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Ucraina, sanzioni e neutralità: le ambiguità svizzere

Due soldati sorvegliano un edificio; davanti a loro sventolano le bandiere dell'Ucraina e della Svizzera
Palazzo Mariinskij, sede di rappresentanza della presidenza ucraina. Keystone / Anthony Anex

La neutralità svizzera spesso non viene compresa all’estero. Tuttavia, anche all’interno del Paese esistono opinioni divergenti, come dimostra la posizione elvetica nei confronti dell’Ucraina dopo l'invasione russa. Un’analisi.

Le leggi di uno Stato dicono molto della sua identità. Talvolta lo fanno anche le leggi che non entrano mai in vigore.

Quando, nel febbraio del 2022, è iniziata l’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno imposto ampie sanzioni contro organizzazioni e persone in Russia, sanzioni alle quali si è associata anche la Svizzera.

Spesso si dimentica però che la Confederazione ha adottato sanzioni anche nei confronti dell’Ucraina, in quanto parte coinvolta in una guerra. Ciò in base al diritto di neutralità svizzero, secondo il quale gli Stati neutrali non devono fornire “alcun sostegno militare”. E questo vale per tutte le parti in conflitto, indipendentemente da chi sia l’aggressore.

Il Governo svizzero ha fatto ricorso al diritto di necessità per impedire l’esportazione verso l’Ucraina di beni che potrebbero essere utilizzati a fini militari. Questo diritto di necessità è limitato nel tempo e, dopo quattro anni, sarebbe stato necessario adottare una legge in merito. In altre parole: la Svizzera avrebbe dovuto introdurre sanzioni ordinarie nei confronti dell’Ucraina.

Dopo vari tira e molla, la legge non è stata adottata. La situazione di fatto non cambia, ma la vicenda è rivelatrice. Dice molto sul dibattito interno sulla neutralità e sul margine di manovra in politica estera di cui il Paese dispone proprio in virtù della neutralità.

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La posizione unica della Svizzera

Il Governo non ha dato seguito al progetto di legge perché la maggior parte dei partiti e delle associazioni economiche vi si opponeva. Tuttavia, la prassi in materia di autorizzazioni non cambia, come scrive il GovernoCollegamento esterno: “I divieti di esportazione e di transito rilevanti dal punto di vista del diritto della neutralità continueranno a essere disciplinati dall’attuale legislazione sul materiale bellico e sul controllo dei beni a duplice impiego”.

In altre parole: le sanzioni restano. Ciò a cui si è rinunciato è un segnale politico di una legge speciale che, nei Paesi amici, avrebbe probabilmente suscitato perplessità. Negli ultimi anni, gli Stati vicini hanno più volte accusato la Svizzera di opportunismo.

Lo storico e politico del Partito verde liberale (PVL, centro ecologista) Marco Jorio aveva criticato duramente, prima che venisse ritirata,  quella che ha definito “probabilmente l’unica legge anti-Ucraina al mondo”. “Immaginate: la Svizzera, appellandosi a un presunto diritto di neutralità, sanzionerebbe l’Ucraina aggredita con una propria legge anti-Ucraina – è assurdo”, ha detto.

In base alla Legge sugli embarghiCollegamento esterno, la Svizzera può decidere autonomamente se e in quale forma adottare le sanzioni delle Nazioni Unite, dell’OSCE o dei suoi “principali partner commerciali” (diversamente dalle sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che devono essere applicate obbligatoriamente).

La Legge federale sul materiale bellicoCollegamento esterno disciplina la fabbricazione e il trasferimento di materiale bellico. Prevede che il materiale bellico svizzero non possa essere esportato verso Paesi coinvolti in un conflitto interno o internazionale.

La Legge federale sul controllo dei beniCollegamento esterno regola le questioni relative ai “beni militari speciali”. Ciò include anche giubbotti antiproiettile, elmetti di protezione o reti mimetiche. Anche questi attualmente non possono essere esportati in Ucraina.

Le critiche a questa politica, che prosegue senza base legale esplicita, rimangono. La consigliera nazionale socialista Franziska Roth afferma: “Chi, in nome di una neutralità assoluta, non distingue tra aggressore e aggredito, dichiara il proprio fallimento morale”. Da un lato, si dice sollevata per il fatto che la legge non è stata adottata, ma dall’altro critica il Governo per una “politica anti-Ucraina” basata su un “nuovo fondamento giuridico azzardato”.

Dall’altra parte si colloca l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), il partito di maggioranza relativa in Svizzera, con il maggior numero di elettori, critico nei confronti delle sanzioni alla Russia. Già nel 2022 aveva scritto che le sanzioni “distruggono la credibilità della neutralità”.

Questa posizione è stata recentemente ribadita dal consigliere nazionale Jean-Luc Addor in un’intervista al quotidiano russo filogovernativo Izvestija. Gli esponenti dell’UDC non hanno risposto alle richieste di Swissinfo di commentare la questione.

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In precedenza, il Partito liberale radicale (PLR, destra) era stato l’unico partito a esprimersi positivamente sul progetto di legge. Né il PLR, né l’UDC hanno in seguito preso posizione sulla bocciatura  del disegno di legge.

Queste discussioni politiche interne contrastano con gli sforzi diplomatici della Svizzera: il Paese ha già ospitato diverse conferenze internazionali sulla guerra in Ucraina e colloqui tra le parti a Ginevra. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ribadisce inoltre regolarmente la disponibilità a mediare nei negoziati.

Il potere delle parole

Al centro del dibattito vi è una peculiarità della neutralità svizzera: il ruolo centrale della Convenzione dell’Aia del 1907. Il diritto di neutralità invocato dal Governo si fonda in gran parte su di essa. Vi deriva anche il principio di uguale trattamento, che la Svizzera applica rigorosamente.

Alcune voci critiche tra gli esperti di diritto internazionale sostengono che la Carta dell’ONU annulli proprio questo principio nel caso di una guerra di aggressione. Dal punto di vista del diritto internazionale, l’Ucraina ha il diritto di difendersi dall’aggressione russa, la quale costituisce una chiara violazione del divieto dell’uso della forza sancito dalle Nazioni Unite. Aiutare la vittima sarebbe dunque compatibile con la neutralità.

La posizione elvetica è stata più volte criticata da altri Stati europei nel corso della guerra. Ad esempio, quando il materiale bellico acquistato in Svizzera da altri Paesi non ha potuto essere riesportato in Ucraina.

Il ministro degli affari esteri Ignazio Cassis ha recentemente acceso delle polemiche affermando che la Svizzera dovrebbe “sapersi arrangiare” (“Sich durchwursteln”) in questo mondo turbolento, vale a dire trovare una via pragmatica per tutelare i propri interessi. Di fronte alle critiche, il capo della diplomazia elvetica ha addirittura rincarato: “Arrangiarsi” non è una mancanza, ma “un principio di politica intelligente”, ha scritto su XCollegamento esterno.

Se queste parole sono state male accolte da molte persone in Svizzera, è probabilmente dovuto meno alla loro natura solo apparentemente semplicistica, e più al fatto che la Svizzera, in politica estera, funziona proprio così. Per i progressisti mancano prese di posizione chiare, per gli isolazionisti si spinge già troppo oltre.

Questo si riflette anche nell’approccio verso l’Ucraina. L’equilibrismo emerge, ad esempio, nel linguaggio. Il Governo svizzero parla di sanzioni imposte contro la Russia. Quelle contro il Paese invaso, invece, sono “misure in relazione alla situazione in Ucraina”.

Partecipate al dibattito:

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La Russia, a causa delle sanzioni, sostiene che la Svizzera ha abbandonato la sua neutralità. E questo nonostante la Confederazione partecipi, in alcuni casi da decenni, a circa 30 regimi sanzionatori differenti.

E la popolazione cosa ne pensa? In un sondaggio svolto all’inizio dell’anno, l’80% si è espresso a favore della neutralità e una maggioranza del 56% era favorevole alla fornitura di armi all’Ucraina. Gran parte della popolazione non sembra quindi vedere una contraddizione.

Le discussioni sono destinate a proseguire: già nel corso di quest’anno il popolo dovrebbe  esprimersi sull’”Iniziativa sulla neutralità”. Tra le altre cose, essa intende iscrivere nella Costituzione un ampio divieto di implementazione di sanzioni.

>>> Maggiori informazioni sull’Iniziativa sulla neutralità:

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A cura di Benjamin von Wyl

Tradotto con il supporto dell’IA/Zz

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