Corea del Sud contro dazi acciaio, nuovo colpo da alleato
(Keystone-ATS) La Corea del Sud incassa un altro colpo dall’alleato Usa dopo il varo dei dazi al 25% all’import americano di acciaio di cui Seul ha una quota del 10%, doppia rispetto a quella del Giappone e pari quasi 5 volte quella Cina.
Al momento è stato evitato lo scenario peggiore di aliquote fino al 53%, ma l’ultima decisione del presidente Donald Trump si somma all’irritazione della richiesta di Washington di rivedere il trattato di libero scambio e i dazi su lavatrici e pannelli solari su cui il presidente Moon Jae-in ha annunciato battaglia.
La mossa di ieri del tycoon non poteva capitare in un momento peggiore date le difficoltà delle acciaierie sudcoreane alle prese con la feroce concorrenza dei rivali cinesi. La Corea del Sud ha esportato 3,6 milioni di tonnellate di acciaio verso gli Usa, al terzo posto dopo Canada e Brasile, rispettivamente con quote del 16% e del 13%, secondo il ministero del Commercio Usa.
Col ministro del commercio Kim Hyun-chong andato di recente a Washington al fine di discutere le restrizioni alle importazioni di beni sudcoreani incontrando anche il Trade Representative Robert Lighthizer, gli esperti hanno provato a fare le stime su quali settori saranno i più colpiti. In primis, i tubi (Octg) per oleodotti e trivellazioni in ambienti estremi (57% del totale, il 32% è dei laminati) che dipendono dal mercato americano.
A luglio 2014, il Dipartimento al commercio Usa ha portato i dazi dal 9,9% al 15,8% in una mossa anti-dumping sugli Octg, bocciata dal Wto anche in appello a gennaio e non corretta. Sono del 2016 le aliquote anti-dumping al 65% sulle piastre.
Pesanti i titoli del settore alla Borsa di Seul: Posco ha ceduto il 3,6% e la rivale Hyundai Steel oltre il 2%.