The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera
In primo piano
Restate in contatto con la Svizzera

Per 80 migranti primi contratti di integrazione

Keystone

"Mi integro e quindi ricevo un permesso". A Basilea e Zurigo ottanta migranti si preparano a firmare i primi contratti di integrazione introdotti dalla nuova legge sugli stranieri. I romandi osservano con scetticismo.

È una prima in Svizzera: Basilea Città, Zurigo e Soletta presentano a Basilea i primi contratti di integrazione, un progetto pilota che concerne 40 persone a Basilea e 40 a Zurigo. Basilea Campagna, che in un primo tempo voleva prendere parte all’iniziativa, per ora ha deciso di compiere un passo indietro.

In questo contratto i migranti si impegnano a seguire un corso di lingua o un corso di integrazione e, in cambio, lo Stato concede o prolunga un permesso di soggiorno.

A Zurigo il progetto è stato accolto con grande interesse: “La domanda per collocare le persone nel programma – sottolinea Julia Morais, delegata all’integrazione del canton Zurigo – ha ampiamente superato l’offerta”.

Gli accordi di integrazione sono destinati ad un pubblico preciso e, in particolare, alle persone che seguendo i programmi abituali non sono uscite dal proprio isolamento o che si sono contraddistinte per la scarsa volontà.

“I contratti – spiega Julia Morais – sono elaborati sulla base di criteri molto personali. Verifichiamo, con i diretti interessati, quali sono gli obiettivi e in quanto tempo si prefiggono di raggiungerli. Valutiamo inoltre quali sono i bisogni più urgenti. Alle persone spieghiamo che possono contare sull’accompagnamento e sulla consulenza nel luogo di residenza”.

Alcuni migranti possono beneficiare di tariffe ampiamente sovvenzionate (5 franchi per una lezione): “I servizi gratuiti – commenta Morais – non sono una buona idea: molto spesso si associa l’assenza di un pagamento alla scarsa qualità. Occorre inoltre garantire una forma di equità di trattamento”.

Costringere o motivare?

Se nessuno nega l’importanza dell’apprendimento della lingua parlata – la Confederazione sovvenziona i corsi linguistici partire dal 2001 – l’aspetto dell’obbligo divide la Svizzera romanda e la Svizzera tedesca. Gli adepti della linea dura – nel solco dell’Unione democratica di centro (UDC/destra nazionalista) – vorrebbero condizionare ogni permesso di soggiorno a esami linguistici di livello avanzato.

Per Magaly Hanselmann – delegata all’integrazione del canton Vaud e vice presidente della Conferenza svizzera dei delegati all’integrazione – la lingua non deve essere l’unico fattore di integrazione: “Molti africani parlano francese ma sono confrontati con diversi ostacoli nel loro inserimento professionale”.

“In quanto tecnica dell’integrazione – aggiunge Hanselmann – faccio in modo che il numero maggiore di migranti apprenda il francese. Non credo tuttavia che lo strumento dell’obbligo mi aiuti nel raggiungimento dei miei obiettivi: la persona deve volere imparare una lingua ed essere motivata”.

A questa conclusione giunge anche uno studio dell’Organizzazione svizzera per l’aiuto ai rifugiati (OSAR). In base ad una verifica a livello internazionale, emerge che da solo il contratto di integrazione non basta e produce effetti limitati. Secondo gli autori occorre definire anche obiettivi precisi e possibili sanzioni.

Lingue priorità numero uno

Interpellato sulla cesura tra romandi e svizzero tedeschi, l’Ufficio federale delle migrazioni (UFM), non fa una piega e ricorda gli estremi della legge. “I contratti di integrazione – ricorda il portavoce Jonas Montani – non sono obbligatori per i cantoni e le conoscenze linguistiche non sono l’unico criterio, dal momento che possono essere proposti anche dei corsi di integrazione”.

“Le competenze linguistiche – replica indirettamente Magaly Hanselmann – costituiscono comunque il punto centrale delle priorità 2008-2011 definite dalla Confederazione”. Un modello di accordo-quadro è reperibile sul sito dell’UFM nelle lingue nazionali e in altre nove lingue (albanese, arabo, inglese, curdo, macedone, russo, serbo, tamil e turco).

Un anno di transizione

A livello di sovvenzioni, per il 2008 – anno di transizione – la Confederazione ha messo a disposizione dei cantoni 14 milioni di franchi. A partire dal 2009, la somma annuale sarà di 16 milioni di franchi, di cui 9 milioni per la formazione e l’apprendimento delle lingue.

I contratti di integrazione non beneficiano di particolari sovvenzioni da parte della Confederazione.

swissinfo, Ariane Gigon, Zurigo
(traduzione e adattamento dal francese Françoise Gehring)

Con il titolo “Wir anderen – nous autres – noi altri – nus auters” la SRG SSR idée suisse ha promosso per la prima volta, dal 7 al 13 aprile, una settimana tematica dedicata al milione e mezzo di stranieri residenti nella Confederazione (21% della popolazione).

L’obiettivo è di fornire un contributo editoriale all’integrazione dei migranti, una questione delicata e a volte controversa, che in seguito all’aumento della mobilità di questi ultimi anni ha assunto nuovi significati

La nuova legge federale sugli stranieri, in vigore dal 1° gennaio 2008, attribuisce una grande importanza all’integrazione degli stranieri.

Essa prevede ad esempio la possibilità di vincolare il rilascio di un permesso di dimora o di soggiorno di breve durata all’obbligo di frequentare un corso linguistico o integrativo. Tale obbligo può essere stabilito in un accordo d’integrazione.

Le raccomandazioni della Confederazione si rivolgono i particolare a tre gruppi:

• i cittadini di Stati terzi entrati in Svizzera in virtù del ricongiungimento familiare.
• le persone migranti già stabilite in Svizzera che rischiano di perdere il loro diritto di residenza a causa del loro comportamento o per altre circostanze
• le persone straniere che intendono venire in Svizzera per insegnare la lingua e la cultura del Paese d’origine o assumere un incarico d’assistenza religiosa. Per queste persone la conoscenza di una lingua nazionale sarà obbligatoria a partire dal mese di settembre

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR