La sinistra non vuole aprire il mercato dell’elettricità
"Una normativa che peggiora i problemi aperti": questa la dura critica del comitato contro la legge sull'apertura del mercato dell'elettricità
Si fa sempre più dura la battaglia tra fautori e oppositori di una liberalizzazione del settore dell’energia elettrica. Ancor prima del referendum popolare sulla nuova legge che ne regola l’apertura (votazione prevista l’anno prossimo, forse in giugno), il Consiglio federale intende rendere noto il contenuto dell’ordinanza di applicazione che definirà alcune importanti questioni, in particolare in relazione alla sicurezza dell’approvvigionamento di corrente. Un’ordinanza che i promotori del referendum considerano assolutamente inadeguata per colmare le lacune che ai loro occhi presenta la legge.
Anzi, le disposizioni di applicazione peggiorerebbero ulteriormente la sicurezza dell’approvvigionamento e penalizzerebbero i piccoli consumatori. “L’ordinanza è l’illustrazione dei problemi, delle difficoltà e delle contraddizioni già presenti nella legge”, ha affermato il consigliere nazionale socialista Pierre-Yves Maillard secondo cui in questo settore devono essere applicati i principi del servizio pubblico.
Le esperienze fatte all’estero dimostrano che questo settore economico e incompatibile con i meccanismi di mercato, ha aggiunto Niklaus Scherr, deputato ecologista della città di Zurigo che si era impegnato in prima linea nella campagna contro la privatizzazione dell’azienda elettrica comunale poi bocciata anche in votazione popolare.
Così la competenza della Confederazione di obbligare le aziende distributrici a concludere contratti a lungo termine con i produttori per garantire l’approvvigionamento in situazioni di crisi rappresenterebbe una soluzione peggiore del male. I prezzi praticati in periodi di emergenza hanno infatti già raggiunto livelli più alti del normale; le aziende sarebbero costrette per anni a pagare l’elettricità più cara del dovuto. Conseguenza: l’azienda andrà in fallimento o verrà assorbita a condizioni favorevoli da operatori esteri.
Altro punto debole: le tariffe non discriminatorie che la legge prescrive per il trasporto della corrente. Per i referendisti la decisione di un prezzo unitario comporterà una ripartizione dei costi a favore dei grossi consumatori mentre a farne le spese saranno le economie domestiche. In generale, inoltre, i prezzi nel mercato dell’elettricità verrebbero fissati secondo le logiche delle operazioni di borsa in base alle quali il prezzo di riferimento è sempre quello più elevato.
Rinsaldati nelle loro convinzioni, gli oppositori della legge auspicano quindi che, nel caso in cui il referendum avrà successo, il parlamento possa elaborare una nuova normativa, incentrata però sulla garanzia dell’approvvigionamento e non sulla liberalizzazione, ha puntualizzato Maillard. La Svizzera avrebbe ancora il tempo necessario per ritornare sui suoi passi senza essere penalizzata. A causa delle difficoltà intervenute, ha osservato Maillard, a livello europeo la liberalizzazione non procede così speditamente come ci si aspettava.
Luca Hoderas
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.