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Il CEO di Syngenta: “Non abbiamo preso decisioni ufficiali in merito a una potenziale quotazione in borsa”

Jeff Rowe, Syngenta
Jeff Rowe è l'amministratore delegato del Gruppo Syngenta, nominato nel gennaio 2024 alla guida dell'azienda globale specializzata in tecnologia agricola. Thomas Kern / SWI swissinfo.ch
Serie CEO spotlight, Episodio 1:

In un’intervista con Swissinfo, Jeff Rowe, CEO del gruppo Syngenta, con sede in Svizzera, spiega perché appartenere a un gruppo cinese rappresenti un vantaggio per l’azienda.

Nel 2017, l’azienda svizzera di tecnologie agricole Syngenta è stata acquisita dal gruppo statale cinese ChemChina per 43 miliardi di dollari (33,3 miliardi di franchi). L’operazione da record ha sollevato forti preoccupazioni in Svizzera, portando all’istituzione della cosiddetta «Lex Syngenta»: un insieme di norme e decisioni parlamentari volte ad affrontare i timori relativi alle acquisizioni di società svizzere di importanza strategica da parte di aziende statali straniere.

Syngenta, azienda specializzata in sementi e protezione delle colture, è ora interamente di proprietà di Sinochem Holdings, un gruppo statale cinese nato dalla fusione tra Sinochem Group e ChemChina. Nel 2024 l’azienda svizzera ha realizzato un fatturato di 28,8 miliardi di dollari con 56’000 dipendenti in oltre 90 Paesi, cifre superiori rispetto al fatturato di 12,65 miliardi di dollari del 2017 (prima dell’acquisizione) e ai 13,6 miliardi di dollari del 2019.

Dal cambio di proprietà, l’azienda ha dovuto affrontare le crescenti tensioni tra Cina e Stati Uniti, i dazi generalizzati imposti dal presidente Trump e l’immagine talvolta controversa derivante dal suo legame con il governo cinese.

Swissinfo ha intervistato Jeff Rowe, amministratore delegato del gruppo, in occasione del Forum economico mondiale (WEF) tenutosi a Davos lo scorso gennaio.

Swissinfo: Questa è la quarta volta che partecipa agli incontri annuali del WEF a Davos. Cosa si aspetta di ricavarne?

Jeff Rowe: Apprezzo la molteplicità di pensiero del WEF. Mi ritengo una persona intellettualmente curiosa, sempre alla ricerca di modi migliori per fare le cose e sperimentare. Syngenta è un’azienda molto innovativa che cerca sempre di migliorare ciò che fa, dal servizio clienti allo sviluppo di nuovi prodotti. Confrontarsi con alcune delle menti più brillanti al mondo, qui, è un’ottima fonte di ispirazione.

Le aziende del settore agricolo presenti non sono molte, ma interagire con settori lontani dal nostro, comprenderne le priorità e le preoccupazioni e ricavarne potenziali insegnamenti è un aiuto prezioso.

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Kai Reusser, Swissinfo

Swissinfo: Syngenta è passata sotto il controllo cinese da quasi dieci anni. Che cosa è cambiato nella cultura aziendale, nei processi decisionali e nella strategia a lungo termine dell’azienda?

JR: Nel 2017, subito dopo l’acquisizione, la Svizzera era molto preoccupata: temeva di perdere un’azienda di punta nazionale, di dover trasferire l’attività e di patire lo squilibrio derivante dall’acquisizione di un’azienda privata da parte di un ente statale. Non è accaduto nulla di tutto ciò. Oltre a essere rimasta in Svizzera, oggi Syngenta è più rilevante che mai, con un fatturato quasi doppio rispetto a quello registrato al momento dell’acquisizione.

In sostanza siamo una multinazionale globale, cosa evidente anche a livello amministrativo: abbiamo un team dirigenziale e un consiglio di amministrazione globali, composti da responsabili indipendenti, persone rispettate e influenti provenienti da tutto il mondo.

Swissinfo: Secondo lei, qual è il valore aggiunto apportato dagli azionisti cinesi?

JR: Hanno una visione a lungo termine, si impegnano strenuamente nella ricerca e sviluppo e considerano l’investimento in Syngenta in un’ottica di lungo periodo. Il loro approccio è in aperto contrasto con la visione degli azionisti attivisti*, che possono legarsi all’azienda per soli sei mesi, pretendendo però cambiamenti in grado di danneggiarne le condizioni nel lungo termine.

Swissinfo: Il fatto di essere di proprietà di un gruppo cinese ha influito sulla vostra capacità di attrarre talenti o partner occidentali?

JR: Considerando chi abbiamo assunto e fatto crescere in azienda dall’acquisizione in poi, si può dire che abbiamo ottenuto risultati migliori di quasi chiunque altro nel settore nell’attrarre e trattenere talenti di altissimo livello.

Intervista a Jeff Rowe
“La maggior parte della nostra dirigenza, me compreso, vive a Basilea”. Thomas Kern / SWI swissinfo.ch

Swissinfo: Gli Stati Uniti hanno intensificato il controllo sulle politiche del governo cinese in materia di sicurezza nazionale. Come riuscite a conservare la fiducia della clientela e delle autorità di regolamentazione statunitensi, ora che Syngenta è di proprietà di un ente statale cinese?

JR: In Svizzera come in Europa, negli Stati Uniti e a livello globale, siamo riconosciuti come una multinazionale con sede in territorio elvetico. Abbiamo un azionista cinese, ma la nostra storia e il nostro retaggio sono profondamente radicati qui. La maggior parte della nostra dirigenza, me compreso, vive a Basilea. Gli agricoltori di Stati Uniti, India, Brasile e del resto del mondo in genere ci considerano uno dei marchi più rispettati del settore agricolo. Siamo attivi da oltre duecento anni e, nei principali mercati, siamo al primo o secondo posto in quasi tutti i segmenti. Inoltre, siamo ben noti alle autorità di regolamentazione per il nostro approccio scientifico, che comporta dossier di qualità, quanto più possibile fondati su dati comprovati.

Swissinfo: Quanto siete esposti alle attuali tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina?

JR: I rapporti commerciali sono importanti per la nostra clientela, perché i prodotti agricoli sono tra i beni più soggetti a scambi a livello globale. L’agricoltura dovrebbe fungere da ponte tra Paesi, poiché alcune regioni sono naturalmente più adatte alla produzione alimentare. Nella mia terra d’origine, il Midwest degli Stati Uniti, ad esempio, alcuni dei terreni più fertili al mondo consentirebbero una produzione di cibo efficiente, senza bisogno di abbattere foreste pluviali o destinare alla coltivazione terreni a bassa produttività. La società dovrebbe ottimizzare le zone dedicate alla produzione di cibo e creare mercati che ne consentano la circolazione.

Swissinfo: Però siete comunque soggetti ai dazi, per esempio sulle esportazioni dalla Svizzera verso gli Stati Uniti. Per mitigare i rischi avete cambiato sedi di produzione?

JR: Produciamo in tutto il mondo, con attività e sedi in tutti i mercati principali. Le sementi vengono prodotte prevalentemente nel Paese di consumo, con una filiera ottimizzata per ridurre il rischio di interruzioni degli scambi impreviste. La nostra è una filiera sofisticata, con ampio uso dell’intelligenza artificiale (IA) per ottimizzare affidabilità, qualità e costi. Utilizziamo l’IA anche per anticipare la domanda degli agricoltori, spesso con 18 mesi di anticipo. I nostri modelli analizzano l’andamento del meteo in Paesi come Argentina e Brasile, stimano la quantità di mais e soia che verrà seminata e determinano dove dovrebbe iniziare la produzione, dall’India a Cina, Svizzera o Regno Unito.

Intervista a Jeff Rowe
Thomas Kern / SWI swissinfo.ch

Swissinfo: La vostra quotazione nella borsa di Shanghai ha subito diversi rinvii. A che punto è oggi? Prevedete di quotarvi in borsa entro l’anno? E valutereste una quotazione (IPO) in Svizzera o in Europa?

“Oltre all’accesso al capitale, essere quotati in borsa può consolidare la nostra reputazione globale come leader del settore”

JR: Continueremo a elaborare strategie relative ai mercati capitali in base alle condizioni di mercato e ad altri fattori rilevanti, nell’interesse dei nostri azionisti. Al momento non abbiamo preso decisioni ufficiali su una potenziale quotazione in borsa; in più, sarebbe prematuro speculare sulla sede di una quotazione primaria e, se la situazione lo giustificasse, secondaria. Una delle prime decisioni che ho preso come CEO è stata di ritirare la domanda di IPO, perché era rimasta in sospeso troppo a lungo ed era diventata un elemento di distrazione. Da allora mi sono impegnato a migliorare prestazioni, competitività, margini e flussi di cassa.

Swissinfo: Quali sono i vantaggi di una quotazione in borsa rispetto alla maggiore trasparenza e alla pressione del mercato a breve termine?

JR: Oltre all’accesso al capitale, essere quotati in borsa può consolidare la nostra reputazione globale come leader del settore [agricolo]. Per le procedure IPO, dovremo ampliare i nostri dati finanziari in linea con i requisiti normativi, in modo da garantire la massima trasparenza per chi investe.

Swissinfo: Per quali versi Syngenta è ancora un’azienda svizzera?

JR: Il nostro rapporto con la Svizzera è profondo, duraturo e reciprocamente vantaggioso, e siamo orgogliosi delle nostre radici. La capacità di innovare, linfa vitale dell’azienda, è agevolata sia dalla neutralità della Svizzera, sia dalla sua apertura agli investimenti. Non è un caso che aziende orientate alla ricerca e sviluppo come Roche, Novartis e Syngenta abbiano sede a Basilea: la città vanta una lunga tradizione di innovazione e attira i migliori talenti da tutto il mondo. Avere la nostra sede centrale lì è un vero punto di forza.

“Negli ultimi dieci anni abbiamo investito circa un miliardo di dollari nelle sedi svizzere”

Syngenta è forse l’azienda più internazionale del nostro settore, con una delle forze lavoro più diversificate: una diversità che ci aiuta a prendere decisioni migliori in un contesto di business globale. In più, credo fermamente nel sistema educativo svizzero (mia figlia di sedici anni studia qui) e naturalmente molto del nostro personale viene dalle università svizzere.

Swissinfo: Quanto avete investito in Svizzera dopo l’acquisizione cinese?

JR: Negli ultimi dieci anni abbiamo investito circa un miliardo di dollari nelle sedi svizzere, a dimostrazione del nostro impegno nel Paese.

Swissinfo: Tornando all’IA, quali Paesi la stanno adottando con maggiore slancio, anche attraverso la vostra piattaforma CropwiseCollegamento esterno? A che punto è la Svizzera?

JR: È un processo graduale. Le aziende agricole più grandi e all’avanguardia tendono ad adottare più rapidamente le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale, in particolare negli Stati Uniti e in Brasile, Argentina, Ucraina ed Europa dell’Est. Il settore agricolo svizzero, nella mia esperienza, è molto all’avanguardia e fortemente orientato alla sostenibilità, cosa che può aumentare le complessità operative. In Svizzera l’adozione varia a seconda del segmento: alcuni produttori e produttrici di ortaggi sono molto avanzati nell’uso degli strumenti digitali. Nel complesso, collocherei la Svizzera nel mezzo.

Intervista a Jeff Rowe
“Sarebbe prematuro speculare sulla sede di una quotazione primaria e, se la situazione lo giustificasse, secondaria”. Thomas Kern / SWI swissinfo.ch

Swissinfo: L’uso dell’IA potrebbe diminuire la domanda dei vostri prodotti fitosanitari tra gli agricoltori. Come conciliate questo aspetto con i vostri obiettivi finanziari?

JR: Non bisogna pensare che il nostro obiettivo sia semplicemente vendere grandi volumi. Il succo della nostra innovazione sta nel ridurre i volumi ma migliorare i risultati: se si usa meno prodotto ma si ottengono risultati migliori, ne usciamo avvantaggiati anche noi. Le tecnologie e l’applicazione di precisione aiutano anche a far fronte alla carenza di manodopera, un problema globale rilevante nel settore. Gli agricoltori sono disposti a investire in soluzioni più efficaci e intelligenti anche a fronte di volumi minori, perché ne riconoscono i benefici.

Swissinfo: In che misura adattate i prezzi alle diverse regioni e ai segmenti di clientela?

JR: La nostra strategia di definizione dei prezzi tiene conto del valore generato in una determinata azienda agricola e in un dato contesto ambientale, che varia notevolmente tra luoghi come il Mato Grosso in Brasile e l’India meridionale. Inoltre, prendiamo in considerazione le dinamiche competitive e la concorrenza generica, con un approccio non standardizzato. Le soluzioni per la protezione delle colture rappresentano solo il 10% circa dei costi totali di un’azienda agricola; i fertilizzanti sono un fattore di costo molto più significativo.

Rowe alza lo sguardo
“Bisogna prevedere le tendenze con almeno dieci anni di anticipo, perché lo sviluppo di un nuovo prodotto richiede circa un decennio e centinaia di milioni di dollari.” Thomas Kern / SWI swissinfo.ch

Swissinfo: Che effetto ha il cambiamento climatico sull’attività di Syngenta?

JR: Lavoro in questo settore da circa trent’anni e mi sono occupato di problematiche correlate al cambiamento climatico (come la tolleranza alla siccità) già prima che diventasse un tema di attualità. Il riscaldamento globale ha intensificato lo stress termico nelle colture e le precipitazioni estreme. Bisogna prevedere le tendenze con almeno dieci anni di anticipo, perché lo sviluppo di un nuovo prodotto richiede circa un decennio e centinaia di milioni di dollari. Tra le altre cose, analizziamo i potenziali spostamenti geografici delle coltivazioni, comprese le tendenze a migrare verso l’emisfero meridionale, e quali nuove malattie, parassiti e problematiche potrebbero insorgere.

Tutto questo non fa che accrescere il nostro senso di responsabilità: le nostre innovazioni, i nostri 56’000 dipendenti e gli ingenti investimenti in ricerca e sviluppo possono contribuire ad affrontare i problemi legati al clima, responsabilità che personalmente prendo molto sul serio.

* Gli azionisti attivisti in genere acquistano quote relativamente modeste di una società con l’obiettivo di influenzarne la strategia o la struttura amministrativa al fine di aumentarne drasticamente il valore di mercato nel breve termine, spesso a scapito della sua sopravvivenza nel lungo termine.

Articolo a cura di Virginie Mangin/gw

Traduzione di Camilla Pieretti

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