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Il Consiglio nazionale difende solo parzialmente l’AVS facoltativa

Il Consiglio nazionale ha sostenuto solo in parte il progetto di revisione dell'AVS facoltativa presentato dalla Consigliera federale Ruth Dreifuss Keystone

Pur respingendo varie modifiche sostenute dal Consiglio degli stati, anche la Camera bassa propone di aumentare notevolmente i premi e di limitare le possibilità di assicurazione agli svizzeri dell’estero che risiedono al di fuori dell’Unione europea.

L’AVS facoltativa deve rimanere un’assicurazione sociale. È quanto chiede il Consiglio nazionale che ha respinto la proposta di triplicare i premi minimi (a 972 franchi), avanzata dalla Camera dei Cantoni. Con 115 voti contro 32, i rappresentanti del popolo hanno tuttavia approvato un raddoppio dei premi dell’AVS facoltativa (a 648 franchi). Un aumento tutt’altro che indifferente per numerosi concittadini all’estero che dispongono di un reddito basso.

Con 130 voti contro 14, il Consiglio nazionale ha inoltre deciso di mantenere il diritto all’assicurazione per tutti gli svizzeri all’estero che non risiedono nei paesi membri dell’Unione europea (UE). Il Consiglio degli stati proponeva invece di limitare questo diritto soltanto ai connazionali residenti in paesi che hanno concluso una convenzione di sicurezza sociale con la Svizzera.

Da parte sua, la Consigliera federale Ruth Dreifuss ha difeso il progetto di revisione dell’AVS facoltativa, affermando che il progetto di compromesso rappresenta una buona soluzione dopo anni di discussioni. Secondo la signora Dreifuss, il Consiglio federale non intende abbandonare gli svizzeri dell’estero. Le modifiche ritornano ora nuovamente sul tavolo della Camera alta, per l’eliminazione delle divergenze.

Secondo il Consiglio federale, la revisione dell’AVS facoltativa era indispensabile in seguito agli accordi bilaterali con l’Unione Europea, che dovrebbero entrare in vigore dal 1. gennaio 2001. In base a tali accordi, l’UE e la Svizzera s’impegnano a garantire reciprocamente ai rispettivi cittadini le medesime condizioni in materia di sicurezza sociale. Se la Svizzera dovesse quindi garantire l’accesso facoltativo all’AVS ai cittadini dell’UE, i costi salirebbero alle stelle.

D’altra parte, il 50 per cento degli svizzeri all’estero assicurati facoltativamente presso l’AVS versano contributi minimi (contro il 7 per cento delle persone assicurate obbligatoriamente). L’assicurazione facoltativa ha perso inoltre progressivamente l’importanza che aveva dopo la seconda guerra mondiale, quando rappresentava l’unica possibilità per gli svizzeri all’estero di assicurarsi contro la vecchiaia e l’invalidità. Oggi, soltanto il 16 per cento degli svizzeri all’estero fa uso del diritto di aderire facoltativamente all’AVS.

Per queste ragioni, il Consiglio federale aveva proposto l’anno scorso un progetto di legge, proponendosi di perseguire due obiettivi: realizzare le misure di risparmio, previste dal piano di risanamento delle finanze del 1993; e mantenere una protezione sociale minima per gli svizzeri residenti in Paesi con i quali la Svizzera non ha stretto convenzioni di sicurezza sociale.

Il provvedimento approvato, leggermente modificato in marzo dal Consiglio degli Stati, riduce il numero degli aventi diritto ad assicurarsi facoltativamente ed i costi a carico dello Stato, mediante quattro misure: limitare il diritto all’AVS facoltativa ai soli residenti nei Paesi con i quali non esiste una convenzione di sicurezza sociale; esigere un periodo di assicurazione obbligatoria di cinque anni; aumentare il tasso dei contributi (in percentuale sul reddito); sopprimere la scala contributiva regressiva.

Silvano De Pietro

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