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Democrazia diretta in Svizzera

Nessun controllo particolare sui conti in Svizzera di capi di stato stranieri

L'ex dittatore nigeriano Sani Abacha aveva depositato oltre un miliardo di franchi in Svizzera Keystone

Dopo il caso Abacha nessuna contromisura supplementare si impone: Berna è contraria all'istituzione di una commissione incaricata di controllare i depositi bancari di capi di Stato stranieri.

Il governo non ritiene necessari nuovi provvedimenti per scoprire e scoraggiare il deposito in banche svizzere di fondi acquisiti illecitamente da potentati esteri. Berna ha respinto una mozione del parlamentare comunista Christian Grobet che chiedeva nuovi strumenti di controllo.

Indignato per il fatto che la Svizzera fosse stata ancora una volta al centro di uno scandalo, in seguito alla scoperta di un conto per oltre un miliardo di franchi dell’ex dittatore nigeriano Sani Abacha, il consigliere nazionale comunista Christian Grobet proponeva l’istituzione di un nuovo organo di sorveglianza, composto da rappresentanti della Confederazione e dalla Commissione federale delle banche (CFB).

Il compito di questo gremio sarebbe stato quello di segnalare, pur attenendosi al segreto bancario, ogni deposito superiore a un milione di franchi, effettuato per conto di capi di Stato o ministri stranieri.

Tuttavia, per il Consiglio federale, la Svizzera dispone già oggi di una fitta rete di leggi e di norme in materia di vigilanza. Le direttive della CFB sul riciclaggio di denaro sporco, la legge federale sul riciclaggio, entrata in vigore nel 1998, e le rivedute norme penali in materia di corruzione, applicabili dallo scorso maggio, rappresenterebbero una difesa tra le più efficaci a livello internazionale. Un nuovo meccanismo di controllo non si rivelerebbe perciò necessario e per il governo nemmeno opportuno.

Secondo la legislazione attuale, in caso di fondati sospetti che il denaro provenga da attività criminale, per gli intermediari finanziari esiste l’obbligo di comunicazione all’apposito Ufficio istituito con la legge sul riciclaggio. Con il sistema proposto da Grobet la segnalazione dovrebbe avvenire anche senza un tale sospetto, una procedura che, secondo Berna, si rivelerebbe perciò superflua, delicata dal profilo della politica estera e comunque non priva di inconvenienti riguardo al segreto bancario.

Per il consigliere nazionale, la logica nell’affrontare il fenomeno è diametralmente opposta. Innanzitutto l’affare Abacha, dopo i casi Marcos e Mobuti degli ultimi anni, dimostrerebbe che ancora oggi alcune banche non fanno il loro dovere. Il “ruolo nefasto” di alcuni istituti elvetici darebbe “un’immagine deplorevole del nostro Paese all’estero”, circostanza che contribuirebbe ad aumentare le pressioni dell’Ue sulla Svizzera nella lotta alla frode fiscale.

E proprio per evitare misure di ritorsione, la Svizzera dovrebbe dotarsi di nuovi strumenti per intervenire presso le banche e verificare la legalità di questi depositi.

Luca Hoderas

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