Baume-Schneider si spiega sulla restituzione dei beni culturali
Tre musei elvetici hanno restituito ieri alla Nigeria 18 "bronzi del Benin" nella città portuale nigeriana di Lagos, in presenza di Elisabeth Baume-Schneider. La consigliera federale ha inoltre firmato un accordo bilaterale sui beni culturali.
(Keystone-ATS) Keystone-ATS: Signora Baume-Schneider, nel suo discorso ufficiale, ha dichiarato che non si trattava della fine di un processo ma dell’inizio di un partenariato stretto nell’ambito del patrimonio culturale. Cosa intendeva?
Elisabeth Baume-Schneider: Desideriamo condividere la nostra conoscenza, ad esempio in materia di conservazione o digitalizzazione di film. Inoltre, intendiamo proseguire la nostra collaborazione con la Nigeria in modo molto concreto, in particolare nel contesto del colonialismo, sostenendo altri progetti. Si tratta di un rapporto bidirezionale: mettiamo a disposizione le nostre competenze e ne traiamo anche grande beneficio, soprattutto nei nostri rapporti con i musei internazionali.
Keystone-ATS: È evidente che la restituzione riveste grande importanza per la popolazione nigeriana. Ma quale importanza le attribuisce per la popolazione svizzera?
Elisabeth Baume-Schneider: La popolazione svizzera sa che questi oggetti non sono soltanto opere d’arte che fanno parte di una collezione, ma che rivestono una dimensione spirituale e un’importanza storica per la Nigeria. Non è giusto che si trovino nei nostri musei.
Keystone-ATS: Che tipo di dibattito sull’eredità coloniale vorrebbe che si svolgesse in Svizzera?
Elisabeth Baume-Schneider: Con il messaggio sulla cultura, il Consiglio federale ha compiuto un primo passo. Ma siamo solo all’inizio. Non ci troviamo tuttavia in una situazione in cui dovremmo porgere delle scuse. Del resto, nemmeno la Nigeria se lo aspetta.
Gli stessi musei si sono resi conto che dovevano agire. Possiamo contare sul loro impegno e sulla loro competenza. Il mondo politico deve sostenere questo processo.
Nessuno in Svizzera apprezza che nei nostri musei vengano esposti oggetti controversi, ovvero opere d’arte frutto di spoliazioni. Ma l’esempio dei bronzi del Benin dimostra proprio che sono necessarie pazienza, ascolto reciproco e fiducia da entrambe le parti. Il risultato è quindi il rispetto reciproco.