Conferenza di pace per l'Afghanistan senza "buoni servizi" elvetici

La sede delle Nazioni Unite a Ginevra: al suo carattere simbolico è stato preferito l'aspetto finanziario offerto da Bonn Keystone Archive

In passato le conferenze internazionali trovavano nella Svizzera neutrale il clima giusto. Oggi l'essere super partes può anche significare esclusione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 novembre 2001 - 15:32

Dalla fine della guerra fredda il fattore neutralità conta sempre meno per decidere l'attribuzione di una conferenza internazionale di pace: in parte, anche questo permette di spiegare perché di Afghanistan si parlerà a Bonn e non a Ginevra.

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) esprime delusione. «Questa vicenda mostra perlomeno che la tesi secondo cui il mondo necessita di un paese assolutamente indipendente e neutrale, fuori dalle organizzazioni internazionali, non regge», ha detto il capoinformazioni del DFAE Ruedi Christen. Egli respinge l'accusa secondo cui la Svizzera si sia impegnata troppo poco per ospitare la conferenza. «È un'accusa troppo facile», ha detto Christen.

La sede ONU di Ginevra non ha voluto commentare la vicenda. Le reazioni dei giornalisti accreditati sono state improntate alla delusione, ha detto la portavoce ONU Marie Heuzé, che ha aggiunto: «saremmo stati pronti».

Tradizione svizzera

Ospitare conferenze internazionali di pace fa parte dei tradizionali «buoni servizi» della politica svizzera di neutralità. Dalla fine del 19mo secolo nella neutrale Confederazione si sono tenute numerose conferenze. La tradizione ha avuto inizio con le prime riunioni della Croce rossa del 1863/64 quando fu fondato il Comitato internazionale e furono firmate le Convenzioni di Ginevra. È così che Ginevra divenne, dal 1919, sede della Società delle Nazioni.

Secondo Jenö Staehelin, che ha lo statuto di osservatore svizzero al palazzo di vetro a New York ed è stato intervistato dalla Weltwoche, «deve far pensare che Ginevra non sia più automaticamente presa in considerazione per le conferenze dell'Onu». Dalla fine della guerra fredda Ginevra non appare quindi più predestinata alle conferenze. Negli anni '80 le cose erano ancora diverse e vi erano numerosi incontri: ad esempio, nel 1985, Reagan e Gorbaciov si sono incontrati per il vertice sul disarmo nucleare.

La neutralità non è più un vantaggio

Tra il 1986 e il 1988 vi si sono svolte le trattative che hanno condotto alla firma, il 14 aprile 1988, dell'accordo sul ritiro delle truppe sovietiche dall'Afghanistan. Nel 1988 vi furono colloqui diretti tra Iran ed Irak. Nel biennio 1988-89 ebbero luogo trattative tra Sudafrica, Cuba e Angola su un ritiro di militari cubani dall'Angola e l'indipendenza della Namibia. Secondo Laurent Goetschel, politologo alle università di Berna e Basilea, il vantaggio offerto dalla neutralità si sta tendenzialmente riducendo dopo la fine della guerra fredda.

Nel caso della conferenza di Bonn sull'Afghanistan di lunedì a Bonn sono soprattutto le forze politiche afghane ad aver giocato un ruolo determinante: dalla Germania si aspettano un sostanzioso contributo alla ricostruzione, ha spiegato Staehelin.

L'adesione all'ONU avrebbe offerto migliori possibilità alla Svizzera, sostiene Staehelin. Per Goetschel, anche se «la questione ONU ha certamente avuto un certo peso», è difficile dire se in questo contesto avrebbe avuto un ruolo decisivo.

swissinfo e agenzie

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