Scarsi mezzi per la lotta contro la pedofilia su Internet
Da un anno e mezzo la Svizzera non dispone più di un'unità speciale a livello federale per lottare contro la pedofilia su Internet. Sono quindi i magri effettivi messi a disposizione dalle polizie cantonali e piccole organizzazioni che si occupano di perseguire i reati in rete.
L’Ufficio federale di polizia (UFP) aveva assunto nel 1998 due ispettori a metà tempo per dare la caccia ai siti pedofili. Visto il sovraccarico di lavoro, la cellula «Internet Monitoring» è stata sciolta alla fine del 1999. Sul piano politico, questa situazione ha già provocato interpellanze al Consiglio nazionale, mentre il canton Ginevra ha chiesto con un’iniziativa di riattivare la cellula.
Anche secondo l’Associazione svizzera per la protezione dell’infanzia, la soppressione della cellula speciale dell’UFP ha lasciato «un grande vuoto». Un gruppo di lavoro è stato incaricato di valutare la possibilità di rimettere in servizio l’unità speciale. Il rapporto è stato consegnato in gennaio e le autorità competenti stanno ora studiando i problemi di finanziamento.
Riattivare l’unità speciale però richiede tempo, anche a causa dell’attuale riorganizzazione della polizia federale. «Attualmente non esiste più la cellula specializzata, ma la polizia criminale federale si occupa di alcuni casi con ramificazioni internazionali», ha detto Danièle Bersier, portavoce dell’UFP. Per il resto sono le polizie cantonali che si occupano delle inchieste.
Visti i magri effettivi non possono scandagliare la rete in permanenza e agiscono solo su denuncia. Solo i cantoni Ginevra e Vaud dispongono di polizie specializzate in questo campo. Zurigo ha invece una sezione gioventù e sessualità ma non una divisione speciale per i siti pedofili.
La fondazione Fredi (www.fredi.org) di Friburgo – che gestisce su Internet una banca dati di fotografie di bambini dichiarati dispersi – deplora l’inazione dello Stato in questo campo. «Abbiamo denunciato siti pedofili a livello cantonale, federale e perfino alla ministra della giustizia Ruth Mezler. Ogni volta ci hanno risposto che mancano i mezzi per una lotta efficace», spiega André Burgy, co-fondatore dell’organizzazione, che ha avviato l’attività nel 1995.
Per essere efficaci bisognerebbe disporre di un miglior coordinamento a livello federale, spiega Arnold Poot, ispettore della polizia cantonale vodese. Le inchieste inoltre sono rese difficili anche dalle ramificazioni internazionali, visto che la maggior parte dei siti ha sede all’estero. Se l’ideatore del sito è in Svizzera, può essere perseguito in base all’articolo 197 del codice penale contro la pornografia.
I reati sono punibili con pene da tre giorni a tre anni di prigione e fino a 40 000 franchi di multa. La legge permette inoltre di perseguire i fornitori d’accesso che non prendono provvedimenti immediati dopo essere stati informati della presenza di un sito pedofilo sul loro server. Ma se il sito ha sede all’estero, la legislazione svizzera non può essere applicata. In questi casi la giustizia avvisa le autorità estere.
Le inchieste però spesso non danno risultati per la lentezza delle procedure, precisa Bertil Cottier, professore all’Istituto svizzero di diritto comparato. Per essere efficaci bisognerebbe invece agire rapidamente sul piano internazionale. Attualmente è allo studio una convenzione europea proprio per accelerare le procedure.
swissinfo e agenzie
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