Processo d’appello per Friedrich Nyffenegger
Si è aperto lunedì a Zurigo il processo militare d'appello contro il colonnello a riposo Friedrich Nyffenegger, accusato di violazione del segreto militare, e quattro coimputati. La sentenza è attesa per il 5 luglio.
Il Tribunale militare d’appello 2A, riunito nell’aula del Tribunale cantonale di Zurigo, si occupa dei ricorsi inoltrati dall’accusa e dalla difesa contro il verdetto di prima istanza.
Nel dicembre del 1998, il Tribunale di divisione 10B aveva condannato Friedrich Nyffenegger (64 anni) a 15 mesi con la condizionale per l’accusa di violazione di segreti militari, verificatasi nell’ambito della pubblicazione del promemoria elettronico dell’esercito, contenuto in due CD-ROM dello Stato maggiore generale (SMG).
I quattro coimputati che dovranno ripresentarsi davanti al Tribunale d’appello sono il brigadiere a riposo Paul Meyer, ex superiore di Nyffenegger, il direttore della ditta informatica che ha prodotto i CD-ROM, l’ex responsabile del servizio centrale di sicurezza dell’allora DMF (oggi DDPS) e un altro funzionario dello stesso dipartimento.
Meyer era stato condannato in prima istanza e due mesi con la condizionale, il responsabile della ditta informatica a un mese con la condizionale, mentre i due funzionari militari erano stati assolti.
I dibattimenti del processo d’appello si svolgono parzialmente a porte chiuse. La requisitoria dell’uditore Beat Schnell è in programma per sabato primo luglio, mentre le arringhe dei difensori sono previste lunedì 3 luglio.
A differenza di quello militare, il procedimento civile dell’affare Nyffenegger è già definitivamente conclusa. Il 29 ottobre scorso, il colonnello a riposo era stato condannato a sei mesi con la condizionale dalla Corte penale federale di Losanna, dopo una delibera durata più di un mese. Gli altri tre imputati erano stati assolti.
La Corte ha imputato al colonnello soltanto alcuni casi di appropriazione indebita, di truffa e di falsità in documenti. Gli importi in causa totalizzano meno di 45mila franchi, mentre l’accusa era giunta ad una somma complessiva di un milione di franchi e aveva chiesto 30 mesi di reclusione.
La Corte suprema ha negato l’esistenza dei reati più gravi – in particolare la corruzione passiva – che l’ufficiale avrebbe commesso quale organizzatore delle manifestazioni «Diamante», indette nel 1989 per celebrare il 50esimo anniversario della Mobilitazione generale. Fra indennizzi e onorari, la Confederazione è stata chiamata a pagare più di mezzo milione di franchi.
swissinfo e agenzie
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