«La politica manca di coraggio e trasparenza»

Rolf Schweiger vuole dire agli elettori come stanno veramente le cose in Svizzera swissinfo.ch

Crisi al vertice, lotte intestine, calo di voti e sconfitte elettorali: il partito liberale radicale svizzero (PLR) ha bisogno di riforme.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 maggio 2004 - 11:57

Il presidente Rolf Schweiger, di tendenza liberale, conferma nell'intervista a swissinfo la necessità di un ripensamento nel settore sociale.

swissinfo: Le recenti votazioni si sono concluse con una sconfitta senza precedenti per governo e parlamento. Cos'è che non funziona?

Rolf Schweiger: Ho l'impressione che tra il consiglio federale e il parlamento, ma anche tra la politica e la popolazione, si sia scavato un fossato. La fiducia nella politica ne ha risentito. E in una situazione così, il popolo preferisce andare sul sicuro e dire di no.

swissinfo: Ma perché questo calo di fiducia?

Rolf Schweiger: La gente s'è accorta che sono sorti dei problemi. E la politica manca di coraggio e della necessaria trasparenza per dire al popolo quale sia veramente la nostra attuale situazione.

Secondo me, molti hanno bisogno di sentirsi dire in maniera competente quali sono i problemi ai quali siamo confrontati. Per ora, non si tratta nemmeno di proporre soluzioni concrete, ma semplicemente di sapere come si presenta il nostro futuro nei diversi settori.

swissinfo: Il risparmio è uno dei temi centrali dei radicali. Il vostro ministro della socialità, Pascal Couchepin, vuole alzare l'età dell'AVS a 67 anni. Lei riesce a capire che molta gente non sia d'accordo?

Rolf Schweiger: In merito a questa problematica, e al modo di comunicarla, è sbagliato citare soltanto l'età pensionabile di 67 anni. Bisogna invece dire che per rimettere in sesto l'AVS ci vuole tutta una serie di misure.

La mentalità è ancora quella di una volta, improntata a una certa comodità, mentre ci si deve rendere conto che anche da noi la previdenza sociale ha bisogno di riforme.

In Germania si credeva di poter risolvere i problemi senza fare niente. E io vorrei evitare una situazione analoga in Svizzera.

swissinfo: Secondo lei manca quindi la volontà di effettuare riforme. Ma dove bisognerebbe realizzarle?

Rolf Schweiger: Già per il grande impatto finanziario, le riforme devono concernere tutto il settore sociale. Dobbiamo cominciare a capire che anche qui bisogna poter vedere le cose in modo diverso.

Credo - anche a rischio di non sembrare molto liberale - che si debba tornare a fissare un punto centrale, nel senso di aiutare innanzitutto coloro che sono veramente bisognosi, mentre coloro che non ne hanno assolutamente bisogno dovranno, in futuro, fare dei sacrifici.

swissinfo: Da anni la Svizzera ha problemi anche con la crescita economica. Come intende risolverli?

Rolf Schweiger: Bisogna fa giocare di più la concorrenza. Il nostro problema è che nell'economia interna ci sono strutture, regolamenti e anche un modo di pensare che non ci permettono di essere concorrenziali con l'estero.

È sorprendente che l'industria d'esportazione sia così ben strutturata e riesca a dominare perfettamente la globalizzazione. Ma l'esempio dell'industria d'esportazione non viene affatto copiato sul mercato interno.

E più importante ancora è la deregulation. Noi svizzeri lasciamo pochissimo spazio alla libertà degli imprenditori. Qui bisogna intervenire radicalmente.

swissinfo: Sostenendo che nell'economia interna c'è un modo di pensare poco conforme ai principi della concorrenza, non pensa di crearsi dei problemi con il suo elettorato?

Rolf Schweiger: Lo so, e fin dall'inizio ho ripetuto che il mio compito quale presidente del partito è anche quello dire cose che al momento possono dispiacere, ma che sono indispensabili per lo sviluppo a lungo termine del nostro paese. Credo che gli svizzeri saranno nuovamente pronti ad occuparsi di cose spiacevoli, per evitare difficoltà ancora maggiori in futuro.

swissinfo: La politica è sempre più marcata da soluzioni semplicistiche per problemi complicati. Come pensa di far passare il suo messaggio?

Rolf Schweiger: Innanzitutto, i radicali non possono risolvere da soli il dilemma, vale a dire la reticenza ad affrontare veramente i problemi.

Perciò cercherò di discuterne con gli altri partiti, mettendo chiaramente sul tavolo i fatti. E se certi partiti continueranno a considerare unicamente le loro parti di mercato, allora di riforme non se ne faranno.

Naturalmente bisogna anche far funzionare la comunicazione all'interno del partito. E io mi rifiuto di far finta che non ci siano cose complicate. È sbagliata l'idea che, per quanto complicate siano certe cose, c'è sempre il modo di dirle semplicemente.

swissinfo: Con il progetto «Avenir radical» lei vuole dare un profilo avveniristico al suo partito. Esponenti dell'ala di destra parlano già di idee socialdemocratiche.

Rolf Schweiger: Coloro che vogliono relegare «Avenir radical» nell'area socialdemocratica non capiscono il modo in cui voglio posizionare il partito.

E cioè, per quanto concerne la politica finanziaria e fiscale, in modo che si possa definire di destra, secondo la normale teoria. Ma ci sono altri settori, nei quali sono assolutamente moderno, e spero che anche il partito possa diventarlo.

Per esempio, per quanto concerne l'importantissimo ruolo della donna e della gioventù nello stato. E purtroppo certa gente definisce già socialdemocratico l'impegno per l'emancipazione della donna.

Ma io voglio che queste idee moderne trovino posto in un partito radicale. E sarà proprio il fatto di essere borghesi moderni che ci distinguerà dagli altri partiti.

swissinfo: I bilaterali bis basteranno per i prossimi anni, oppure la Svizzera dovrà prossimamente rimettere ordine nelle sue relazioni con l'Europa?

Rolf Schweiger: Per uno svizzero, questa è probabilmente la domanda più difficile. Io sono un fervente sostenitore dell'Europa, ma non sono per un'adesione della Svizzera all'Ue.

Come si spiega questa contraddizione? Se l'Ue afferma di accettare il desiderio di sovranità della Svizzera ed è disposta a collaborare, allora va bene.

Ma se l'Europa non si mostra tollerante, allora per la Svizzera sarà difficile. E a quel momento, bisognerebbe ridiscutere la questione dell'adesione.

swissinfo: Che cos'ha contro un'adesione all'Ue? Sono riflessioni oggettive o concernono i principi democratici?

Rolf Schweiger: Naturalmente per noi contano in un certo modo anche riflessioni di carattere emozionale, legate alla nostra concezione di stato. Ma ci sono anche reali interessi economici, per esempio il mantenimento del franco svizzero.

L'Ue evolve in una direzione che si può definire poco flessibile e burocratica. E anche se oggigiorno la Svizzera è di gran lunga meno flessibile e altrettanto burocratica dell'Ue, noi abbiamo la possibilità di invertire questa tendenza.

Se riuscissimo ad essere attivi nel commercio internazionale quale stato flessibile, quale struttura economica flessibile, avremmo successo soprattutto su nuovi mercati come quello asiatico e quello americano.

swissinfo: Quanto sono importanti per lei gli svizzeri all'estero?

Rolf Schweiger: Sono molto importanti, anche perché noi svizzeri abbiamo la tendenza a pensare soprattutto alla politica interna.

Farebbe bene a ogni giovane svizzero, trascorrere qualche mese all'estero, per relativizzare un po' questa eccessiva attenzione per le vicende svizzere.

Soltanto l'integrazione di esperienze internazionali può condurre a uno stato che abbia successo anche nel contesto internazionale.

swissinfo, intervista di Andreas Keiser
(traduzione dal tedesco: Fabio Mariani)

In breve

Da un mese, il 59enne consigliere agli stati Rolf Schweiger si trova al vertice del PLR svizzero. Considerato un duro per quanto concerne la politica finanziaria, sul piano della politica sociale è ritenuto un rappresentante dell'ala liberale del partito.

Schweiger intende «opporsi, anche pubblicamente, all'ulteriore carriera politica» dei deviazionisti all'interno del suo partito. Ancora prima della sua elezione, aveva dichiarato di non voler essere un presidente compiacente.

Nell'intervista a swissinfo, Schweiger prende posizione sulle sconfitte elettorali del suo partito nella politica fiscale e sociale, e propone riforme per il paese, ma anche per il suo stesso partito.

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