Le banche straniere in Svizzera rialzano la testa
Per gli istituti esteri attivi nella Confederazione il 2010 è stato un anno positivo, nonostante le difficili relazioni italo-elvetiche, gli scudi fiscali e i dati bancari finiti nelle mani delle autorità straniere.
Anche se i fondi in gestione sono calati del 6% a 910 miliardi di franchi, le 153 banche straniere presenti nel paese – circa la metà del totale – hanno fatto buon viso a cattiva sorte, sottolineando che le previsioni catastrofiche si sono rivelate infondate.
L’Associazione delle banche estere in Svizzera (ABES) ha infatti comunicato l’8 giugno che l’utile netto cumulato dei 153 istituti è progredito del 6% a 1,97 miliardi di franchi (200 milioni in più), quando soltanto un anno prima era stata registrata una diminuzione del 38%.
Scudi e CD
Dal momento che questi istituti si concentrano principalmente sul private banking, nel corso degli ultimi due anni hanno subito le conseguenze del giro di vite a livello europeo nei confronti dell’evasione fiscale.
Nel 2009 i fondi depositati nelle banche estere delle Confederazione erano infatti diminuiti di 14 miliardi di franchi, soprattutto a causa dello scudo fiscale italiano. Una misura che aveva duramente toccato in particolare la piazza finanziaria di Lugano.
I clienti stranieri sono inoltre stati scoraggiati dai numerosi casi di dati bancari trafugati e consegnati alle autorità fiscali stranieri. Il caso più clamoroso è stato quello del famoso CD contenente le informazioni su detentori di conti della banca HSBC di Ginevra, finite poi nelle mani delle autorità francesi, tedesche, italiane, inglesi.
Anche nel 2010 i facoltosi clienti stranieri hanno continuato a ritirare soldi dai conti svizzeri, ma in misura nettamente minore rispetto al 2009: “soltanto” 200 milioni di franchi.
Franco forte
Secondo Alfredo Gysi, presidente dell’ABES e CEO della BSI di Lugano, uno dei motivi per il miglior risultato è l’interesse per un franco svizzero in continua crescita, anche se ciò ha ripercussioni negative sui margini: i guadagni sono in euro e dollari, i costi però in franchi.
Durante la conferenza stampa di presentazione dei risultati dell’ABES, il CEO di HSBC Private Bank Suisse, Alexandre Zeller, ha evidenziato che l’evoluzione del corso del cambio costituisce la principale minaccia per il futuro delle banche estere in Svizzera. Con un franco a questi livelli, gli istituti esteri sono costretti a valutare la possibilità di delocalizzare le attività non direttamente legate ai clienti, ha affermato.
Frontiera difficile
Nel contesto svizzero, la situazione della piazza finanziaria luganese è particolare, spiega Gysi: «Il Ticino è molto esposto a causa della sua posizione geografica. Le numerose amnistie fiscali degli ultimi 15 anni hanno infatti ridotto la quantità di denaro depositato da italiani nelle banche ticinesi».
Il cantone continua infatti a fare le spese delle relazioni tese tra Svizzera e Italia, uno dei pochi paesi a non avere tolto la Confederazione dalla “black list” dei paradisi fiscali e che rifiuta di avviare i negoziati sulla doppia imposizione.
Un peccato poiché, sottolinea Gysi, «il Ticino confina con una delle regioni d’Europa con i maggiori indici di crescita economica ed è vicino a Milano. È quindi fondamentale instaurare un dialogo per risolvere i problemi con l’Italia, al fine di sfruttare poi queste opportunità».
Non tutto il male viene però per nuocere: gli scudi fiscali italiani «hanno avuto come conseguenza anche un importante aumento degli averi depositati nelle banche svizzeri e regolarmente dichiarati. Ciò costituisce un cambiamento positivo: significa che questi soldi arrivano in Svizzera poiché i clienti ritengono il servizio e i prodotti offerti qui migliori rispetto a quelli del paese d’origine».
Senza dimenticare, «che la strategia aggressiva dell’Italia nei confronti della Svizzera ha reso la vita difficile anche alle aziende italiane intenzionate ad investire nella Confederazione. In fin dei conti, tale atteggiamento è risultato più svantaggioso per l’Italia», precisa il presidente dell’ABES.
Segnali positivi
L’associazione ha comunque accolto con soddisfazione la recente decisione del parlamento italiano, che ha esortato il proprio governo ad attivarsi per normalizzare i rapporti con la Confederazione.
Per quanto concerne i rapporti con gli altri Stati confinanti, l’ABES saluta gli sforzi della Confederazione per concludere degli accordi globali con Germania e Gran Bretagna relativi alla fiscalità: ciò consentirebbe di chiudere la controversia sull’evasione senza compromettere il segreto bancario.
Anche dal profilo del personale si registrano indicazioni positive: i dipendenti delle banche estere sono aumentati del 3%, superando il livello del 2007, prima della crisi. A fine 2010 gli impiegati erano 26’804: il 34% di questi era attivo a Ginevra, il 26% a Zurigo.
L’Associazione delle banche estere in Svizzera è stata fondata nel 1972 da banche svizzere con azionista di maggioranza straniero e da succursali di banche estere.
Oggigiorno, con153 membri, è la più grande associazione bancaria in Svizzera all’interno dell’Associazione svizzera dei banchieri.
La classifica dei dieci principali gestori di fortuna esteri in Svizzera è immutata rispetto al 2009: HSBC Private Bank (Suisse) conserva la prima posizione, davanti a Sarasin & Cie (del gruppo olandese Rabobank).
Al terzo posto rimane la ticinese BSI, controllata dal gruppo assicurativo italiano Generali.
«Il segreto bancario è l’obbligo di discrezione cui sottostanno le banche al fine di garantire gli affari dei loro clienti o di terzi», scrive il Dipartimento federale delle finanze sul suo sito internet.
Anche in Svizzera, la legislazione impone però al segreto una serie di limiti: «Per ordine di un’autorità giudiziaria esso può essere levato anche contro il volere del cliente».
Contrariamente ad altri paesi, la Confederazione fa una distinzione tra evasione e frode fiscale. Questi due reati sono punibili, ma solo la frode è passibile di procedimenti penali in Svizzera.
«Colui che omette, intenzionalmente o meno, di dichiarare i redditi imponibili si rende colpevole di evasione fiscale». Per questa sottrazione d’imposta, il cliente non rischia la prigione, come accade in Francia o in Germania, ma può essere condannato a una multa che può risultare più cara dell’importo sottratto.
Se un contribuente tenta di ingannare le autorità fiscali falsificando per esempio bilanci o libri contabili, commette frode fiscale. Questa truffa può essere perseguita penalmente. È in questo ambito che il segreto bancario può essere levato per ordine di un’autorità giudiziaria.
traduzione e adattamento: Andrea Clementi
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