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Assemblee cittadine: dalla Svizzera arriva un segnale negativo

Scena dal Consiglio popolare del 2025
L'Assemblea cittadina 2025 si è tenuta al Palazzo federale. L'"Assemblea cittadina per la democrazia" di Ginevra, invece, è stata annullata all'ultimo minuto dalle autorità cantonali nel 2026. Keystone / Alessandro Della Valle

A Ginevra, un’assemblea cittadina preparata da tempo viene annullata dalla classe politica poco prima dell’inizio. Si osservano tendenze simili a livello internazionale. Lo strumento delle assemblee cittadine è in crisi?

Negli ultimi anni in Svizzera si sono svolte una ventina di assemblee cittadine a livello locale, cantonale e nazionale. Si trattava soprattutto di esperimenti volti a verificare se potessero creare uno spazio per l’elaborazione di soluzioni politiche.

Il Cantone Ginevra prevedeva di lanciare nel marzo 2026 un’“Assemblea cittadina per la democrazia”. Cittadine e cittadini estratti a sorte avrebbero dovuto discutere di come migliorare la democrazia in questo cantone di 500’000 abitanti.

“In Svizzera siamo talvolta prigionieri della perfezione”, osserva il politologo Victor Sanchez‑Mazas. In altre parole, poiché la democrazia svizzera funziona bene nel confronto internazionale, si finirebbe per trascurare alcuni problemi, come la bassa partecipazione elettorale.

Il politologo ha lavorato per diversi anni alla preparazione dell’“Assemblea cittadina per la democrazia”, insieme a colleghi universitari e rappresentanti delle autorità.

Governo e Parlamento ginevrino dicono no

Questo lavoro preliminare sembra però essere stato vano: alla fine di febbraio, il Governo cantonale ha annullato l’assemblea cittadina, almeno per quest’anno. La decisione è seguita all’adozione di una risoluzione contraria da parte del Parlamento cantonale. Una maggioranza di deputati e deputate ha criticato un progetto “privo di un mandato specifico” e che “si colloca in una zona istituzionale poco chiara”. Sono state espresse anche critiche sulla mancanza di trasparenza del finanziamento.

“È un cattivo segnale in un momento in cui la democrazia a livello globale arretra”, afferma Victor Sanchez‑Mazas. “I responsabili politici ginevrini potrebbero aver sottovalutato il ruolo di modello democratico svolto dalla Svizzera”. Le assemblee cittadine non sono una panacea contro problemi come il populismo o la polarizzazione. Victor Sanchez‑Mazas è tuttavia convinto che la democrazia debba coinvolgere la popolazione e non camminare sul posto.

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Bisogna partire dal presupposto che “le istituzioni democratiche del XIX secolo sono migliorabili”, sottolinea il politologo. L’assemblea di Ginevra avrebbe dovuto essere un dibattito aperto su come rafforzare la democrazia.

Oggi però a fare notizia è la sua cancellazione all’ultimo minuto, e non nuove idee. Circa un migliaio di persone si erano già iscritte all’estrazione a sorte per partecipare all’assemblea cittadina.

Dopo il successo irlandese, una fase di espansione

Nel contesto della democrazia svizzera, questo annullamento è stato improvviso. Ma riflette un’evoluzione internazionale?

Da diversi decenni la democrazia perde terreno in molte parti del mondo, mentre i partiti populisti guadagnano consensi e il sistema globale diventa sempre più autocratico. Per questo motivo, il fatto che in Irlanda un’assemblea cittadina abbia contribuito nel 2018 all’adozione di una legge sull’abortoCollegamento esterno che godeva di ampi consensi era stato accolto con entusiasmo. L’idea delle assemblee cittadine estratte a sorte aveva così conosciuto un nuovo slancio.

Lo scambio intenso di argomentazioni incentrato sulla ricerca di soluzioni – ciò che viene definito “deliberazione” – era generalmente considerato un mezzo per colmare il divario tra la politica partitica e la popolazione. A differenza delle campagne referendarie polarizzate, le assemblee cittadine dovevano impedire decisioni populiste e sviluppare soluzioni ragionate.

Sul sito ufficiale, l’Irlanda è oggi descritta come “pioniera nell’uso delle assemblee cittadine”, ma si precisa anche che “attualmente non vi è alcuna assemblea cittadina attiva”.

Germania e Belgio

In Germania, il nuovo Governo federale ha abolito nel 2025 il “servizio per la partecipazione cittadina”.

L’associazione Mehr Demokratie ha criticato la decisione, osservando che parallelamente le assemblee cittadine “fioriscono ovunque”, almeno a livello locale. Interpellata da Swissinfo, l’associazione afferma che in Germania si tengono circa una cinquantina di assemblee cittadine locali all’anno e che a livello dei Länder si registra “un livello record”.

È in Belgio, tuttavia, che le assemblee cittadine sono più attive. Nella piccola comunità germanofona del Paese, questo strumento è parte integrante della politica locale. “Il Belgio è più avanti della Svizzera: qui sperimentiamo le assemblee cittadine da 25 anni”, spiega il politologo Julien Vrydagh dell’Università di Hasselt. “Nella parte germanofona, dove la politica è meno polarizzata e molti politici lavorano a tempo parziale, non vedo alcun rallentamento”.

La situazione è diversa a Bruxelles e nella Vallonia francofona. I cosiddetti comitati deliberativi hanno una base legale come elementi costitutivi del sistema politico, ma dal 2024 non sono state avviate nuove procedure. Nel 2025 si è tenuta una sola assemblea cittadina, dedicata alle questioni climatiche. “Le assemblee cittadine fanno parte del quadro istituzionale per legge, ma manca la volontà politica di metterle in pratica”, analizza Julien Vrydagh.

Le critiche della destra

Alla base vi è un cambiamento degli equilibri politici. “I partiti di destra sono oggi la principale forza politica in entrambe le regioni”, osserva il politologo. “Sono critici verso le assemblee cittadine, che considerano troppo costose”.

Anche a Ginevra è stata una maggioranza borghese in Parlamento a opporsi all’assemblea cittadina. Julien Vrydagh individua un problema di principio nel rapporto tra le assemblee cittadine e la classe politica eletta: “Le assemblee cittadine dipendono sempre dalla buona volontà dei responsabili politici”. Questo problema potrebbe forse essere evitato se le raccomandazioni delle assemblee avessero un maggiore peso politico. “Se, ad esempio, le assemblee cittadine disponessero di un diritto di veto sulle proposte di legge del Parlamento, quest’ultimo sarebbe costretto a collaborare con loro”.

Un’altra opzione sarebbe consentire alla popolazione di lanciare autonomamente un’assemblea cittadina, come già avviene nella comunità germanofona del Belgio.

Secondo Vrydagh, in Belgio è stato soprattutto il Partito ecologista a promuovere le assemblee cittadine. “I Verdi avevano un programma molto ambizioso in materia di riforme democratiche” e si sono impegnati per ottenere un ampio consenso attorno a questo strumento.

Il politologo critica anche il fatto che l’attuale Governo vallone non dia seguito alle raccomandazioni di un’assemblea cittadina sul clima. Uno dei “rischi maggiori” è proprio quello di non valorizzarne i risultati: “Questo potrebbe ritorcersi contro di noi. Se le raccomandazioni restano lettera morta, le persone si sentono strumentalizzate, non solo i partecipanti ma anche l’opinione pubblica”.

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Il caso francese e la politicizzazione

In Francia, dopo le proteste dei gilet gialli, il presidente Emmanuel Macron ha convocato una Convenzione cittadina per il clima, incaricata di elaborare misure ampiamente condivise. Solo una minima parte delle 150 proposte formulate è stata attuata.

Secondo uno studioCollegamento esterno, il dietrofront di Macron rispetto alla promessa di un recepimento “senza filtri” delle proposte potrebbe aver rafforzato la sfiducia nelle istituzioni politiche.

Extinction Rebellion
Un aspetto della politicizzazione di uno strumento democratico: gli attivisti del gruppo radicale per la protezione del clima Extinction Rebellion chiedono l’istituzione di un’assemblea cittadina nell’autunno del 2022, mentre si sono incatenati con un lucchetto da bicicletta alla recinzione davanti al Parlamento britannico. Copyright 2022 The Associated Press. All Rights Reserved

Il politologo Rikki Dean, dell’Università di Southampton, che ha partecipato alla ricerca, ritiene che la politicizzazione delle assemblee cittadine sia un’altra causa del loro possibile fallimento, un elemento forse rilevante anche nel “caso ginevrino”.

Negli ultimi anni, osserva, si è moltiplicato il numero di assemblee cittadine, “in particolare su temi climatici”. Tuttavia, esse sono “sempre più percepite come uno strumento d’intervento di sinistra”. Il centro-sinistra e la sinistra ecologista le sostengono fortemente, mentre le reazioni dei partiti di centro-destra sono variabili. L’estrema destra, aggiunge, è generalmente molto critica e preferisce forme di partecipazione più dirette, come i referendum.

Questa politicizzazione rende più difficile sia l’organizzazione delle assemblee sia le discussioni al loro interno. Se una parte dell’elettorato percepisce l’assemblea come ideologicamente orientata, diventa difficile costituire un campione davvero rappresentativo della società.

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Quali insegnamenti dal “caso ginevrino”?

Rikki Dean vede comunque una dinamica positiva all’opera in questo campo. In Finlandia e negli Stati Uniti, si sta sperimentando l’uso dell’intelligenza artificiale per facilitare la moderazione delle assemblee deliberative. La ricerca è ancora agli inizi, ma potrebbe un giorno consentire di organizzare assemblee cittadine a costi ridotti e su scala più ampia.

L’annullamento dell’assemblea di Ginevra potrebbe quindi costituire una lezione utile. “Uno dei problemi di questo ambito di ricerca – conclude Dean – è che spesso si concentra sugli esempi di successo e ignora i fallimenti. Per questo sappiamo ancora poco sugli insuccessi, e il caso di Ginevra è particolarmente interessante”.

Articolo a cura di David Eugster

Traduzione con il supporto dell’IA/mar

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Quali esperienze avete fatto nel vostro Paese con le votazioni popolari?

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