Banca cantonale di Ginevra: processo interrotto
Il maxiprocesso relativo al dissesto della Banca cantonale di Ginevra (BCGE) è stato interrotto mercoledì: il plenum della Corte di giustizia ha deciso di ricusare il presidente Jacques Delieutraz.
Seguendo le raccomandazioni del Tribunale federale (TF), il plenum ha deciso di accogliere la domanda di ricusazione presentata dagli avvocati della difesa, in un primo tempo respinta. La scorsa settimana il TF aveva accolto il ricorso dei difensori, secondo i quali la designazione della giuria non è stata il risultato di un sorteggio, bensì di una selezione influenzata da Delieutraz. L’elenco dei giurati comportava infatti una proporzione anormalmente elevata di funzionari.
Tra le opzioni ora possibili, vi è il processo davanti alla Corte correzionale (ancora nel 2010) oppure al tribunale penale di prima istanza (l’anno prossimo).
Il dissesto della BCGE ha costretto il cantone ad iniettare più di due miliardi di franchi, mentre l’inchiesta destinata a stabilire le responsabilità dell’accaduto ha occupato quattro giudici a tempo pieno per quasi dieci anni. I documenti riuniti rappresentano 1’400 classificatori federali.
In tribunale si sono ritrovati tre ex dirigenti dell’istituto bancario e due revisori esterni, chiamati a rispondere dei reati di falsità in documenti e di amministrazione infedele aggravata. In base all’accusa, gli imputati avrebbero modificato i risultati gli esercizi 1996, 1997 e 1998 della banca, nata nel 1994 dalla fusione della Cassa di risparmio e della Banca ipotecaria di Ginevra. Nel 2000, i crediti a rischio della BCGE erano stati stimati ad oltre 6 miliardi di franchi.
Il governo cantonale ricorda dal canto suo che – sul piano civile – Ginevra ha chiesto al revisore Ernst & Young un indennizzo equivalente a quasi 2,4 miliardi di franchi. Un’altra causa è stata intentata nel 2002 alla Confederazione, a causa delle manchevolezze attribuite dal Cantone alla Commissione federale delle banche (oggi la FINMA) nella sorveglianza della BCGE e dei due istituti che l’hanno preceduta.
swissinfo.ch e agenzie
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