Nessun ministro svizzero alla conferenza sul razzismo
L'ONU ha dichiarato il 2001 anno internazionale di lotta contro il razzismo. Dal 31 agosto, per sette giorni, il Sudafrica, paese che della segregazione razziale aveva fatto il suo credo politico, ospiterà la conferenza mondiale contro il razzismo. I documenti che usciranno dai lavori di Durban non saranno giuridicamente vincolanti, ma contribuiranno a rafforzare la lotta contro il razzismo. La Svizzera ha illustrato alla stampa le posizioni che difenderà alla conferenza.
Perplessità ha suscitato la scelta di non affidare la direzione della delegazione a un ministro, ma di restare al livello inferiore di un segretario di stato. Le motivazioni ufficiali sono quelle della mancanza di tempo dei ministri interessati e del numero ristretto di membri del governo in Svizzera. Anche numerosi altri paesi europei, si fa notare, hanno rinunciato ad inviare un ministro in Sudafrica.
Certo, la conferenza di Durban si annuncia carica di tensioni. Si teme che il conflitto in Medio Oriente monopolizzi i dibattiti e che taluni paesi arabi radicali tentino di amalgamare sionismo e razzismo. Anche le rivendicazioni formulate dai neri d’America, vittime del colonialismo e del commercio di schiavi, costituiscono una mina vagante che fa paura a molti paesi, in particolare agli Stati Uniti.
L’ambasciatore Peter Maurer, membro della delegazione che sarà a Durban, ha indicato che per la Svizzera la tematica del conflitto mediorientale deve essere affrontata altrove. Berna riconosce il diritto all’esistenza di Israele e all’autodeterminazione dei palestinesi. Insiste sul rispetto delle Convenzioni di Ginevra e condanna sia il terrorismo, sia l’intervento sproporzionato e violento dell’esercito israeliano.
Anche il colonialismo e la schiavitù, che hanno condotto a terribili drammi sociali ed economici, devono essere fermamente condannati. Ma il tema dell’indennizzo delle vittime non deve essere affrontato a Durban, da dove ci si aspetta invece un messaggio politico di ferma condanna di questi fenomeni. “La Svizzera, ha precisato Maurer, svolgerà comunque un ruolo molto marginale nella definizione di queste tematiche.”
L’ordine del giorno della conferenza sudafricana comprenderà temi quali le origini, le cause e le forme di razzismo; la definizione delle vittime del razzismo; le misure di prevenzione; la protezione e il risarcimento delle vittime. La Svizzera si è molto impegnata nell’ambito delle conferenze preparatorie e ha presentato una lista di temi per lei particolarmente importanti.
Tra questi figurano la costituzione di organi nazionali di lotta al razzismo, la garanzia per le vittime di adire le vie legali, il perseguimento d’ufficio dei reati di stampo razzista, la lotta ai siti razzisti su Internet, il rispetto del diritto umanitario internazionale, l’impegno contro la discriminazione nell’educazione, l’elaborazione di programmi di controllo per un’analisi qualitativa e quantitativa del razzismo.
Della delegazione svizzera faranno parte anche rappresentanti della Commissione federale contro il razzismo (CFR), istituita dal Consiglio federale nel 1995, dopo che la Svizzera ha ratificato la Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, nel 1994. La CFR è l’organo che si occupa della realizzazione degli scopi della Convenzione, attraverso la sensibilizzazione, la consulenza alle autorità, l’appoggio alle vittime, l’osservazione e l’analisi del razzismo. Il modello della CFR potrebbe servire anche ad altri paesi per costituire un organo nazionale di lotta al razzismo.
È difficile oggi dire se la conferenza di Durban riuscirà a produrre una dichiarazione finale comune e un programma d’azione. Per la capo-delegazione elvetica, la segretaria generale del Dipartimento federale dell’interno Claudia Kaufmann, “l’appuntamento di Durban non deve essere visto come un punto d’arrivo, ma come un momento intermedio che si iscrive in un processo molto più lungo.”
Mariano Masserini
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