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Berlusconi, due rogatorie ancora pendenti a Berna

Secondo il ministero pubblico della Confederazione, l'incarico di presidente del consiglio conferito a Silvio Berlusconi non rallenterà le richieste di collaborazione della magistratura italiana Keystone

Il nuovo presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi è ancora nel mirino della giustizia svizzera. Due richieste d'assistenza giudiziaria riguardanti il suo gruppo, la Fininvest, sono tuttora pendenti presso il ministero pubblico della Confederazione.

Alla fine della scorsa legislatura, in marzo, «Forza Italia», la formazione politica di Berlusconi, si era opposta alla ratifica del trattato italo-svizzero sulle rogatorie firmato nel 1998 a Roma, il cui scopo era di accelerare l’assistenza giudiziaria tra i due paesi.

Dall’inizio degli anni ’90 diversi procedimenti giudiziari riguardanti Berlusconi e la sua impresa sono stati aperti da magistrati svizzeri. A Lugano e Ginevra in particolare. Le richieste provenivano principalmente dalla Procura di Milano e più precisamente dal pool «Mani pulite» del procuratore Antonio Di Pietro.

Nel dicembre 1994, su richiesta milanese, la Procura ticinese aveva ordinato la perquisizione della sede luganese della Fininvest, in cui erano stati sequestrati parecchi documenti contabili. Questi avrebbero suffragato l’ipotesi del reato di corruzione per presunte bustarelle ammontanti a 330 milioni di lire (26’000 franchi circa al tasso attuale). La somma sarebbe servita a corrompere funzionari del fisco italiano incaricati di passare al setaccio i conti della Fininvest e di altre società affiliate al gruppo.

La rogatoria italiana è stata in seguito trasmessa alla Procura federale a Berna, dove è tuttora pendente: «Questo procedimento e un secondo aperto nel 1996 sono tuttora in sospeso», conferma il portavoce Hansjürg Mark Wiedmer. «Essi riguardano l’attività della Fininvest – precisa – e non direttamente la persona di Silvio Berlusconi».

Witmer rifiuta tuttavia di rivelare il tenore esatto delle richieste italiane. Si accontenta di precisare che «questi procedimenti sono molto lunghi perché sono continuamente ritardati da richieste complementari». Secondo il portavoce il fatto che Berlusconi sia diventato primo ministro «non ne rallenterà l’esame».

Se i grossi dossier aperti a Lugano sono finiti a Berna, il procuratore ticinese Luca Marcellini evoca la possibilità di ramificazioni: «Non posso escludere», ha spiegato il magistrato all’ats, «che altre rogatorie sottoposte dall’Italia al Ticino siano direttamente legate a Berlusconi o al suo gruppo. In tali casi, è estremamente difficile identificare eventuali prestanome».

A Ginevra, il procuratore generale Bernard Bertossa dichiara dal canto suo che «negli anni ’90, diverse commissioni rogatorie sono state effettivamente sottoposte dalla giustizia italiana alla Procura ginevrina. Sono state affidate a un giudice istruttore che ora non è più in carica», dice all’ats.

Il procuratore non è a conoscenza di dossier ancora in sospeso a Ginevra contro Berlusconi o il suo gruppo: «Ma non posso garantirlo al cento per cento», ammette il magistrato, «viste la difficoltà di verifica in questo ambito». Bertossa precisa in conclusione che la giustizia ginevrina si occupa attualmente di diverse inchieste concernenti l’Italia.

swissinfo e agenzie

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