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Ruandese arrestato a Ginevra si oppone al trasferimento

La chiesa di Saint Paul, a Ginevra, dove è stato arrestato il cappellano ruandese Keystone

Emmanuel Rukundo, l'ex cappellano dell'esercito ruandese, arrestato giovedì scorso a Ginevra, si oppone al suo trasferimento al Tribunale penale internazionale (TPI) per il Ruanda. Il TPI lo ritiene responsabile dell'uccisione, nel 1994, di un numero non precisato di persone appartenenti alla minoranza tutsi.

Il difensore del ruandese, avvocato Nicolas Jeandin Nicolas Jeandin ha aggiunto che la decisione del Tribunale federale (TF), chiamato a decidere sul ricorso, non sarà nota prima di un qualche mese. L’avvocato ritiene che il TPI non offra tutte le garanzie di indipendenza necessarie per giudicare il suo cliente. La giurisdizione soffre, secondo il legale, di «gravi disfunzioni».

Jeandin contesterà anche davanti al TF l’arresto del prete Emmanuel Rukundo. In caso di vittoria, il suo cliente, che respinge tutte le accuse del TPI, potrà attendere in libertà il risultato del ricorso contro il suo trasferimento ad Arusha, in Tanzania.

Emmanuel Rukundo lavorava dal 1999 come vicario nella parrocchia Saint-Paul, nel comune di Cologny (GE). È stato arrestato il 12 luglio su richiesta del TPI, che lo accusa di genocidio, complicità di genocidio e crimini contro l’umanità. La Chiesa cattolica, quando l’aveva assunto nel 1999, sapeva che «diversi sospetti» pesavano sul ruandese ma non voleva «penalizzare qualcuno sulla base di semplici sospetti». Durante i due anni passati alla parrocchia di Saint-Paul, Emmanuel Rukundo ha svolto il suo lavoro in modo soddisfacente, ricorda Jeandin.

Il fermo a Ginevra è avvenuto grazie a indagini svolte dalla Giustizia militare elvetica, competente per giudicare i crimini di guerra. Nel 1999, il brigadiere Dieter Weber, uditore in capo dell’esercito, fondandosi su testimonianze di terzi aveva avviato un’indagine preliminare. Un giudice istruttore militare ha poi svolto l’inchiesta in Svizzera e in Ruanda e ha trasmesso le informazioni alla procuratrice capo del TPI Carla del Ponte.

swissinfo e agenzie

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