Ascesa e caduta di un impero della seta
Per la loro bellezza, la loro audacia e il loro fascino, le sete firmate dalla società Abraham di Gustav Zumsteg a Zurigo sono state amate da stilisti come Yves Saint Laurent.
Come ricorda una nuova esposizione nella città sulla Limmat, questi tessuti hanno conosciuto il loro apice nella seconda metà del XX secolo. Ma la società non ha potuto sopravvivere alla capacità creativa e progettuale di un uomo visionario, come fu Gustav Zumsteg. La mostra, denominata “Soie Pirate” (seta pirata), si basa sull’archivio della società, donato al Museo nazionale svizzero nel 2007.
«Zumsteg era un genio. Era un artista e un uomo d’affari eccellente. Ma non era un uomo facile, anzi piuttosto complicato», dichiara a swissinfo.ch Peter Beglinger, presidente della Fondazione Hulda e Gustav Zumsteg, che ha donato l’archivio al museo.
La vasta collezione di sete è un lascito di Zumsteg all’industria tessile svizzera, oltre ad essere il suo capolavoro. «Nel settore tessile di allora, Zumsteg era la persona più famosa in Svizzera», ha aggiunto Beglinger. Non è un caso se l’evento si svolge a Zurigo, che dal XVII al XIX secolo fu un importante centro della seta, alla quale deve parte della sua ricchezza.
Nel 1940, Zumsteg – che si era fatto strada partendo dal basso, come apprendista – diventò il direttore dell’azienda Abraham, trasformando una società dalle solide tradizioni in una forza internazionale. Tra i suoi migliori clienti, gli stilisti della Haute Couture parigina, come Cristobal Balenciaga, Hubert de Givenchy e Yves Saint Laurent.
Amicizia personale
«Zumsteg era legato a Yves Saint Laurent da una profonda amicizia personale. Parlavano al telefono – spiega Barbara Keller, una delle curatrici della mostra – ogni domenica. E nel lavoro di Yves Saint Laurent questa stretta collaborazione è stata davvero tangibile». Zumsteg descrisse il primo incontro con Saint Laurent come una sorta di colpo di fulmine, un amore a prima vista anche nel condividere la passione per i libri e la musica.
Nonostante questo feeling, entrambi hanno sempre cercato di mantenere una certa distanza e nei loro rapporti professionali hanno sempre mantenuto la forma di cortesia dandosi del “voi”. Darsi del tu e ostentare una eccessiva familiarità non era ben visto negli ambienti del settore tessile. In occasioni più informali e dopo qualche drink, tuttavia, ogni tanto ci scappava anche il tu.
Fortunatamente per la mostra, Zumsteg era un uomo molto esigente e pignolo. L’azienda non solo ha conservato i campioni delle sete dal 1955, ma anche i ritagli di stampa. «Qui si può vedere Catherine Deneuve mentre indossa un vestito di Yves Saint Laurent confezionato con la seta Abraham, oppure Audrey Hepburn, che amava tantissimo vestire Givenchy» racconta Barbara Keller a swissinfo.ch.
L’arte come ispirazione
Anche l’attrice italiana Sophia Loren è stata una regolare cliente del Kronenhalle di Zurigo, il ristorante gestito da Hulda Zumsteg, la madre di Gustav. «Grazie all’influenza del figlio – spiega Keller – il ristorante era diventato un punto di incontro per il bel mondo e ospitava anche una parte della collezione d’arte di Zumsteg». Alcuni dei suoi quadri preferiti possono essere visti in una piccola ricostruzione del Kronenhalle all’interno della mostra.
Lo stilista è stato spesso ispirato dall’arte. Fasce di seta luminose, motivi astratti, ma anche disegni più classici, come fiori farfalle e tartan. Nella sua ricerca del modello perfetto non sembrava esserci fine. Una volta, un dipendente della società era stato inviato a Marrakesh, dove Saint Laurent aveva una casa per le vacanze, per cogliere l’ispirazione dei fiori di laggiù.
La società non produceva direttamente la seta, ma affidava il lavoro ad altre ditte. Uno dei segreti meglio custoditi dell’azienda zurighese, era la società italiana Ratti a Como (Italia). Per più di 30 anni, quasi ogni settimana Zumsteg fece la spola Zurigo-Como, dove è ricordato come un uomo appassionato del proprio lavoro, ma anche irascibile ed estremamente esigente.
Abiti come testimoni
I visitatori possono vedere alcuni degli abiti firmati dallo stilista e realizzati sulle sete di Abraham. E’ come lasciarsi avvolgere in un emozionante caleidoscopio di colori o nel prezioso gazar di seta (seta naturale molto fine, ma allo stesso tempo con una caduta perfetta, dalla consistenza morbida e delicata, ndr.), uno dei segni distintivi aziendale.
Altrettanto affascinanti sono le fotografie di moda che mostrano come l’immagine delle donne e della sartoria è cambiata nel corso degli anni.
Fotografie degli anni Cinquanta degli abiti di Balenciaga mostrano linee scultoree con accento sulla femminilità. Nelle foto di Yves Saint Laurent, che ripercorrono gli anni 1960-1970 – l’era della liberazione delle donne, si nota come i modelli e gli abiti permettono alle donne di muoversi più liberamente.
«Zumsteg era molto aggiornato; con i colori, sapeva ciò che voleva. Sapeva quello che i mercati avrebbero accettato e addirittura sapeva quali sarebbero state le future tendenze» afferma Thomas Isler, presidente della società zurighese della seta, coinvolto nell’allestimento della mostra.
Ma neppure questo titano dell’industria tessile svizzera ha potuto tenere il passo dei cambiamenti e dal 1990 la società Abraham ha cominciato ad accumulare le perdite. Zumsteg versò un po’ del suo patrimonio personale nell’azienda, ma non è bastato per scongiurare il fallimento nel 2002.
Cambiano i gusti, cambiano le mode
Parte del problema risale agli anni Settanta quando la moda è diventata più popolare e accessibile; alle sete costose sono state affiancate sete facili da curare che non avevano più bisogno della sartoria. Gli stilisti del prêt-à-porter hanno cominciato a progettare nuove linee di abbigliamento avviando una forma di concorrenza con la Haute Couture.
Nonostante numerosi tentativi, non è stato possibile trovare un successore a Gustav Zumsteg, ormai in là con gli anni. Apparve subito chiaro che non era possibile immaginare la società Abraham senza il proprio padrone.
Ma in quegli anni di grandi cambiamenti a soffrire è stata complessivamente tutta l’industria della seta svizzera. Lontani dunque i tempi i cui, attorno al 1900, era una delle industrie più importanti del Paese. Ora ci sono solo poche aziende di nicchia, sottolinea Isler: «Il mercato dei prodotti della Haute Couture è quasi scomparso. C’è ancora qualcosa di bello con il prêt-à-porter, ma nulla di veramente brillante».
«Oggi le persone ai vertici delle aziende che producono capi di abbigliamento sono molto capaci, ma badano di più al commercio che agli aspetti stilistici, e non ripropongono la luminosità e la gioia di vivere che sapeva trasmettere Gustav Zumsteg nei suoi disegni e nelle loro presentazioni».
Zumsteg morì nel 2005 all’età di 89 anni. Successivamente il suo archivio è stato donato al Museo nazionale svizzero. Ci sono voluti altri due anni per documentare le migliaia di campioni, immagini e album. La mostra che ne risulta è un tributo al fascino di un’epoca passata e all’amore di un uomo per la seta.
La mostra temporanea «Soie pirate»«, proposta al Museo Nazionale Svizzero fino al 13 febbraio 2011, è accentrata sull’azienda tessile Abraham.
La straordinaria ricchezza dell’archivio consente di illustrare gli aspetti più disparati del mondo dei tessuti e della moda della seconda metà del XX secolo.
La personalità carismatica di Gustav Zumsteg, una profusione di disegni, campionari e fotografie di moda, nonché un banco di stampa e uno sguardo rivolto verso il futuro dell’archivio Abraham trasportano i visitatori nell’universo affascinante di un artigianato raffinato, dell’innovazione artistica e del glamour.
La mostra è accompagnata da due pubblicazioni: una dedicata alla storia dell’azienda Abraham e l’altra ai disegni, ai tessuti e ai modelli.
Tra il XVII e il XIX secolo Zurigo è stato un centro della seta. Il fondatore del settore è stato Hans Jacob Werdmüller, protestante che ha dovuto lasciare la cattolica Locarno, nel XVI secolo.
Quando raggiunse il suo apice, l’industria tessile contava a Zurigo oltre 90 società attive nella produzione della seta e più di 12.000 tessitori.
La Seconda guerra mondiale, la recessione degli anni Settanta e la concorrenza dall’estero, così come il cambiamento dei gusti legati alla moda, contribuirono al declino del settore.
Oggi sono sopravvissute solo poche aziende di nicchia; nella regione di Zurigo oggi sono attive due società: Gessner e Weisbrod-Zürrer.
(Traduzione e adattamento dall’inglese, Françoise Gehring)
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