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Quattro progetti culturali per 200 anni di arte in Ticino

Tra le opere esposte anche alcune del celebre scultore ticinese Vincenzo Vela, di cui vediamo nell'immagine "Gli ultimi istanti di Napoleone I" Keystone Archive

Notevole interesse di pubblico e critica per la panoramica espositiva-editoriale sulla produzione artistica nel Canton Ticino negli ultimi due secoli.

La prima mostra inaugurata nei giorni scorsi a Villa Ciani, a Lugano, è accompagnata da un catalogo con una ricca documentazione che spazia tra la ricostruzione storica e la critica estetica.

“La ricerca di un’appartenenza 1803-1870” è il titolo della mostra d’avvio per la rassegna “Arte in Ticino 1803-2003”, curata da Rudy Chiappini e proposta per celebrare il bicentenario dell’entrata del Cantone alla Confederazione. Grazie alla disponibilità di istituzioni pubbliche e private, oltre 150 opere sono esposte a Villa Ciani, sede dell’attuale Museo di Belle Arti, che ha riaperto da poco le sue sale dopo un decennio di restauri.

L’esposizione, che resterà aperta sino al 24 febbraio, si sofferma sulle influenze del neoclassicismo e del romanticismo in Ticino. Accanto ai lavori di artisti e scultori di fama europea come Carlo Bossoli, Antonio Ciseri e Vincenzo Vela, anche i dipinti di autori meno conosciuti e altre opere che vengono presentate per la prima volta al pubblico.

Il catalogo, di 464 pagine pubblicato da Salvioni Edizioni di Bellinzona, propone saggi di Carlo Agliati, Mariangela Agliati Ruggia, Federica Bianchi, Raffaello Ceschi, Giulio Foletti, Dario Gamboni, William Hauptmann, Sergio Rebora e di altri noti studiosi.

La seconda mostra in calendario per l’autunno dell’anno prossimo allungherà lo sguardo su quelle tendenze -verismo, divisionismo, simbolismo e liberty- che hanno contrassegnato il passaggio dall’Ottocento al Novecento.

Il terzo appuntamento sarà, invece, dedicato agli artisti attivi tra il 1920 e il 1940. Sullo sfondo di una tensione alla ricerca dell’identità svizzera e della difesa dell’italianità del Cantone, che si contrappone all’omogeneizzazione culturale imposta all’Italia dal regime fascista.

La quarta esposizione, a chiusura del ciclo, si concentrerà sugli autori che vanno dagli Anni Cinquanta ai nostri giorni. Ripercorrendo, dunque, la storia delle avanguardie del dopoguerra per arrivare ai fermenti artistici contemporanei.

Libero D’Agostino

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