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Un Mondiale riuscito dal retrogusto un po’ amaro

Molti tifosi, tra cui i finlandesi, hanno già fatto ritorno a casa dopo l'eliminazione della loro squadra

Gli appassionati di hockey si apprestano a vivere l'atto conclusivo dell'edizione 2009 dei Mondiali. Nell'attesa della finale tra Russia e Canada si stilano i primi bilanci. Gli organizzatori si dicono soddisfatti, mentre i tifosi deplorano prezzi d'entrata troppo elevati.

«Li sto vendendo a metà prezzo», afferma un bagarino indicando i quattro biglietti color salmone che tiene in mano. Quattro ore dopo è sempre allo stesso posto, fuori dalla PostFinance Arena di Berna, assieme ad altri venditori.

L’edizione 2009 dei Mondiali di hockey su ghiaccio ha probabilmente deluso le attese di venditori ambulanti e della nazionale svizzera, eliminata prima dei quarti di finale. Ha però fatto la gioia di altri.

Tra questi la squadra francese, capace di conquistare un risultato storico qualificandosi per il turno intermedio, e l’Ungheria, al primo campionato del mondo dopo 70 anni. E poi c’è la Lettonia, che dopo aver compromesso le aspirazioni della Svizzera è stata sconfitta con un onorevole 4 a 2 dal forte Canada.

Dal punto di vista organizzativo, afferma a swissinfo Gian Gilli, segretario generale dei campionati del mondo, «il bilancio è in generale positivo».

«Il gioco presentato è stato di grande qualità e i tifosi si sono mostrati entusiasti, soprattutto per le partite della Svizzera. Attorno agli stadi e nelle “fan zone” c’era inoltre un ottimo ambiente», spiega.

Troppo caro!

«L’organizzazione è funzionata bene – prosegue Gilli – e abbiamo superato la soglia prefissata di 300’000 biglietti venduti [media di 5’300 spettatori a partita, ndr]. Dobbiamo comunque aspettare ancora una o due settimane per determinare se abbiamo coperto tutti i costi».

«Se la Svizzera si fosse qualificata per i quarti di finale – aggiunge Heinz Mazenaur, portavoce del comitato organizzativo – le vendite di biglietti sarebbero state maggiori».

I prezzi elevati dei biglietti non hanno certo contribuito a riempire gli stadi, riconoscono gli organizzatori e la Federazione internazionale di hockey su ghiaccio (IIHF). I tifosi lettoni ne sanno qualcosa: «I venditori ci chiedevano fino a 100 franchi per un posto in piedi», dice Janis Barkan, responsabile del fan club della Lettonia.

«È troppo caro! Molti miei compatrioti non se lo possono permettere», aggiunge. Ufficialmente, il prezzo era di 49 franchi per un posto in piedi e di 149 per un seggiolino in tribuna.

Bagarini a norma di legge

«Il nostro budget dipendeva dalla vendita di biglietti nella misura del 90 %. Per rientrare nelle spese abbiamo dovuto fissare un certo prezzo», giustifica Gian Gilli. «Voglio comunque rammentare che il biglietto consentiva di viaggiare gratis sui mezzi pubblici di tutta la Svizzera».

In merito ai bagarini, Gilli ricorda che in Svizzera nessuna legge vieta questa pratica. «Il fatto di acquistare biglietti per poi rivenderli non ha danneggiato l’organizzazione, poiché i montanti sono stati incassati».

A livello internazionale, sottolinea, i Mondiali di quest’anno hanno costituito un’ottima finestra promozionale per tutto il paese.

«Quasi 800 milioni di telespettatori di 170 paesi hanno potuto farsi un’idea sulla Svizzera, sulla nostra qualità di vita e su quella delle nostre infrastrutture. Penso che le ricadute economiche e in termini di immagine siano state importanti».

Mondiale in Nuova Zelanda

I Mondiali rappresentano un’importante fonte di entrate per l’IIHF. I soldi servono a organizzare un programma che non si limita a un solo evento all’anno, indica il suo portavoce, Szymon Szemberg.

«Il mandato specifico affidato all’IIHF all’epoca della sua fondazione, nel 1908, è di sviluppare e incoraggiare le competizioni internazionali. È quello che stiamo facendo a diversi livelli».

«Molti tornei da noi organizzati – aggiunge – sono molto costosi, ma i risultati finali non sono nemmeno riportati dai giornali».

Szemberg cita ad esempio il Mondiale di terza divisione in Nuova Zelanda, che include squadre dall’Irlanda, dalla Mongolia e dall’Armenia. «A chi interessa? A poche persone. Ma organizzando questo torneo riempiamo il nostro mandato e ciò è molto importante».

15 anni di attesa

La Svizzera chiuderà il sipario sui “suoi” Mondiali domenica 10 maggio, con l’attesa finale tra le due compagini migliori del torneo, Russia e Canada.

Prima di avere nuovamente l’onore di ospitare un campionato del mondo, ritiene il segretario generale del comitato organizzativo, bisognerà attendere «almeno 15 anni».

«La concorrenza dei Paesi dell’est è sempre più forte», sottolinea Gian Gilli.

«Inoltre, la prossima volta si dovrà costruire una seconda pista più grande, con più posti, in modo da incrementare le entrate necessarie per sostenere gli elevati costi organizzativi che comporta una tale manifestazione in Svizzera».

Luigi Jorio, swissinfo.ch
(con la collaborazione di Samuel Jaberg e Justin Häne)

I Mondiali di hockey su ghiaccio rappresentano l’evento turistico principale dell’anno per la città di Zurigo, stando a quanto riferito da Frank Bumann dell’ufficio del turismo locale.

In termini di pubblico, il torneo non può comunque essere paragonato all’Europeo di calcio, organizzato nell’estate 2008 da Svizzera e Austria.

«Non abbiamo studi come al contrario disponiamo per l’Euro 2008. Il comitato organizzativo stima a circa 100’000 i pernottamenti a Berna e a Zurigo», indica Bumann.

Inferiore alle aspettative, invece, il numero di giornalisti accreditati. Il comitato organizzativo dell’IIHF parla di 520 persone, quando prima del Mondiale ci si attendevano 800-1’000 giornalisti.

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