliono però nuove figure, nuovi temi e nuovi modi di affrontare le cose.

Nel 2014, l'iniziativa contro l'immigrazione di massa era stata anch'essa data per perdente diverse settimane prima della votazione. Alle urne è però stata accolta. Possiamo ancora attenderci a un'inversione di tendenza?

Tutti gli indicatori mostrano che ci indirizziamo verso un no. L'UDC è sola contro tutti. Tuttavia, un evento imprevisto potrebbe ancora cambiare le carte in tavola e creare un clima di mobilitazione in favore dell'iniziativa.

Dopo anni di successi elettorali, l'UDC accumula le sconfitte alle urne in questi ultimi anni. Il più grande partito della Svizzera è sulla via del declino?

Non credo. Sebbene non abbia raggiunto il suo obiettivo di conquistare oltre il 30% dell'elettorato, non va dimenticato che l'UDC resta il principale partito del Paese.

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