Molto da fare ancora per l’Aiuto Aids Svizzero, che festeggia i 15 anni
In Svizzera sempre meno persone muoiono a causa dell'Aids, grazie a terapie combinate molto efficaci. Ma chi sopravvive ha sempre più bisogno dell'Aiuto Aids Svizzero (AAS), di cui ricorre il quindicesimo anno dalla fondazione.
L’ASS è sorta nel 1985 per iniziativa di un gruppo di omosessuali uomini, che si resero conto della gravità di questa nuova malattia che li colpiva in modo particolare. Dalla stretta collaborazione presto stabilita con l’Ufficio federale della sanità pubblica è scaturita la campagna comune d’informazione “STOP AIDS”. Anche la collaborazione con altri organismi pubblici cantonali e comunali e con organizzazioni non governative, ha assunto forme pragmatiche che hanno dato buoni risultati soprattutto nel campo della prevenzione.
In questi 15 anni, non soltanto il numero dei morti per Aids è diminuito, ma anche quello dei nuovi casi di infezione (600-700 all’anno) è in costante diminuzione. Questa evoluzione porta ad una specie di “normalità” della malattia. “Ma questa medaglia ha il suo rovescio”, ha detto la direttrice dell’AAS, Ruth Rutmann.
Le persone sempre più numerose che vivono con l’Aids, continuano ad incontrare molte difficoltà, sia di natura fisica e medica, per gli effetti collaterali dei medacinali e l’osservanza rigorosa della terapia, sia per gli aspetti sociali e psicologici.
Chi è ammalato, infatti, pur con migliori prospettive di sopravvivenza, deve affrontare problemi e pregiudizi rispetto al lavoro e alle relazioni sociali; e la sua vita oscilla tra l’ottimismo pubblico e l’incertezza esistenziale. Una parte di questi problemi può essere risolta dall’ordinanza, in vigore da un anno, sulla dichiarazione di malattie infettive. Rimane però l’esigenza della protezione dei dati personali degli ammalati.
Un accordo tecnico in tal senso, tra l’AAS e l’Ufficio federale della sanità, ha permesso di trovare una soluzione a questo problema.
Ma questa “non è ancora per noi la soluzione perfetta”, ha detto Ruth Rutmann. Per l’AAS – affinché nessuno rinunci ad un test di rilevamento del virus HIV per timore che il proprio anonimato non sia garantito – occorrerebbe un sistema codificato come quello adottato in Germania, che non utilizzi le iniziali del nome, come si fa in Svizzera.
Silvano De Pietro
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