Ritorno al presente per gli alpinisti dell’Alps Walk
La squadra di sette alpinisti britannici e svizzeri che hanno percorso le Alpi scalando diverse cime con un equipaggiamento del 19esimo secolo sono giunti a Interlaken, nel canton Berna, al termine del loro periplo di dieci giorni.
Il gruppo aveva iniziato il giro a Mörel, in un afoso pomeriggio di fine agosto. Da lì, i sette si erano diretti verso il ghiacciaio di Aletsch per la prima tappa dell’escursione. Durante i primi giorni il bel tempo ha facilitato il viaggio, permettendo agli alpinisti di lanciarsi con successo all’assalto della Jungfrau (4158 metri) e del Mönch (4099 metri).
Dopo avere raggiunto la vetta del Mönch, vestita con un paio di calzoni di stoffa prestatigli da suo padre, Alison Henry, l’unica donna del gruppo, riferiva che da lassù poteva “vedere tutto il mondo.”
Per Philip Martineau, uno de tre alpinisti britannici, la neve caduta e la pioggia che hanno disturbato l’ultima parte dell’Alps Walk, non hanno mai rovinato l’atmosfera della comitiva. “Scalare la Jungfrau e il Mönch è stato elettrizzante”, ha detto, “ma penso di avere anche preso coscienza di come le Alpi siano cambiate negli ultimi 150 anni.”
Oltre alla possibilità di ammirare un panorama mozzafiato dalle vette, uno dei principali scopi di questa escursione era proprio quello di mostrare i cambiamenti intervenuti dall’età d’oro dello sport alpino, a cavallo fra due secoli. L’impiego dell’attrezzatura del 19esimo secolo mirava a quantificare i progressi dell’alpinismo nel corso degli ultimi decenni.
Gli alpinisti hanno subito notato, ad esempio, che le loro piccozze, autentici esemplari d’inizio secolo, potevano essere usate come utili bastoni per i faticosi attraversamenti dei ghiacciai, ma si sono rivelate ingombranti lungo i pendii scoscesi della Jungfrau.
Nonostante i cambiamenti constatati nell’equipaggiamento, il gruppo ha scoperto posti che sono praticamente restati intatti nonostante i decenni trascorsi. Ad esempio i rifugi alpini, dove certi giorni gli alpinisti si rendevano conto di essere lontani anni luce dalla civiltà. Gli alpinisti hanno anche potuto accorgersi di come l’accoglienza e l’infrastruttura siano diverse a seconda della capanna.
Per Henry, si è trattato di un’escursione dei contrasti, dalla semplicità di una capanna, allo splendore un poco appassito dell’hotel Bellevue-des-Alpes della Kleine Scheidegg, dai paesaggi desolati di ghiaccio dell’Aletsch, alle tranquille scene pastorali del Faulhorn, dall’afa alle violente tempeste.
Nonostante i pericoli obiettivi affrontati in montagna con il bello e il cattivo tempo, la squadra dell’Alps Walk è riuscita a portare a termine la spedizione praticamente senza incidenti. Les Swindin, che dall’inizio della sua carriera di alpinista, nel 1965, ha scalato tutti i 4000 delle Alpi, è stato l’unico membro ad essersi ferito per essere scivolato su un tappetino davanti a un hotel del 19esimo secolo. Uno scivolone comico che è poi stato lo spunto per diverse battute all’interno del gruppo.
Per Henry, la spedizione è stata molto di più di una serie di sveglie alla mattina presto per salire i pendii: “Questo viaggio mi ha talvolta spinto ai limiti fisici, ma nel gruppo ho sempre trovato la determinazione per proseguire. Ho scoperto che il piacere più grande non consiste necessariamente nello scalare le vette più alte.”
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