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Diritti umani a Ginevra: Berna preoccupata per il comportamento di Pechino, Mosca e Washington

La Svizzera denuncia le violazioni dei diritti umani in Cina, in Cecenia e negli Stati Uniti. Nel mirino del ministro degli esteri Deiss la repressione di Pechino in Tibet, della Russia in Cecenia e la pena di morte negli Stati Uniti.

Il ministro degli esteri Joseph Deiss, parlando alla Commissione dei Diritti Umani in corso a Ginevra, ha espresso la preoccupazione della Svizzera per “le severe misure di repressione contro le minoranze e contro i gruppi religiosi, tra cui i Tibetani, i cui diritti fondamentali sono regolarmente calpestati”.

Si tratta di una presa di posizione importante per la Confederazione Elvetica che intende cosi garantire il suo sostegno alla risoluzione di condanna della Cina, che anche quest’anno sarà oggetto di vivace dibattito tra i 53 stati che fanno parte della Commissione (la Svizzera ha lo status di osservatore).

Nel suo discorso, Deiss ha toccato anche un altro punto scottante in agenda, quello della Cecenia. “Lanciamo un appello alla Federazione della Russia – ha detto – perché faccia piena luce sugli abusi commessi in Cecenia e si impegni a punire i responsabili”. Sulla questione dovrà pronunciarsi anche la Commissione, probabilmente solo dopo il rapporto che l’Alto Commissario Mary Robinson presenterà al ritorno dalla sua visita a Grozny e alle altre aree dove si sospetta siano avvenuti massacri e torture.

Nel mirino del ministro, inoltre, ci sono anche gli Stati Uniti, dove la pena di morte continua a essere applicata “spesso contro dei minori e sovente anche nell’ambito di processi che non offrono tutte le garanzie necessarie”.

Per questa 56esima sessione che si concluderà il 28 aprile, le priorità elvetiche sono concentrate sulla diplomazia preventiva. Deiss ha auspicato l’adozione di un Protocollo facoltativo alla Convenzione contro la Tortura, “uno strumento che dovrebbe fornire ai paesi assistenza tecnica per prevenire ogni forma di tortura”. Tra gli altri obiettivi anche il rilancio dell’idea di “standard minimi di umanità” e la creazione di un meccanismo per garantire effettivamente chi lavora per difendere i diritti umani, un tema che è stato oggetto di una Dichiarazione di principio approvata dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 1998.

Maria Grazia Coggiola

foto d’archivio: membri del movimento spirituale cinese Falun Gong manifestano davanti alla sede dell’ONU, a Ginevra, contro la repressione di cui sono vittima da parte delle autorità di Pechino.

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