Al voto trattati internazionali di rango costituzionale
(Keystone-ATS) Coinvolgere ancora di più il popolo in politica estera. È l’obiettivo che si pone il Consiglio federale.
Secondo il governo in futuro anche i trattati internazionali, che per la loro importanza si trovano allo stesso livello della Costituzione federale, vanno sottoposti a referendum obbligatorio. La modifica costituzionale proposta comporterà un limitato incremento degli oggetti posti in votazione.
Attualmente sono sottoposti a referendum facoltativo i trattati internazionali di durata indeterminata e non denunciabili, quelli che prevedono l’adesione a un’organizzazione internazionale, oppure che includono disposizioni importanti che contengono norme di diritto o per l’attuazione dei quali è necessaria l’emanazione di leggi federali. Sottostanno a referendum obbligatorio, invece, l’adesione a organizzazioni di sicurezza collettiva, come la Nato, o a comunità sovranazionali, vedi l’Ue.
La proposta di modifica costituzionale accolta dal governo è stata inviata in consultazione fino al 16 di novembre. Tale decisione poggia su un mandato del Parlamento che ha approvato nel 2016 una mozione dell’allora consigliere nazionale, oggi agli Stati, Andrea Caroni (PLR/AR). Per Caroni si tratta di colmare una lacuna mediante una modifica della Costituzione, in particolare dell’articolo 140 (“Referendum obbligatorio”).
Il referendum obbligatorio per i trattati internazionali a carattere costituzionale fa già parte del diritto costituzionale non scritto (referendum sui generis, così denominato nel rapporto esplicativo del Consiglio federale), precisa una nota odierna dell’Ufficio federale di giustizia (UFG).
L’ancoramento esplicito nella carta fondamentale migliora, secondo il Consiglio federale, l’attuazione pratica di questo diritto popolare, crea maggiore sicurezza del diritto, aumenta la trasparenza e rafforza la legittimazione democratica del diritto internazionale.