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Rinasce il Bollettino storico della Svizzera italiana

Fondato nel 1879 da Emilio Motta, il Bollettino storico riprende le pubblicazioni in veste rinnovata dopo dieci anni d'interruzione.

Sotto la guida dei redattori che si sono succeduti – Emilio Motta fino al 1920, Eligio Pometta dal 1921, Giuseppe Martinola dal 1942 fino alla morte avvenuta nel 1990 – la rivista è diventata una vera e propria miniera della memoria collettiva del paese.

Il primo numero della nuova serie, sempre pubblicata dalla casa editrice Salvioni, è stato recentemente presentato presso la Biblioteca cantonale a Bellinzona. I nuovi responsabili della rivista vogliono situarsi idealmente nel solco di chi ha fatto la reputazione del Bollettino, tenendo conto ovviamente dei necessari aggiornamenti nell’impostazione e nella presentazione: diffondere lavori che servano alla conoscenza del paese, senza preclusioni di argomento o di orientamento ideologico, recuperare e pubblicare le fonti, valorizzare gli archivi locali.

Questo numero di rilancio (un corposo fascicolo di 258 pagine) presenta una specie di “menu degustazione” che spazia tra i secoli e gli argomenti, ma che rivela anche alcuni intendimenti specifici dei curatori, un comitato di redazione di cinque persone, capeggiato dal direttore responsabile Andrea Ghiringhelli.

Il fascicolo si apre con un saggio politologico sulle cause del declino elettorale dei liberali-radicali in Ticino all’inizio degli anni Novanta; il Bollettino intende, infatti, avere un occhio di riguardo per il XX secolo e la “nuova storia politica”. Questo numero contiene inoltre due saggi di storia sociale, dedicati rispettivamente ai rapporti patrimoniali in seno alla famiglia e a due dinastie di artisti e costruttori emigrati in Valle d’Aosta.

Il quarto saggio è un’interessantissima analisi delle funzioni politiche e socioeconomiche del comune rurale tradizionale: il BSSI vuole pure concedere spazio adeguato alla storia “locale”.

Una sezione denominata “Archivi”, costituita di contributi più brevi, è consacrata alla pubblicazione di singoli documenti o alla presentazione di fondi archivistici. Una terza sezione intitolata “Beni culturali”, riferisce invece dell’attività svolta dall’Ufficio preposto alla conservazione del patrimonio culturale ticinese (restauro di monumenti, scavi archeologici, inventario dei beni culturali).

Un’ultima sezione è poi riservata all’attività delle biblioteche, incaricate di raccogliere la documentazione storico-scientifica sulla Svizzera italiana. Manca per ora una parte riservata alle recensioni: editore e curatori hanno però ribadito che l’impianto della rivista non è ancora definitivo, e che la struttura dei fascicoli seguenti (con periodicità semestrale) non sarà necessariamente fissa e immutabile.

Il BSSI intrattiene legami abbastanza stretti con gli istituti culturali del canton Ticino che si occupano di archivi, biblioteche, archeologia, toponomastica, ecc., ma i promotori del rilancio della rivista vogliono farne un cantiere aperto a tutte le collaborazioni di qualità, nell’intento di arricchire e diversificare le conoscenze storiografiche e la memoria collettiva della Svizzera italiana.

Marco Marcacci

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