Adolf Ogi: “Il sesto svizzero, quello di troppo”
Così commenta il Tages Anzeiger la mancata elezione di Adolf Ogi nel CIO. La maggior parte degli editorialisti della stampa elvetica solleva il problema di una Svizzera sovrarappresentata negli organi decisionali dello sport mondiale. Ciò ha finito per penalizzare l'ex consigliere federale, indipendentemente dall'effettiva adeguatezza del suo profilo alla carica ambita.
Peter Haerle, dalle colonne del giornale zurighese sostiene che “il no ad Adolf Ogi non rappresenta un voto di sfiducia nei suoi confronti. Si tratta di una protesta contro un paese (…) che, nelle alte sfere sportive, si è ritagliato una fetta troppo grande per le sue dimensioni”. E via con una serie di esempi: “tutte le funzioni chiave dell’amministrazione del CIO a Losanna sono in mano a svizzeri, le federazioni internazionali di calcio, sci e hockey sono presiedute da svizzeri. Infine nessun altro paese, tranne l’Italia, dispone di tanti rappresentanti nel CIO quanti ne ha la Confederazione”, ben cinque. Ogi ha avuto la sfortuna di essere “il sesto svizzero, quello di troppo”. L’editorialista del Tages Anzeiger chiude ricordando “il vero aspetto irritante della faccenda”: l’incapacità del politici (questa volta sportivi) elvetici di valutare la situazione internazionale.
Il quotidiano ginevrino Le Temps parla di “un formidabile schiaffo” elargito al buon “Dölfli”. “Di fronte ad un Jacques Rogge – neo eletto presidente del CIO in sostituzione di Samaranch – che esibiva il sorriso dei giorni di gloria, Adolf Ogi non poteva che piangere”, scrive Frédéric Donzé, ricordando come l’ex consigliere federale sia stato il solo candidato sui sette proposti a non essere eletto. “Questa mancata elezione è la prima dall’introduzione del nuovo sistema di nomina nel 1999. A Sidney, il sistema aveva addirittura avallato l’elezione di un membro, da allora incarcerato nel suo paese per crimini finanziari”.
Sul bernese “Der Bund”, l’editorialista Andreas Kopp rileva come sia ormai chiaro che nel mondo sportivo la Svizzera conti pochi amici. E dopo il caso “nazionale” di Sion 2006, tocca ora a Adolf Ogi in persona. “…nemmeno il sostegno del quasi plenipotenziario Juan Antonio Samaranch lo ha aiutato”. Der Bund ricorda anch’egli come la Svizzera sia sovrarappresentata nella stanza dei bottoni dello sport mondiale, “con molti membri del CIO che non hanno voluto allargare questa presenza”. L’esclusione di Ogi, uomo di sport da una vita, ora anche nell’ambito dell’ONU, fa però riflettere: “capita che non ci sia posto per i candidati migliori. Questa è la politica (dello sport)” conclude Der Bund.
Da parte sua, il losannese “24heures” evidenzia come “la carriera olimpica di Adolf Ogi finisca ancor prima di cominciare”. Il giornale romando sottolinea l’intempestività della seconda candidatura dell’illustre cittadino di Kandersteg (la prima già rifiutata nel 1988): proprio di questi tempi infatti “il CIO sta cercando di ridistribuire le carte in modo più equilibrato tra i grandi paesi”. E, come ha rilevato René Fasel, membro svizzero del CIO, “se si pensa che i due paesi più popolosi al mondo, Cina e India dispongono insieme di soli tre delegati al CIO…”
Scendendo a sud delle Alpi, Claudio Meier sul Corriere del Ticino propone una diversa interpretazione del fallimento di Ogi. Secondo Meier, il candidato elvetico ha pagato…il sostegno di Samaranch. “Sembra quasi di cogliere un’aria di sollievo nelle dichiarazioni del dopo-voto a Mosca. Sollievo più per l’effettiva uscita di scena di Juan Antonio Samaranch che per l’elezione di Jacques Rogge”. Il CIO, rileva l’editorialista, ha voluto dare un taglio al vecchio regime. “A farne le spese è stato anche il nostro Adolf Ogi, punito con una mancata elezione che è uno schiaffo in faccia allo stesso Samaranch: mai, ai suoi tempi, un membro proposto da lui stesso e da tutto l’Esecutivo sarebbe stato bocciato”. Purtroppo per Ogi, ora è accaduto anche questo.
Marzio Pescia
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