A Bruxelles, la Svizzera mantiene le promesse d’aiuto alla Jugoslavia
Il trasferimento di Slobodan Milosevic in una cella del Tribunale penale internazionale all'Aja non induce la Svizzera ad aumentare il suo aiuto alla Repubblica federale di Jugoslavia. La somma resta invariata a 40 milioni di franchi, ma appare proporzionalmente rilevante rispetto a quanto offerto dagli americani o da altri stati europei.
Il nome dell’ex dittatore era sulla bocca di tutti i presenti alla conferenza dei donatori organizzata venerdì a Bruxelles. Nella sala delle riunioni, i partecipanti si sono però limitati a qualche allusione, quasi volessero dimostrare che la posta in gioco supera la sorte dell’ex presidente jugoslavo.
La Svizzera mantiene la sua offerta di 40 milioni di franchi (22 milioni di dollari). Per Remo Gautschy, vice direttore della Direzione per lo sviluppo e la cooperazione DSC, la consegna di Milosevic al TPI non fa altro che confermare la volontà di collaborazione segnalata da Belgrado nelle ultime settimane.
Contrariamente agli Stati Uniti, che hanno mantenuto la loro partecipazione avvolta nell’incertezza, la Svizzera ha deciso di prendere parte alla conferenza qualunque fosse la situazione relativa a Milosevic.
La partecipazione della Svizzera agli aiuti avverrà sotto forma di aiuto umanitario, di cooperazione tecnica e finanziaria. La sua portata è notevole se la si paragona all’offerta degli Stati Uniti, che raggiunge i 181 milioni di dollari. L’Europa, e in particolare l’Unione europea, è più generosa.
La Commissione europea si è impegnata a versare 530 milioni di dollari. Gli stati membri si sono dimostrati talvolta più parchi: la Francia contribuisce soltanto con 15 milioni di dollari.
Complessivamente, è di 1,28 miliardi di dollari, quindi leggermente superiore alle previsioni (1,25 miliardi), la somma raccolta a Bruxelles dalla Conferenza dei paesi donatori per la Jugoslavia. Fonti ufficiali della Commissione UE precisano che gli impegni si riferiscono al 2001.
Parlando davanti alla stampa, il vice premier jugoslavo Miroljub Labus ha insistito sull’importanza non soltanto delle somme promesse, ma anche della rapidità dei versamenti.
swissinfo
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