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Caccia ai prioni con un topino geneticamente "truccato"

Il Professor Aguzzi ha dimostrato che le proteine prioniche possono essere combattute dal sistema immunitario dell'organismo Keystone

Importante passo avanti nella lotta contro le malattie da prioni, come il morbo della mucca pazza e la sua variante umana, il morbo di Creutzfeld-Jacob: sotto la guida del professor Adriano Aguzzi, ricercatori dell'università di Zurigo sono riusciti a suscitare una risposta anticorpale ai prioni, un passo importante per la futura realizzazione di un vaccino.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 settembre 2001 - 14:02

Ancora sconosciute fino a una ventina d'anni fa, le proteine prioniche sono presenti in tutti i mammiferi, specialmente nel cervello. E sebbene ancora non se ne conosca la funzione, si sa che, se modificati, i prioni possono diventare tossici, provocando la progressiva distruzione delle cellule cerebrali. È il caso della famigerata malattia della mucca pazza, o encefalopatia spongiforme bovina (Bse) e della sua variante umana, il morbo di Creutzfeld-Jacob (V-CJD). Due patologie letali e, oggigiorno, ancora incurabili.

Per questo, scienziati di tutto il mondo stanno studiano i prioni, nella speranza di trovare quanto prima un rimedio contro le due malattie, e in particolar modo un vaccino che possa prevenirne la manifestazione. "Duecento anni di infettivologia hanno dimostrato che le vaccinazioni sono sempre il metodo più sicuro per prevenire le malattie virali e anche alcune malattie batteriche", afferma il professor Adriano Aguzzi, dell'Istituto di neuropatologia dell'Università di Zurigo.

Difesa immunitaria contro i prioni

E proprio la squadra del professor Aguzzi ha compiuto un ulteriore e importantissimo passo avanti per la realizzazione di un vaccino contro le patologie da prioni. Come pubblicato nell'ultimo numero dell'autorevole rivista scientifica Science, i ricercatori zurighesi sono infatti riusciti a provocare una reazione anticorpale - quindi come quella provocata da un vaccino - in un topino da laboratorio.

"Il problema è che la proteina prionica è una proteina normale, che abbiamo tutti nel corpo" spiega il professor Aguzzi, "per cui il sistema immunitario la riconosce come una proteina normale e si rifiuta di sviluppare una risposta anticorpale". Una particolarità che aveva finora impedito di dimostrare la possibilità di sviluppare un'immunità protettiva. I ricercatori zurighesi sono dunque ricorsi a un trucco: hanno "fabbricato" dei topini transgenici, istruiti a produrre degli anticorpi contro la proteina prionica.

Con il risultato che, una volta infettati con prioni modificati, i topini in questione sono rimasti sani. "Il che dimostra che una difesa anticorpale" sottolinea il professor Aguzzi "può effettivamente bloccare la trasmissione dei prioni".

Aumentano le speranze di un vaccino anti-prionico

La scoperta è oltremodo importante, perché - pur necessitando ancora di studi nel campo delle possibilità applicative - fornisce oramai una base razionale per le ricerche sulla messa a punto di un vaccino. Si può quindi guardare con maggior ottimismo al prossimo passo, che sarà quello di verificare se sia effettivamente possibile proteggere gli organismi contro i prioni, per mezzo di un protocollo di vaccinazione tradizionale.

Nonostante la scienza, in questi ultimi tempi, abbia compiuto enormi progressi nella ricerca sui prioni, ancora molto rimane però da scoprire su queste proteine e sulla loro funzione all'interno dell'organismo. E soprattutto, conferma il professor Aguzzi, rimangono ancora da trovare risposte a domande importanti, in particolare come sia possibile sviluppare una terapia contro le malattie da prioni. Quesiti sui quali continueranno a concentrare i loro sforzi anche i ricercatori zurighesi.

Fabio Mariani

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