Il caso Verda-Marcellini sotto la cupola di Palazzo federale
Solo un tramite tra la giustizia italiana e quella ticinese. Questo il ruolo svolto da Berna nel quadro "Ticinogate" secondo il ministro di giustizia Ruth Metzler.
Il “Ticinogate”, lo scandalo che vede coinvolti due procuratori pubblici ticinesi oggetto di un’inchiesta preliminare in quanto sospettati di avere avuto rapporti con il boss italiano del contrabbando di sigarette Gerardo Cuomo, è giunto per un attimo sotto i riflettori del parlamento federale.
L’occasione è stata data da un’interpellanza del consigliere nazionale ticinese Flavio Maspoli che ha chiesto lumi sul contributo del Ministero pubblico della Confederazione nella vicenda che dal 6 giugno sta scuotendo il cantone. Per il deputato leghista l’intervento di Berna sarebbe l’ennesima dimostazione di servilismo da parte della Svizzera verso un paese estero.
“Il Ministero pubblico della Confederazione ha dato seguito ad una richiesta di assistenza giudiziaria da parte delle autorità italiane”, ha spiegato laconica la consigliera federale Ruth Metzler ripercorrendo brevemente la cronistoria dell’affaire.
Berna avrebbe ricevuto informazioni che hanno dato adito a sospetti di “comportamenti penalmente rilevanti” da parte dei due magistrati ticinesi. Per il resto la giustizia federale avrebbe svolto il ruolo del semplice postino: dopo aver effettuato un esame di plausabilità, non sussistendo una competenza federale per i reati in questione il Ministero avrebbe consegnato l’incarto direttamente al governo cantonale.
Per chiarire i legami dei due magistrati ticinesi Franco Verda e Luca Marcellini, nel frattempo autosospesisi, con il malavitoso italiano, attualmente in carcere a Zurigo e in attesa di estradizione, Berna si sarebbe limitata soltanto a consigliare al governo ticinese la nomina di un procuratore straordinario.
“Sull’ulteriore sviluppo degli avvenimenti il Ministero non ha esercitato nessun influenza”, ha messo in chiaro il ministro di giustizia Metzler. Della nomina del procuratore straordinario nella persona Luciano Giudici (ex procuratore pubblico) il Ministero sarebbe venuto a conoscenza a causa della valanga di telefonate ricevute da giornali e tv in seguito all’annuncio pubblico fatto dal presidente del governo il 6 giugno scorso. Intanto i due procuratori sospettati sono già stati interrogati, ma nuove e più circostanziate domande potrebbero essere rivolte loro tra breve.
Secondo il Corriere del Ticino un dossier di cento pagine con numerosi allegati (intercettazioni telefoniche, pedinamenti, riprese video documentazione contabile) per illustrare i presunti addebiti nei confronti dei sospetti è in arrivo dall’Italia.
Luca Hoderas
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