La protezione dei dati in Svizzera regge il confronto europeo
Pochi giorni fa, sul punto di andare in pensione, "Mister Dati" ha stilato un bilancio non proprio positivo della sua attività di Incaricato federale della protezione dei dati. Il vallesano Odilo Guntern ha auspicato più competenze e potere per il suo successore. Un desiderio che la revisione parziale della legge federale sulla protezione dei dati, messa in consultazione mercoledì, ignora completamente.
L’attuale legge sulla protezione dei dati (LPD) risale al 1992, frutto di 20 anni di gestazione durante i quali scoppiò anche lo scandalo delle schedature di migliaia di ignari cittadini da parte del Ministero pubblico della Confederazione. Essa si applica al trattamento di dati di persone fisiche e giuridiche da parte di persone private e organi federali. La LPD definisce i principi da rispettare per il trattamento di dati personali e stabilisce i compiti e le competenze dell’Incaricato federale della protezione dei dati.
Gli stimoli per avviare la revisione sono giunti da due mozioni presentate alle Camere federali nel 1999 e l’anno scorso. Secondo il Dipartimento federale di giustizia e polizia, la revisione mira a rafforzare la protezione della personalità, evitando però procedimenti che “complicherebbero inutilmente l’adempimento dei compiti dei detentori di collezioni di dati.”
Procedure di ricorso lunghe e costose per i privati
Il disegno di legge resta in linea con la concezione che ha prevalso finora: lasciare alla persona interessata l’iniziativa di difendere i suoi diritti. Una concezione che Odilo Guntern ha indicato di non gradire, perché i privati spesso esitano a lanciarsi in una procedura complessa e costosa per difendere i loro diritti. Il testo messo in consultazione prevede che l’incaricato federale mantenga la sua possibilità d’intervenire d’ufficio per accertare i fatti ed emanare raccomandazioni, “un’estensione delle sue competenze non è però prevista.”
Il Dipartimento di giustizia e polizia ritiene invece che “se la persona interessata è informata della raccolta (di dati), potrà esercitare i diritti che le riconosce la legge…questa concezione presenta il vantaggio di limitare al minimo le esigenze nei confronti delle persone che raccolgono i dati, in particolare quando si tratta di persone private, e di lasciare che in larga misura siano le stesse persone interessate a decidere fino a che punto intendono tollerare eventuali lesioni alla loro sfera privata.”
Tra le innovazioni principali figura quella del dovere di informare le persone in modo circostanziato in caso di raccolta di dati personali degni di particolare protezione e di profili della personalità. D’altra parte, è però abrogato l’obbligo delle persone private e degli organi federali che intendono trasmettere all’estero collezioni di dati di notificare questa intenzione all’Incaricato federale. L’obbligo di notificare le comunicazioni all’estero è sostituito da un più vago “obbligo di diligenza”.
Un altro punto importante del disegno di legge è l’inasprimento delle esigenze e il rafforzamento del controllo dell’uso di dati federali da parte delle autorità cantonali. La Confederazione dovrebbe così potere disporre di una base costituzionale sufficiente per imporre ai cantoni garanzie minime.
Armonizzazione con l’Ue
La revisione dovrebbe permettere anche una certa armonizzazione del diritto svizzero con quello dell’Unione europea. Bisogna dire che già oggi il livello di protezione dei dati offerto in Svizzera è paragonabile e quasi equivalente a quello del diritto dell’Ue. Oltre alla legge, in consultazione va pure un protocollo aggiuntivo del Consiglio d’Europa sui flussi internazionali di dati, che il Consiglio federale intende firmare al più presto per segnalare che la Svizzera intende rispettare il livello di protezione garantito dal Consiglio d’Europa.
Il termine per le prese di posizione da parte degli ambienti interessati su questo disegno per la revisione parziale della LPD scade il 15 dicembre prossimo.
Mariano Masserini
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