Professione parlamentare
Si torna a parlare di parlamento professionale o almeno semi-professionale. L'idea ha il sostegno della presidente del Consiglio nazionale, Liliane Maury Pasquier.
La Svizzera ha un parlamento di milizia. Consiglieri nazionali e agli stati accanto all’impegno nel legislativo nazionale hanno una professione. Questo, si dice, li rende più prossimi ai problemi reali della popolazione. D’altro canto, gli eletti rischiano di farsi interpreti di interessi particolari. E poi, è soprattutto il tempo che manca.
In un’intervista apparsa sabato sul St.Galler Tagblatt, la presidente del consiglio nazionale, la socialista ginevrina Liliane Maury Pasquier, si è detta convinta che un parlamento di semi- professionisti rappresenti la soluzione ottimale per far fronte alla crescente mole di lavoro che i deputati devono evadere durante le sessioni parlamentari.
Il mandato parlamentare dovrebbe essere considerato un lavoro al 50 per cento, ha precisato dalle colonne del giornale la ginevrina. Ciò permetterebbe ai deputati, ha precisato Liliane Maury Pasquier, «di soddisfare le aspettative di chi li ha eletti». Ogni deputato avrebbe inoltre bisogno di un collaboratore personale.
La Du Pasquier ha inoltre affermato al giornale che la sessione speciale di aprile è necessaria per evadere la montagna di interventi personali ancora in sospeso: i lavori parlamentari hanno senso, ha detto, «solo se si riesce a rispondere a tutti in tempo utile».
Nonostante le numerose sedute serali, la sessione invernale delle Camere federali non ha permesso di trattare tutti gli argomenti in agenda. Il dibattito su alcune interpellanze urgenti è stato addirittura rinviato.
swissinfo e agenzie
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