Borsa svizzera chiude in netto ribasso, SMI -1,86%
(Keystone-ATS) La borsa svizzera chiude la settimana con una seduta in netto ribasso. L’indice dei valori guida SMI ha terminato a 8628,51 punti, in flessione dell’1,86% rispetto a ieri, mentre il listino globale SPI ha perso l’1,79% a 9940,31 punti.
Gli investitori sono preoccupati per un’eventuale guerra commerciale tra gli Stati Uniti e il resto del mondo dopo la minaccia del presidente degli Usa Donald Trump di imporre dazi sulle importazioni di alluminio e acciaio. Il governo tedesco ha già auspicato una reazione “decisa” dell’Unione europea (Ue).
Queste preoccupazioni si riflettono a Wall Street, che evolve in territorio negativo all’indomani di un nuovo crollo dei mercati finanziari.
Questi ultimi reagiscono pure alle dichiarazioni del neopresidente della banca centrale statunitense Fed, Jerome Powell, di ieri sera, secondo cui rialzi graduali dei tassi di interesse continuano a essere la strada appropriata.
Powell ha però anche fatto notare che la politica finanziaria del governo degli Usa esercita senz’altro una pressione verso l’alto dell’inflazione quest’anno e che la Fed non intende essere all’origine di una recessione aumentando i tassi troppo in fretta. “Come dire tutto e il contrario di tutto in due frasi”, commentano gli specialisti di Mirabaud Securities.
Oggi il governatore della Banca del Giappone (BoJ) ha evocato, per la prima volta, l’eventualità di abbandonare la politica monetaria estremamente accomodante, che ha provocato un netto rincaro dello yen nei confronti del dollaro, aggiungono gli esperti ginevrini.
In gennaio i prezzi alla produzione dell’industria nell’eurozona sono saliti dello 0,4% rispetto a dicembre, in linea con il consensus, e dell’1,5% rispetto al gennaio 2017. Nell’Ue gli aumenti sono stati dello 0,4% e dell’1,9% rispettivamente.
Tutte le blue chip risultano in rosso. LafargeHolcim (-7,53% a 50,86 franchi) è di gran lunga il fanalino di coda. Il colosso del cemento ha registrato una perdita netta di 1,675 miliardi di franchi nel 2017. Essa riflette l’esame di diversi mercati ed entità del gruppo, che si è tradotta in una rivalutazione “realistica” delle attività, spiega l’azienda. L’analisi, che ha tenuto conto dei rischi politico-economici dei singoli paesi, ha condotto a un deprezzamento di attivi per un totale di 3,83 miliardi di franchi.
I bancari Credit Suisse (-3,63 % a 16,60 franchi), UBS (-3,44% a 17,12 franchi) e Julius Bär (-2,59% a 58,58 franchi) sono pure in sensibile perdita di terreno, malgrado la mancanza di informazioni particolari. Anche i difensivi Novartis (-1,50% a 77,26 franchi), Nestlé (-1,32% a 73,50 franchi) e Roche (-0,39% a 217,75 franchi) sono in rosso.
Swisscom (-1,09% a 498,90 franchi) e il fabbricante di materiale di telecomunicazione cinese Huawei hanno avviato una collaborazione nel settore della telefonia fissa. Il progetto è denominato NetCity.
Sul mercato allargato alcune società hanno pubblicato oggi i risultati annuali. Swissquote finisce la giornata nettamente sotto la linea di demarcazione (-1,88% a 47,05 franchi). Il gruppo vodese di servizi finanziari ha registrato un utile netto in crescita dell’88,8% a 39,2 milioni di franchi e un fatturato in rialzo del 25,0% a 187,8 milioni.
Nell’esercizio 2017 mobilezone (+2,43% a 11,78 franchi) ha realizzato un fatturato record di 1,17 miliardi di franchi, in rialzo del 7,7% rispetto all’esercizio precedente. L’utile netto è per contro sceso leggermente a 35,2 milioni.