Champion’s League nuovamente tabù per le squadre svizzere
I sogni del Grasshoppers finiscono all'Hardturm. Anche quest'anno non ci saranno rappresentanti elvetiche nel tabellone principale della massima competizione continentale per club. Il Porto ha infatti espugnato lo stadio zurighese, imponendosi per 3-2 e assicurandosi così l'accesso a quella che rappresenta una vera e propria miniera d'oro.
Eppure le premesse per centrare nuovamente il colpaccio, come era riuscito proprio al Grasshoppers nelle annate 95/96 e 96/97, c’erano tutte. Dopo il sorprendente 2-2 dell’andata in terra lusitana, ai padroni di casa sarebbe bastato anche solo un pareggio per 0-0 o 1-1 per eliminare lo spauracchio portoghese. E garantirsi così, oltre all’indubbio successo sportivo, la possibilità “facile facile” di incassare un minimo di 5 milioni di franchi. Tutt’altro che noccioline…
Ma la (troppo ?) giovane squadra guidata da “Bidu” Zaugg ha, almeno in parte tradito le attese. L’inizio del confronto vede infatti le cavallette, scese in campo timorose e poco propositive, cercare di gestire il punteggio dell’andata. Scelta pagata a caro prezzo, visto che già al 13. Clayton, su respinta dell’insicuro estremo difensore zurighese Jehle, insacca un precedente tentativo dell’imprendibile Deco. Per la gioia dei moltissimi rappresentanti della folta comunità portoghese residente in Svizzera: sui 16’000 spettatori presenti, ad occhio e croce, circa un terzo sono sostenitori del Porto.
Lo choc ha però il merito di scuotere i padroni di casa che, in seguito, si mostrano più aggressivi ed ispirati. Una punizione di Nunez soli 2 minuti dopo il vantaggio del Porto si stampa per un niente sull’asta. Il Grasshoppers cerca di installarsi nella metà campo avversaria, riuscendoci solo parzialmente: lo sterile predominio territoriale non produce particolari occasioni da rete. Fors’anche perché le cavallette insistono sulle sponde di Petric nell’intasatissimo corridoio centrale, non sfruttando a dovere i due furetti uruguagi sulle fasce (Nunez, quasi sempre pericoloso, e Morales).
Poi al 42. l’inesorabile mannaia portoghese colpisce ancora l’ingenua retroguardia elvetica. Punizione di Clayton e inzuccata da due passi del liberissimo (!!!) Capucho. 0-2 e mentre i giocatori rientrano negli spogliatoi per la pausa, si scatena una festosa torcida tra i sostenitori lusitani.
L’accademico secondo tempo scivola via liscio fino al 65. quando gli zurighesi tentano il tutto per tutto: fuori il perno difensivo Smilianijc, dentro l’idolo di casa, il bomber Chapuisat. L’avvicendamento cambia effettivamente la partita: il Grasshoppers guadagna in potenza balistica, offrendo però nel contempo il fianco alle ficcanti velleità contropiedistiche degli ospiti. E si scatena un fuoco d’artificio di occasioni. Su entrambi i fronti.
Dopo il rosso (doppio cartellino giallo) per la cavalletta Diop al 66., i giochi sembrano ancor più fatti. Ma a 13 minuti dal termine, dopo numerose occasioni su entrambi i fronti (stupenda la combinazione tra Nunez, Chapuisat e lo sgusciante Mwaruwari), Petric, con un tiro beffardo deviato per di più da un difensore, realizza il punto della speranza. 1-2 e tutto sembra riaperto…per 2 minuti. Al 79. infatti ecco che Deco, vero funambolo con la palla ai piedi, scaglia una bordata da corta distanza che Jehle non vede nemmeno. Terza rete degli ospiti che, praticamente, ne sancisce l’accesso tra le 32 squadre del tabellone principale di Champion’s.
A tre minuti dal termine, un testardo Chapuisat suggella la propria ottima partita con la seconda rete degli zurighesi che, comunque, non illude più nessuno. I giochi sono ormai fatti. E così giunge il triplice fischio finale dell’arbitro. Festa grande (e gran sospiro di sollievo…) per i portoghesi. Amarezza e, forse, consapevolezza di aver sciupato una grande occasione per i padroni di casa. Chissà, se si fosse iniziata la partita con ben altro piglio…
Al Grasshoppers resta comunque la magra consolazione dell’iscrizione al primo turno principale di coppa UEFA, garantita a tutti i club eliminati al terzo turno qualificativo per la Champions League. Certo è che il riscontro economico sarà ben altro che quello che avrebbe potuto essere…
Marzio Pescia, Zurigo
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