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800 mila franchi di indennizzo dallo Stato di Ginevra al boss russo Mikhaïlov

Sergueï Mikhaïlov, al centro dell'immagine, nel corso del suo arrivo al Palazzo di giustizia di Ginevra l'11 dicembre 1998 Keystone

L'uomo d'affari russo Sergueï Mikhaïlov, sospettato di essere un padrino della mafia russa, ha ottenuto lunedì dalla giustizia ginevrina un indennizzo di 530 mila dollari, pari a circa 800 mila franchi svizzeri.

Il canton Ginevra dovrà dunque versare a Sergueï Mikhaïlov 800 000 franchi come risarcimento per i 778 giorni trascorsi in carcere prima di essere assolto nel dicembre 1998 dall’accusa di appartenenza a un’organizzazione criminale.

L’informazione, diffusa dall’agenzia di stampa francese Afp, è stata confermata lunedì dall’avvocato di Mikhaïlov, Salomé Paravicini, che ha espresso soddisfazione per la decisione: «È la somma che avevo reclamato quale indennizzo: rappresenta circa la metà del danno totale subito dal mio cliente».

La Corte di giustizia ginevrina ha quindi pienamente accolto la richiesta di Mikhaïlov, sospettato di appartenere alla mafia russa, di vedersi indennizzare i costi della difesa, il mancato guadagno causati dal suo arresto e il «torto morale» subito. Le autorità ginevrine hanno ancora la possibilità di ricorrere al Tribunale federale.

In gennaio, quando il russo aveva annunciato l’intenzione di chiedere un risarcimento, il procuratore Jean-Louis Crochet non aveva contestato il suo diritto a ricevere un indennizzo, ma aveva chiesto che al caso fosse applicata l’indennità «standard», ossia 100 franchi per giorno di detenzione, in totale quindi 77 800 franchi.

Mikhaïlov, 41 anni, è stata la prima persona in Svizzera a salire sul banco degli accusati per il reato di appartenenza ad un’organizzazione criminale, inserito nel Codice penale nell’agosto del 1994. Il russo era accusato dalla magistratura ginevrina di essere uno dei dirigenti della cosca mafiosa Solntsevskaya, dal nome di un quartiere moscovita.

Per sostenere le sue accuse, il procuratore Crochet aveva citato al processo una serie di testimoni, alcuni dei quali affermarono che l’imputato era uno dei massimi dirigenti della mafia moscovita. Non era però riuscito a fornire prove tangibili e l’uomo era stato assolto l’11 dicembre del 1998.

Al termine del processo, Mikhaïlov, che dal 1995 si era installato con la famiglia in una villa del Canton Vaud, era tornato in Russia. Nel dicembre 1999 era stato cancellato in extremis dalla lista dei candidati alle elezioni legislative, perché le indagini nei suoi riguardi non sono ancora chiuse in Russia. L’uomo d’affari si era presentato come indipendente nella regione di Rostov sul Don.

swissinfo e agenzie

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