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La Svizzera ratifica la Convenzione contro il lavoro minorile

Per la Svizzera la ratifica della Convenzione contro il lavoro minorile rappresenta un atto di solidarietà Keystone

La Svizzera ha ratificato mercoledì a Ginevra la Convenzione dell'ILO (Organizzazione internazionale del lavoro) contro il lavoro minorile, la schiavitù e la tratta di bambini, il servaggio e il reclutamento forzato nelle aree dei conflitti armati.

Alla cerimonia alla sede del’UIL (Ufficio internazionale del lavoro), hanno preso parte anche 200 bambini. La Svizzera, che era rappresentata dal consigliere federale Pascal Couchepin, è il 27èsimo Paese a ratificare la Convenzione, adottata lo scorso anno e che entrerà in vigore il 19 novembre: mai finora tanti Stati avevano ratificato una carta dell’ILO in un solo anno. Si calcola che nel mondo siano 250 milioni i bambini costretti a lavorare, 60 milioni dei quali, fra i 5 e gli 11 anni, in condizioni giudicate intollerabili.

«I bambini rappresentano le generazioni di domani che assumeranno responsabilità della politica e dell’economia – ha detto Couchepin -; bisogna dar loro la possibilità di crescere e prendere coscienza che in molte parti del mondo milioni di ragazzi non possono beneficiare di un’educazione di base, né di alcuna formazione».

La vita quotidiana dei bambini che lavorano in condizioni pessime – ha proseguito il capo del Dipartimento federale dell’economia – è spesso fatta di compiti disonorevoli: traffico, prostituzione, schiavitù. «Non è nostro compito giudicare le condizioni e le specificità che portano a tali situazioni – ha dichiarato Couchepin -, noi dobbiamo invece imparare ad aiutarli, fare in modo che Paesi privilegiati come la Svizzera s’impegnino ad offrire un futuro a questi bambini un futuro migliore».

La ratifica di questa convenzione da parte della Svizzera è un atto di solidarietà internazionale, ma «non porrà fine al lavoro minorile nel mondo dall’oggi al domani»; la battaglia richiederà ancora dei decenni e avrà bisogno di una maggiore cooperazione tra gli Stati, le organizzazioni non governative e i partner sociali. «Occorre che i bambini svizzeri sappiano che il Paese non vuole abbandonare al loro destino tutti quei coetanei che lavorano».

Il testo della convenzione vieta pure lo sfruttamento di bambini per la prostituzione, per la produzione di materiale pornografico e per attività illecite (come la produzione e lo spaccio di stupefacenti). Lo stesso dicasi per i lavori pericolosi che possono compromettere la salute, la sicurezza e la moralità dei bambini.

Gli Stati sono tenuti a dotarsi di un sistema di sanzioni penali. Dovranno essere lanciati programmi d’azione per garantire in particolare il reinserimento sociale dei bambini sottratti allo sfruttamento.

swissinfo e agenzie

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