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Indonesiani cristiani i sei rifugiati all’ambasciata di Giakarta

I dimostranti, nell'immagine davanti ai cancelli dell'ambasciata svizzera a Giakarta, apparterebbero al sedicente gruppo Gioventù molucchese Keystone

Sei indonesiani delle isole Molucche sono penetrati alle 14 locali (le 9 di mattina in Svizzera) nell'area dell'ambasciata elvetica di Giakarta, scavalcando il recinto di protezione. Uno di essi ha chiesto asilo politico.

La notizia è stata confermata dalla portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Monica Schmutz-Cattaneo. Scopo del gesto: attirare l’attenzione della comunità internazionale sulla repressione della minoranza cristiana da parte dei musulmani.

Il gruppo formato da cinque uomini ed una donna ha deciso di trascorrere la notte all’interno del perimetro dell’ambasciata. Giovedì, ha aggiunto la portavoce, avremo un altro colloquio con loro. «Dopo essersi introdotti, ha precisato la portavoce del ministero degli esteri svizzero, hanno minacciato di uccidersi se qualcuno non li avesse ascoltati».Per un’ora hanno parlato della repressione di cui i cristiani della regione sono oggetto. I sei sostengono che contro di loro sia in atto un piano di eliminazione sistematica da parte dei musulmani.

Tra le rivendicazioni presentate figura, oltre all’asilo per uno dei membri, la possibilità di lasciare la rappresentanza in tutta sicurezza. Chiedono anche il sostegno svizzero affinché il mondo sappia della situazione nell’arcipelago, ha precisato la Schmutz- Cattaneo.

Intanto all’esterno dell’ambasciata si sono radunati una trentina di simpatizzanti appartenenti al gruppo «I giovani delle Molucche». La rappresentanza elvetica ha chiesto la protezione della polizia, per evitare che altre persone si introducano nella residenza. Secondo i manifestanti, i loro compagni sarebbero pronti a rimanere nella residenza parecchi giorni, se ciò fosse necessario.

Dal gennaio del 1999 l’arcipelago delle Molucche è sconvolto dalla guerra civile che vede contrapposti musulmani e cristiani. Quattro mila finora – 10 mila secondo fonti cristiane – le persone rimaste uccise negli scontri. Le autorità indonesiane hanno decretato in giugno lo stato di emergenza per tentare di riportare l’ordine nella regione. Gli scontri però sono proseguiti. Martedì nove cristiani sono stati uccisi in scontri interreligiosi. Giakarta rifiuta una mediazione internazionale come chiede invece la minoranza cristiana che accusa l’esercito indonesiano di parteggiare per gli abitanti di religione musulmana.

È la seconda volta che un’ambasciata svizzera è presa di mira da gruppi politici. Tra la fine del 1996 e l’inizio del 1997, rappresentanti di un gruppo separatista indonesiano, in lotta per l’indipendenza della provincia dell’Aceh, era penetrato sul terreno della rappresentanza elvetica di Kuala Lumpur, in Malaysia. La vicenda si concluse felicemente: al gruppo venne concesso di rimanere nel paese asiatico, mentre la richiesta d’asilo a Berna fu ritirata.

Pur deplorando l’azione dei sei indonesiani penetrati nell’ambasciata svizzera a Giakarta, il ministro svizzero degli esteri Joseph Deiss è ottimista sull’epilogo della vicenda: il capo della diplomazia elvetica prevede che una soluzione pacifica possa essere trovata in tempi rapidi, forse già giovedì. Da parte svizzera ha promesso che verrà fatto tutto il possibile in tal senso.

Riguardo alla domanda d’asilo politico avanzata da un occupante, il consigliere federale ha dichiarato che è prematuro dare una risposta. «La questione è peraltro di competenza del Dipartimento di giustizia e polizia», ha concluso il ministro svizzero degli esteri.

swissinfo e agenzie

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