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Sei condanne e due assoluzioni al processo canyoning

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Si è concluso martedì a Interlaken il processo contro Adventure World, l'agenzia di sport estremi che aveva organizzato la tragica spedizione al Saxetbach.

Il giudice unico Thomas Zbinden ha condannato a Interlaken sei degli otto imputati nel processo per l’incidente di canyoning del 27 luglio 1999, in cui morirono 21 persone nell’Oberland bernese. Le pene detentive con la condizionale, per l’accusa di omicidio colposo, vanno da tre a cinque mesi. Le due guide sono state assolte.

Ai tre consiglieri d’amministrazione della Adventure World – l’agenzia organizzatrice della tragica spedizione nelle gole del Saxetbach, nel frattempo fallita – sono stati inflitti cinque mesi di detenzione più 7500 franchi di multa. Il «general manager» è stato condannato a cinque mesi e 5000 franchi di multa, il suo sostituto a quattro mesi e 4000 franchi di multa, il capoguida a tre mesi e 4000 franchi di multa.

Secondo il giudice Zbinden, i tre amministratori hanno violato il loro obbligo di diligenza, per non aver approntato un sufficiente dispositivo di sicurezza. A suo avviso Adventure World avrebbe dovuto, prima di darsi al torrentismo nel 1994, interpellare meteorologi e idrologi per un’analisi preliminare del Saxetbach.

Il Saxetbach è un torrente che scende di solito tranquillo dalla Saxettal verso Wilderswil, presso Interlaken. Quel giorno un improvviso – ma non imprevisto – e violento temporale lo trasformò in una trappola mortale. Ventuno persone tra i 19 e i 32 anni – tre guide locali e 18 turisti stranieri in maggioranza australiani – persero la vita travolti da una improvvisa ondata di piena.

Nei regolamenti alle guide – ha detto ancora Zbinden – si sarebbe dovuto vietare di partire in caso di temporale. Quanto ai due «general manager» e alla «lead guide», avrebbero dovuto interrompere la spedizione: il temporale era infatti stato annunciato dai meteorologi.

Le due guide che hanno accompagnato gli escursionisti sono state invece prosciolte perché secondo il giudice si sono attenute alle istruzioni ricevute e non si possono muovere loro rimproveri per le manchevolezze dei dirigenti in fatto di sicurezza. Anche il fatto che non fossero sufficientemente formate non era colpa loro ma dei capi.

Il giudice ha sottolineato che non era compito del processo dare un giudizio generale sul canyoning e altri sport «estremi» all’aperto. Trarre i dovuti insegnamenti dalla catastrofe, ha aggiunto, è compito dei politici. Ai rimproveri della difesa, secondo cui gli imputati erano già stati giudicati colpevoli dai media, Zbinden ha risposto di non aver letto un solo articolo di giornale sull’argomento e di non essere stato quindi influenzato.

Il pubblico ministero, Hanspeter Schürch, aveva chiesto per tutti pene detentive da cinque a dieci mesi e multe da 1’000 a 10’000 franchi, sostenendo che consiglieri d’amministrazione, manager e guide avevano sottovalutato i pericoli e avevano quindi commesso atti punibili dal profilo penale.

I tre avvocati difensori avevano invece chiesto l’assoluzione e il rimborso delle spese processuali, sostenendo che l’ondata mortale che ha travolto gli escursionisti era impossibile da prevedere. Il processo si era aperto lunedì 3 dicembre, con un grande afflusso di giornalisti, anche dall’estero.

swissinfo e agenzie

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