Appello del presidente svizzero al bando totale delle mine
Il presidente della Confederazione Adolf Ogi ha aperto lunedì a Ginevra la seconda conferenza degli stati firmatari del Trattato di Ottawa per la messa al bando delle mine antipersona. Ogi ha chiesto di «andare oltre» nell'eliminazione della minaccia di q
Il presidente svizzero ha qualificato di intollerabile ed inaccettabile il fatto che delle vite siano spezzate per sempre a causa di questo flagello. «C’é ancora molto lavoro da fare», ha dichiarato il consigliere federale, felicitandosi però per i progressi realizzati dal momento della firma del trattato nel 1997.
Ogi ha lanciato un appello a tutti gli Stati ad aderire al trattato. «Gli assenti hanno torto», ha affermato il ministro. Ginevra deve essere il quartier generale della lotta mondiale contro le mine, secondo il presidente della Confederazione.
Ogi ha ricordato che la Svizzera ha distrutto tutti i propri stock di mine antipersona subito dopo la firma del trattato e che sostiene il Centro internazionale di sminamento umanitario di Ginevra, sempre più attivo. Il presidente della Confederazione attende dalla conferenza azioni pratiche e non parole.
Oltre 500 delegati partecipano alla 2.da. conferenza degli Sati firmatari del Trattato per la messa al bando delle mine antipersona di Ottawa nel 1997. In totale 139 governi hanno firmato il trattato e 105 l’hanno ratificato (la Colombia pochi giorni fa). La prima conferenza si era svolta nel maggio dello scorso anno nella capitale del Mozambico Maputo.
Secondo un rapporto della Campagna internazionale per vietare le mine, che oggi raggruppa circa 1300 organizzazioni non governative, le mine antiuomo sono ancora un pericolo in 88 paesi del mondo e, da quando è stato firmato il Trattato di Ottawa, il numero delle vittime non è cambiato: una ogni 20 minuti, come ricorda la clessidra gigante posta all’ingresso della Sala delle Assemblee dell’Onu per ricordare ai delegati l’urgenza di questo problema.
Si ritiene che il numero delle mine nel mondo è di circa 250 milioni, di cui 110 milioni sono negli arsenali della Cina, 70 milioni in Russia e 11 milioni negli Stati Uniti. Nell’ultimo anno sono state utilizzate in 20 conflitti da 11 governi, tra cui Angola, Burundi e Sudan, tre stati firmatari, e da 30 gruppi armati. Secondo i rappresentanti della Campagna Internazionale (che nel 97 insieme alla coordinatrice Jody Williams ha vinto il Premio Nobel per la Pace) le lacune sono ancora numerose: le superpotenze, come Stati Uniti, Russia, Cina, ma anche Egitto e Pakistan (e la Finlandia tra gli stati europei), non hanno firmato la Convenzione.
La Svizzera ha aderito il 24 marzo 98, dopo aver distrutto tutti gli stock di mine (ad eccezione di quelle del tipo Claymore, modificate e non più utilizzabili come mine antiuomo); la lista degli ordigni vietati non comprende le mine anticarro e altri tipi di armi che esplodono al contatto; i fondi per lo sminamento sono spesso utilizzati per la ricerca tecnologica e per inventare sofisticate apparecchiature che poi non arrivano mai sul terreno.
swissinfo e agenzie
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