Larga coalizione per portare la Svizzera nell’ONU
Quale membro a pieno titolo la Svizzera potrebbe finalmente partecipare anche alle decisioni. Questa l'opinione del Gruppo d'informazione Svizzera-ONU che intende sensibilizzare la popolazione sull'adesione.
La lunga campagna per l’adesione alle Nazioni Unite è ormai cominciata. Una campagna avviata lo scorso 10 giugno con l’approvazione del popolo dell’invio di soldati armati in missioni ONU e che culminerà l’anno prossimo con la votazione sull’iniziativa popolare che chiede la partecipazione a pieno titolo della Svizzera all’ONU.
Dopo un primo dibattito parlamentare al Consiglio degli Stati che durante la sessione di giugno ha sostenuto l’iniziativa, una coalizione formata da rappresentanti di tutti i maggiori partiti (compresi esponenti dell’UDC), dell’economia, dei sindacati e delle organizzazioni umanitarie, intende instaurare nei prossimi mesi un dialogo con l’opinione pubblica su questo importante progetto.
“Dobbiamo essere membri a pieno titolo per far valere interamente gli obiettivi della nostra politica estera”, ha osservato la senatrice bernese radicale Christine Beerli. Come la Svizzera, l’ONU si impegna del resto in favore della pace, dei diritti dell’uomo e della difesa dell’ambiente, ha spiegato, ricordando che la Confederazione è già oggi membro di tutte le organizzazioni, fondi e programmi ONU, ai quali versa contributi annuali per circa 500 milioni di franchi.
Con una adesione a tutti gli effetti la Svizzera avrà diritto alla codecisione e non si limiterà più ad eseguire ciò che è stato deciso da altri. Una partecipazione alle Nazioni Unite non pregiudicherà minimamente la neutralità elvetica, ha poi voluto sottolineare Christine Beerli: “La neutralità concerne i conflitti armati tra stati; non significa che dobbiamo chiudere gli occhi di fronte alla violazione del diritto.”
Convinto oppositore all’adesione nel 1986, il senatore democristiano Bruno Frick ritiene che ora, con la fine della guerra fredda e della contrapposizione militare tra i due blocchi, “la Svizzera ha ragione a passare dall’anticamera alla sala plenaria dell’ONU.” Da allora l’organizzazione ha assunto un ruolo più importante a livello internazionale raggiungendo notevoli successi nella gestione dei conflitti e tangibili miglioramenti nel campo dell’alimentazione e della sanità.
La Svizzera sarebbe inoltre in grado di difendere meglio i propri interessi in seno all’ONU, grazie soprattutto ai suoi sforzi di istituire un ordine giuridico a livello mondiale, ha osservato il senatore democristiano:
Il consigliere nazionale socialista Remo Gysin, tra i promotori dell’iniziativa, ha sottolineato l’efficacia degli interventi dell’ONU, alcuni vissuti in prima persona quale coordinatore. In qualità di membro della commissione per la revisione della Costituzione ha contribuito a far passare alcune nozioni tipiche delle Nazioni Unite anche nella carta fondamentale elvetica, come il riconoscimento dei diritti dei bambini e dei giovani e lo sviluppo durevole.
Anche dall’ottica delle organizzazioni umanitarie l’adesione viene giudicata un’importante gesto di responsabilità e di solidarietà: “Il nostro paese diventerà così membro del solo consesso internazionale dove paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo sono rappresentati in maniera quasi egualitaria”, ha detto Peter Niggli, direttore della comunità di lavoro che riunisce gli operatori umanitari elvetici.
Presente alla prima uscita del Gruppo Svizzera-ONU in veste di attento ascoltatore e di indiretto interlocutore anche il consigliere nazionale UDC e presidente dell’associazione nazionalista ASNI, Hans Fehr. Il fronte rappresentato dall’accanito sostenitore dell’Alleingang della Svizzera in materia di politica estera (l’ASNI è stata la principale promotrice del referendum contro l’invio di soldati armati all’estero) sembra trovarsi attualmente in perdita di velocità.
Ma, nonostante lo smacco della votazione del 10 giugno, in vista della votazione popolare i fautori dell’adesione faranno bene a non sottovalutare questa opposizione. Ora che i tempi sono cambiati, la Svizzera può difficilmente permettersi un secondo no all’ONU di fronte al mondo intero.
Luca Hoderas
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