Aumentati in Svizzera lo scorso anno i casi di riciclaggio di denaro sporco
I sospetti casi di riciclaggio di denaro sporco in Svizzera sono nettamente aumentati nel 1999. I valori patrimoniali indagati hanno superato il miliardo e mezzo di franchi.
Nel secondo anno d’attività, all’Ufficio federale di polizia (UFP) sono pervenute in tutto 370 comunicazioni concernenti operazioni sospette, contro 160 l’anno prima. Quest’aumento registrato tra il 1. aprile 1999 e il 31 marzo 2000 non significa che in quel periodo sia stato riciclato in Svizzera più denaro del periodo precedente, sottolinea martedì l’Ufficio della comunicazione dell’UFP nel secondo rapporto d’attività. Secondo gli autori del documento, la crescita dei casi sospetti dimostra tuttavia che i riciclatori non possono più agire impunemente nell’ombra.
Le disposizioni legislative sono state prese sul serio da molti attori della piazza finanziaria svizzera, in particolare dalle banche da cui è partito l’85 per cento delle comunicazioni. Il contributo dei settori non bancari rimane invece al di sotto delle aspettative. L’Ufficio di comunicazione ha trasmesso alle autorità di perseguimento penale circa i due terzi delle comunicazioni. Ginevra e Zurigo sono finora stati i centri finanziari principalmente coinvolti.
Le comunicazioni sono state motivate soprattutto da operazioni del settore della criminalità economica. Se giuridicamente i principali operatori coinvolti sono società offshore (di stanza soprattutto nei Caraibi o sull’Isola di Man) gli aventi economicamente diritto sono sovente persone di nazionalità russa.
Numerose comunicazioni concernevano le vicende «Bank of New York» e «Abacha». Nel primo caso, gli articoli di stampa pubblicati nell’autunno 1999 sulle inchieste svolte negli Stati Uniti spiegano il numero elevato di comunicazioni (26). Tutte sono state trasmesse alla giustizia ginevrina, pur essendo interessati altri cantoni.
La commissione rogatoria delle autorità negeriane sui familiari di Sani Abacha, pubblicata dall’UFP, ha invece provocato un aumento delle comunicazioni in relazione con i fondi dell’ex dittatore africano. Anche quest’ultime sono state trasmesse a Ginevra e concernono circa 800 milioni di franchi.
Nel 1998, il 63 per cento delle 107 comunicazioni trasmesse in tutto dall’Ufficio di comunicazione alle autorità di perseguimento penale hanno provocato l’apertura di procedimenti ancor’oggi in sospeso. La maggior parte dev’essere portata avanti nell’ambito di procedure d’assistenza penale con l’estero, ciò che richiede ovviamente molto tempo.
Per questo motivo – si legge nel rapporto – non ci sono ancora state sentenze passate in giudicato o provvedimenti di sequestro. Un fatto che – secondo il rapporto – non dev’essere interpretato come un segno d’inefficacia: l’apertura di un procedimento penale ha di per sé già un effetto dissuasivo e contribuisce alla buona reputazione della piazza finanziaria elvetica, rileva ancora l’Ufficio di comunicazione.
Il numero delle inchieste avviate regge perfettamente il paragone con quelle svolte a livello internazionale. Del resto, la cooperazione internazionale svolge un ruolo decisivo nella lotta contro il riciclaggio di denaro. In quest’ordine di idee, lo scorso anno è stata firmata una dichiarazione d’intenti con il Belgio. Accordi del genere – afferma ancora il rapporto – sono previsti con Francia, Finlandia e Repubblica ceca.
swissinfo e agenzie
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