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Nuovi bilaterali Svizzera-UE: la priorità europea è l’accordo sulla frode doganale

Inizia la nuova tornata negoziale fra Svizzera e Unione Europea Keystone

La lotta contro la frode doganale è la priorità dell'Unione europea per i nuovi negoziati bilaterali con la Svizzera. L'adesione di Berna al trattato di Schengen invece necessita ancora altro lavoro, ha dichiarato all'ats Chris Patten, commissario europeo alle relazioni estere.

Il nuovo ciclo di negoziati fra la Svizzera e l’Unione europea (UE) inizia il 18 luglio a Bruxelles. Già dal giorno dopo le discussioni a Berna verteranno sulla frode doganale. Un «dossier altamente prioritario» per l’UE, ha detto il commissario. È «un vecchio problema che dev’essere risolto urgentemente». La frode causa «enormi perdite» al bilancio dell’Unione, secondo il responsabile britannico.

Norme europee

Questa situazione non può durare «fra vicini» che hanno raggiunto un buon livello di integrazione grazie ai sette accordi bilaterali conclusi nel 1999. «Ci aspettiamo dalla Svizzera che applichi le norme europee in materia» nell’interesse delle due parti. Da parte sua, la Svizzera vuole aderire all’accordo di Schengen sulla sicurezza interna. È una cosa «sensata» anche solo dal punto di vista geografico, secondo Chris Patten. «Ma è più facile da dire che da fare».

La cooperazione fra stati membri di Schengen fa parte del diritto comunitario e il trattato dell’UE non prevede la partecipazione di paesi terzi. L’Unione sta studiando come estendere lo spazio di Schengen anche alla Svizzera. «Continueremo naturalmente a discutere la questione con Berna», ha detto Patten. «Vedremo che forma potrà assumere questa partecipazione» anche se è chiaro che uno Schengen «à la carte» è escluso.

Esperienze svizzere

«Credo che la Svizzera abbia molto da offrire, non solo nei settori tecnici» come la politica dei trasporti o la lotta contro il morbo della vacca pazza, ha detto l’ex governatore di Hong- Kong. «Grazie alla sua esperienza democratica lunga e unica, al suo modello di governo e alla maniera consensuale di giungere alle decisioni, la Svizzera potrebbe stimolare il dibattito e indicare nuove vie di soluzione che superano la nostra esperienza», ha aggiunto. Ma fare questo dall’esterno dell’Unione è molto più difficile che dall’interno.

«Finché la Svizzera non sarà membro dell’Unione o dello Spazio economico europeo, la via bilaterale è la sola possible». Per il commissario europeo «spetta al popolo svizzero giudicare se questa opzione dia risultati soddisfacenti».

swissinfo e agenzie

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