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Care svizzere e cari svizzeri all’estero,

Dazi doganali statunitensi, la tragedia di Crans-Montana o l'equità delle multinazionali: sono temi ben noti che caratterizzano l'attualità svizzera di questo venerdì.

Tuttavia, c'è anche una piccola novità: un sondaggio inedito sull'obesità.

Buona lettura.

Il comandante Frédéric Gisler
Il comandante Gisler questa settimana davanti alla sede della polizia vallesana in occasione di una conferenza stampa sul dramma di Crans-Montana. Keystone / Jean-Christophe Bott

A volte si pensa che alcune persone siano meno fortunate di altre. Il comandante della polizia vallesana potrebbe rientrare in questa categoria. Frédéric Gisler aveva infatti assunto l’incarico il 1° gennaio a mezzanotte, solo un’ora e mezza prima della tragedia di Crans-Montana. Dopo tre mesi senza esprimersi sul caso, ha rotto per la prima volta il silenzio che si era autoimposto.

Frédéric Gisler descrive uno shock iniziale e un senso d’irrealtà di fronte alla tragedia avvenuta nel  bar Le Constellation, che ha provocato decine di vittime, tra morti e feriti. Secondo lui, questa tragedia ha segnato in modo indelebile le vittime e i loro cari, ma anche tutte le forze di soccorso intervenute.

Il comandante sottolinea l’impegno eccezionale della polizia vallesana, mobilitata quasi al completo per gestire contemporaneamente la crisi, l’indagine penale, la sicurezza e l’ordine pubblico. Riconosce tuttavia il pesante impatto umano dell’evento: numerosi membri delle forze dell’ordine restano profondamente segnati, e alcuni soffrono ancora di stress o traumi a mesi di distanza dai fatti.

Frédéric Gisler lancia l’allarme sull’esaurimento delle sue squadre e sui rischi che ciò comporta per le future missioni della polizia. Indica di aver richiesto rinforzi di personale alle autorità cantonali e insiste sulla necessità di un sostegno psicologico e istituzionale. Per lui, il dramma di Crans-Montana rivela anche i limiti attuali del sistema di fronte a crisi di tale portata.

Allo CHUV di Losanna, l'obesità è prima di tutto un problema medico che va trattato come tale.
Allo CHUV di Losanna, l’obesità è prima di tutto un problema medico che va trattato come tale. Keystone / Laurent Gillieron

La Svizzera non raggiunge (ancora) i livelli statunitensi, ma anch’essa deve fare i conti con un problema sanitario legato al peso. Secondo le statistiche, il 12% della popolazione svizzera è obesa e il 43% è in sovrappeso. Ma se la constatazione è chiara, le cause lo sono molto meno. Il fenomeno è legato principalmente a comportamenti individuali o ad altri fattori?

Per la maggior parte della popolazione, la risposta è chiara. Secondo un sondaggio condotto dall’istituto GfK per conto dell’assicuratore Groupe Mutuel, il 51% delle persone intervistate ritiene che il sovrappeso si spieghi con il comportamento individuale e il 77% considera che prevenirlo significhi assumersi le proprie responsabilità.

Solo nel caso dei bambini e delle bambine la responsabilità del sovrappeso è percepita maggiormente come collettiva, ad esempio a causa della mancanza d’infrastrutture sportive. Ma superata una certa età, la responsabilità individuale prevale. Il sovrappeso è ancora ampiamente visto come il risultato di una mancanza di volontà e di lassismo.

Gli altri fattori che spiegano il fenomeno si collocano molto al di sotto della responsabilità individuale. Ad esempio, solo il 45% delle persone intervistate punta il dito contro l’industria agroalimentare.  Il sondaggio mostra tuttavia delle sfumature. Il cliché secondo cui si è grassi perché non ci si prende abbastanza cura di sé è sostenuto soprattutto dagli uomini svizzero-tedeschi di una certa età.

agente ferma auto in strada
Nel 2025 sono stati pronunciati 614 divieti di entrata nel territorio svizzero. Keystone / Peter Klaunzer

Lo scorso anno, l’Ufficio federale di polizia (fedpol) ha aumentato notevolmente il numero di divieti di entrata nel territorio svizzero. In totale, sono state emesse 614 decisioni, quattro volte di più rispetto al 2024. Questa crescita si spiega in gran parte con un rafforzato scambio di dati con le autorità europee, in particolare con Europol, in un contesto di minaccia terroristica considerata elevata dai servizi di sicurezza svizzeri.

La stragrande maggioranza di questi divieti (512) riguarda persone sospettate di avere legami con il terrorismo jihadista. Si tratta principalmente di membri o simpatizzanti del gruppo Stato Islamico (IS), identificati all’estero. La polizia federale precisa che si tratta di misure preventive: queste persone non hanno necessariamente tentato di recarsi in Svizzera, ma le autorità intendono limitare ogni rischio, soprattutto di fronte alla radicalizzazione d’individui sempre più giovani.

Anche altre ragioni hanno portato a divieti di entrata, tra cui lo spionaggio, la criminalità organizzata o l’estremismo violento. Per la prima volta, la fedpol ha emesso anche un divieto legato alla proliferazione di armi nucleari. Nel 2025 sono state inoltre eseguite cinque espulsioni nei confronti di persone considerate una minaccia per la sicurezza interna.

Il deposito delle firme alla Cancelleria federale.
Il deposito delle firme alla Cancelleria federale. Keystone / Anthony Anex

Un’iniziativa popolare che chiede una piazza finanziaria svizzera più sostenibile è stata depositata con oltre 145’000 firme. Sostenuto da un’alleanza di esponenti della politica, del mondo economico e di ONG, il testo chiede regole vincolanti per le attività finanziarie che presentano rischi per il clima e l’ambiente. Il comitato promotore giudica insufficiente l’attuale autoregolamentazione.

Secondo i promotori dell’iniziativa, la piazza finanziaria elvetica è responsabile, all’estero, di emissioni di CO₂ superiori a quelle nazionali della Svizzera. Denunciano in particolare il finanziamento di progetti legati alle energie fossili o alla deforestazione, in contraddizione con gli impegni internazionali del Paese. L’iniziativa mira a riorientare i flussi finanziari verso un’economia più sostenibile, sull’esempio di quanto già avviene in altri centri finanziari.

La Svizzera aveva già votato su una proposta simile nel novembre 2020, con l’iniziativa per multinazionali responsabili, che mirava a rafforzare gli obblighi delle imprese svizzere attive all’estero in materia di diritti umani e ambiente. Il testo era stato accettato da una risicatissima maggioranza popolare, ma respinto dalla maggioranza dei Cantoni, causandone la bocciatura. Un controprogetto indiretto, meno vincolante, era tuttavia entrato in vigore.

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Victorinox è una delle aziende svizzere che ha prontamente presentato richiesta di rimborso. Keystone / Gaetan Bally

L’amministrazione statunitense dovrebbe iniziare lunedì a rimborsare i dazi doganali riscossi illegalmente durante la presidenza di Donald Trump. Queste tasse, introdotte in nome di un presunto stato di emergenza nazionale, sono state giudicate contrarie alla legge dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, la quale ha ritenuto che la base giuridica invocata non fosse valida.

In totale, quasi 166 miliardi di dollari dovranno essere restituiti ad aziende di tutto il mondo. Decine di migliaia di società hanno già presentato domanda di rimborso, tra cui numerose imprese europee e svizzere. Alcune di esse stimano in diversi milioni di dollari gli importi che sperano di recuperare.

Le autorità statunitensi hanno istituito una procedura specifica per gestire questi rimborsi, che verranno effettuati progressivamente. Nonostante questo nuovo dispositivo, il processo si preannuncia lungo e complesso e potrebbe protrarsi per diversi mesi, se non anni, prima che l’intera somma dovuta venga effettivamente versata.

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