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Informazioni confidenziali dello Stato off limits per i mass media

La stampa non ha il diritto di svelare i segreti della diplomazia o dell'amministrazione. Lo ha ribadito il Tribunale federale nelle sue considerazioni sul caso Jagmetti/SonntagsZeitung rimanendo fermo su questo punto.

Difendendo una linea formale, secondo la quale un documento classificato come confidenziale deve rimanere segreto, a meno che non abbia perso totalmente di importanza, la massima istanza giudiziaria elvetica ha ribadito la condanna inflitta in primo e secondo grado ad un giornalista zurighese.

Il TF ha pubblicato mercoledì le motivazioni della sentenza riguardante il redattore della SonntagsZeitung condannato dalla giustizia zurighese ad una multa per la divulgazione di informazioni confidenziali.

In un articolo pubblicato nel gennaio 1997, il giornalista aveva rivelato stralci di una nota interna di Carlo Jagmetti, a quel tempo ambasciatore elvetico a Washington, che si riferivano alla questione dei fondi ebraici. Alcune espressioni dai toni bellicosi avevano suscitato una polemica tale da portare Jagmetti alle dimissioni.

Condannato per pubblicazione di deliberazioni ufficiali segrete, secondo l’articolo 293 del Codice penale, il giornalista aveva invocato la libertà di stampa e si era pure appellato alla Cnvenzione europea dei diritti dell’uomo. A suo avviso una condanna entrava in considerazione solo nel caso di violazioni del segreto suscettibili di mettere in pericolo i fondamenti dello Stato.

Il TF rileva invece che un documento va considerato segreto ai sensi dell’articolo 293 quando è classificato confidenziale da un’autorità. Una regola cui è possibile derogare solo in casi di poca importanza, ma non per le note di Jagmetti. Il giornalista dovrà quindi pagare la multa di 800 franchi.

swissinfo e agenzie

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