No all’apprendistato nella Costituzione
Il Parlamento si è dimostrato inclemente verso l'iniziativa popolare sulla formazione professionale. La proposta è ritenuta troppo rigida.
Il Consiglio nazionale ha respinto con 110 contro 55 l’iniziativa popolare «per un’offerta appropriata di posti di tirocinio». La maggioranza della Camera non ha voluto un sistema, ritenuto troppo rigido e vincolante, per costringere le imprese a mettere a disposizione posti d’apprendistato.
La maggioranza borghese ha respinto un testo sostenuto dalla sinistra e dai Verdi. L’iniziativa chiede di ancorare nella Costituzione il diritto alla formazione e l’istituzione di un fondo, alimentato da tutte le imprese, per creare posti d’apprendistato. Le aziende che non formano apprendisti pagherebbero di più.
“Meglio la via legislativa”
Già la Commissione scienza, cultura e educazione aveva respinto in ottobre l’iniziativa popolare. Il radicale basilese e relatore della maggioranza, Johannes Randegger, aveva lodato i traguardi perseguiti dal testo, preferendo però una modifica legislativa ad un nuovo articolo costituzionale.
Inoltre il fronte del no critica la funzione regolatrice che verrebbe assegnata allo stato. Per la maggioranza borghese, anche nel campo della formazione professionale l’economia deve autoregolarsi, definendo traguardi e mezzi. L’applicazione delle misure formative deve invece rimanere in mano ai cantoni e alla Confederazione spetta il controllo degli standard d’insegnamento.
L’iniziativa è stata lanciata nel 1998 dalle organizzazioni giovanili, segnatamente quelle dei socialisti e dell’Unione sindacale svizzera (USS). Secondo gli autori dell’iniziativa, il fondo sarebbe alimentato da una tassa variante tra il 2 e il 2,5 per mille della massa salariale. Frutterebbe tra 500 e 700 milioni di franchi all’anno.
L’oggetto deve ancora passare al vaglio del Consiglio degli Stati.
swissinfo e agenzie
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