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Deiss a Milano per i 50 anni del Centro svizzero

swissinfo.ch

Giornata d'apertura, lunedì, della Settimana svizzera a Milano, per i 50 anni del Centro svizzero. Presente il ministro degli esteri Joseph Deiss.

Da secoli Milano rappresenta la porta d’ingresso all’Italia, per chi giunge da nord. E oggi la metropoli lombarda è un punto di riferimento di prima grandezza per l’economia, la cultura e il turismo svizzeri.

Il Centro svizzero, complesso sorto nel 1951 a Milano e per anni edificio più alto della metropoli dopo il duomo, è il cuore pulsante delle relazioni tra la Svizzera e il Nord Italia. Qui si trovano le sedi del Consolato generale di Svizzera, del Centro culturale svizzero, della Camera di commercio svizzera in Italia, di Svizzera Turismo, della Società svizzera di Milano e dalle Radio e Televisione della Svizzera Italiana.

Non stupisce quindi la volontà di celebrare degnamente i 50 anni del Centro svizzero, con un programma che comprende una mostra fotografica dedicata all’architetto dell’edificio, Armin Meili, una tavola rotonda ull’architettura, una serie di convegni promossi dalla Camera di commercio svizzera e da Svizzera Turismo e una sfilata di moda, frutto anch’essa di una collaborazione italo-svizzera.

Ma la prima giornata è stata soprattutto segnata dalla presenza nel capoluogo lombardo del consigliere federale Joseph Deiss, capo del Dipartimento degli affari esteri. Una visita che rappresenta un gesto tangibile dell’importanza di Milano e della Lombardia per la Svizzera.

Deiss in difesa della piazza finanziaria svizzera

In mattinata Deiss ha presenziato all’inaugurazione dello Swiss Business Hub Italia, una nuova istituzione che mira al potenziamento dei rapporti commerciali tra Svizzera e Italia. Il ministro ha quindi preso parte al convegno “Swiss Plus”, organizzato dall’Associazione svizzera dei banchieri.

Il convegno era dedicato in particolare alle sfide che attendono la piazza finanziaria svizzera, ma inevitabilmente la discussione è scivolata anche sui possibili effetti sul sistema finanziario degli attentati dell’11 settembre negli USA. A questo proposito Deiss ha sottolineato che la Svizzera vuole “cooperare appieno per ricercare e bloccare i beni legati alle attività terroristiche”.

Deiss è apparso ben deciso ha difendere a spada tratta il buon nome della piazza finanziaria elvetica e ha richiamato le banche a sottoporsi a norme deontologiche e obblighi professionali. Gli istituti bancari – ha detto – sono come i chirurghi dell’economia, e come tali sono consapevoli che “esistono talune operazioni che, sebbene realizzabili tecnicamente, rientrano in un campo che la morale condanna”.

Il ministro degli esteri ha tuttavia precisato che, sin dagli anni Settanta, la piazza finanziaria elvetica “è stata solerte nell’adempiere il proprio obbligo di diligenza”. Ma la Svizzera deve fare molto di più, non può accontentarsi di soddisfare i criteri internazionali in materia di lotta contro la criminalità finanziaria, deve superarli: “Il nostro Paese deve essere all’avanguardia”.

Deiss si è pure rammaricato della recente decisione del parlamento italiano sulle rogatorie. «Le autorità svizzere – ha detto – sperano che la legge non renda più difficile l’applicazione del protocollo. Sarebbe spiacevole».

Nel pomeriggio il ministro degli esteri ha poi reso visita alla Scuola svizzera di Milano, un altro caposaldo della presenza elvetica nella metropoli lombarda.

Andrea Tognina

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