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«Sans-papiers» di Friburgo minacciati di sgombero

Keystone

Lo sgombero dei sans-papiers di Friburgo potrebbe essere imminente: il collettivo ha accettato di mantenere una presenza simbolica nella chiesa di St. Paul, a condizione che le persone autorizzate a soggiornare nel luogo sacro siano 30 e non solo cinque. Il consiglio parrocchiale assimila questa esigenza ad un rifiuto della soluzione di compromesso proposta lunedì ed ha chiesto al prefetto di intervenire.

«La palla è ormai nel campo del prefetto», ha fatto sapere Etienne Gruber, presidente del consiglio parrocchiale. Gruber aveva chiesto al prefetto della Sarine Nicolas Deiss di far evacuare la chiesa già il 23 luglio scorso, ma questi condiziona il suo intervento ad una presa di posizione formale del consiglio parrocchiale. «Non tarderà a riceverla», ha aggiunto Gruber.

In un comunicato diramato a fine pomeriggio di martedì, Deiss indica che l’avvocato Rainer Weibel di Berna è stato incaricato dal collettivo e dal Centro di contatto svizzeri-immigrati/SOS razzismo di Friburgo di difendere i loro interessi.

Il collettivo spera nondimeno che questa «partita di ping pong» di facciata consenta lo svolgimento di trattative dietro le quinte. «Il prefetto ha finora rispettato i suoi impegni e siamo persuasi che tenterà il possibile per evitare un’evacuazione con la forza», dichiara Jean Kunz, segretario generale di Comedia e uno dei responsabili del collettivo.

Lunedì, il consiglio ha proposto di autorizzare una rotazione di cinque persone all’interno della chiesa fino al 17 settembre, giorno in cui si aprirà la sessione autunnale delle Camere federali.

Il collettivo dei sans-papiers ha fatto sapere di essere disposto ad entrare in materia. «Soprattutto per evitare un intervento della polizia», spiega Lionel Roche, uno dei responsabili. Chiede però che le persone autorizzate a rimanere nella chiesa siano 30 e non solo cinque. Propone inoltre un incontro da tenersi giovedì per discutere della questione.

La cifra 30 non è dovuta al caso: sulle 84 persone in attesa di regolarizzazione, almeno 21 non hanno un domicilio e abitano in modo fisso a St. Paul. Mentre la rotazione comprendeva in un primo tempo da 15 a 20 persone, il loro numero è salito recentemente da 20 a 30. Negli ultimi tempi, la chiesa ospitava regolarmente da 40 a 50 persone. Il numero proposto dal comitato è dunque una «concessione», spiega Sandra Modica, responsabile del collettivo.

Mentre il Consiglio di Stato friburghese ha annunciato una conferenza stampa domani sulla questione, il collettivo di Friburgo ha avvicinato gli altri movimenti per chiedere loro di trovare un nuovo rifugio – anche fuori cantone – per i sans-papiers di St- Paul. Discussioni sono in corso fra l’altro con La Chaux-de-Fonds e Ginevra, ma un’estensione del movimento alla Svizzera tedesca non è escluso, osserva Jean Kunz.

La polizia friburghese ha intanto scoperto che due persone accusate di gravi delitti hanno approfittato dell’accoglienza offerta a St. Paul. Si tratta di un 34enne dominicano accusato di aver ucciso un uomo il 15 agosto scorso a Friburgo, e di un kosovaro di 19 anni, già condannato per delitti non precisati.

Dopo il delitto, il dominicano si è rifugiato per quattro giorni a St-Paul, prima di trovare alloggio in una comunità che accoglie poveri. I responsabili del collettivo dei sans-papiers hanno appreso dalla polizia che l’uomo era sospettato di omicidio e hanno quindi collaborato attivamente alle ricerche, consentendone l’arresto.

Il kosovaro 19enne è colpito da divieto di ingresso nella Confederazione dal maggio scorso. Il consigliere di Stato friburghese Claude Grandjean ha già firmato l’ordine di espulsione.

swissinfo e agenzie

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