Svizzeri dietro le sbarre all’estero
Sono 161 gli svizzeri incarcerati all'estero. Tre quarti di loro sono uomini e la maggior parte di loro è implicata in affari di droga.
A volte gli svizzeri giudicati all’estero possono scontare la condanna in patria, una possibilità attualmente sfruttata da dodici persone. A loro volta 17 stranieri stanno espiando nel loro paese d’origine un periodo detentivo deciso in Svizzera.
I 75 svizzeri che pagano la loro pena in Europa beneficiano di condizioni conformi agli standard elvetici. Ciò non è invece certo per quel che concerne i paesi in via di sviluppo.
Condizioni difficili
In alcune regioni, le condizioni di detenzione sono molto dure, sottolinea Muriel Berset Kohen, portavoce del DFAE.
Al di fuori dall’Europa, 30 svizzeri si trovano in Sudamerica, 25 in Asia (12 dei quali in Thailandia), 5 in Africa. I restanti si suddividono tra Medio Oriente, Stati Uniti, Oceania e Caraibi.
In America del Sud, una delle principali difficoltà proviene dal fatto di essere rinchiusi in prigioni sovrappopolate e per questo poco sicure per i detenuti stessi.
Prigioni nel deserto
Max Thomann, collaboratore presso l’ambasciata svizzera in Algeria, descrive le difficili condizioni di detenzione nelle quali si trova un cittadino svizzero incarcerato nel paese. La prigione si trova nel deserto, ciò che rende le estati molto dure da sopportare.
In occasione di una recente visita nelle prigioni algerine, una delegazione del Comitato internazionale della Croce rossa (CICR) aveva tuttavia constatato come la persona in questione fosse in buona salute e avesse ricevuto dei libri da parte dell’ambasciata, precisa Max Thomann.
In Marocco, un prigioniero svizzero è regolarmente visitato dall’ambasciata, indica Ariane Pochon, collaboratrice diplomatica a Rabat. Le condizioni di detenzione sembrano corrette, precisa, anche se non è possibile visitare le celle vere e proprie.
I casi di Svizzeri arrestati per pedofilia sono molto mediatizzati, come è successo con la coppia di Zugo arrestata nel dicembre del 2000 in India. Ma le statistiche non permettono di conoscere la percentuale di questi casi.
La droga
Secondo Muriel Berset Kohen, la maggior parte dei delitti riguardano questioni di droga, spesso punite molto più duramente che in Svizzera.
Il caso più celebre è quello di Nicolas Hänggi e Silvio Giovanoli, arrestati nell’agosto 1997 in Guatemala. Stanno scontando una pena di 12 anni, verdetto comunque oggetto di un ricorso. I 7 svizzeri incarcerati in Venezuela pagano anch’essi lunghe pene per questi motivi.
Paese che vai, leggi che trovi
IL DFAE ricorda ai turisti che in diversi paesi si può finire dietro le sbarre anche per delitti che in Svizzera sarebbero considerati bagatelle.
Per esempio in Thailandia e Cambogia pestare una banconota è un reato grave, perché significa offendere il re, la cui effigie è rappresentata sulla carta. In Siria per finire in prigione è sufficiente avere con sé prodotti provenienti da Israele, per esempio anche solo una guida turistica.
In Turkmenistan, Yemen, Moldavia e Emirati Arabi Uniti è assolutamente vietato mettersi al volante dopo aver bevuto.
In Yemen, Kuwait, Malaysia, Thailandia, Egitto e Arabia Saudita gravi delitti di droga sono puniti con la morte. Relazioni omosessuali sono punibili in Kuwait, India, Egitto, Belize e Camerun.
Condannato a morte
In Cina, uno svizzero è stato condannato a morte nel 1999 per stupro e omicidio.
Stando alla portavoce del DFAE, la sua pena dovrebbe prossimamente essere commutata in ergastolo. Questa informazione è confermata dall’ambasciata svizzera in Cina.
Protezione consolare
Tutte le persone incarcerate all’estero possono beneficiare della protezione consolare che comprende delle visite da parte del personale dell’ambasciata almeno una volta all’anno.
I servizi consolari controllano anche che le regole dello Stato di diritto vengano rispettate, così come il diritto alla difesa. Le ambasciate forniscono anche aiuti concreti, come sapone o medicamenti.
Ma spetta soprattutto alle famiglie, agli amici o al datore di lavoro intervenire per trovare un’assistenza giuridica. Se il prigioniero non ha alcun contatto, un avvocato d’ufficio ne assicura la difesa, precisa il DFAE.
swissinfo e agenzie
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