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Unione europea, il freno dell’unanimità

Convergere verso l'unanimità è sempre più difficile per i 25 membri dell'Ue Keystone

L'Unione europea vuole cambiare il sistema di decisione. Se la proposta passa, anche per la Svizzera ci saranno conseguenze.

La Commissione europea propone di passare dal sistema dell’unanimità a quello della maggioranza qualificata sulle questioni di giustizia e polizia. Ci sarebbero così ripercussione anche per gli accordi di Schengen, cui la Svizzera partecipa quale paese associato.

“La gente vuole più Europa per combattere il terrorismo e il crimine organizzato”, afferma il presidente della Commissione, José Manuel Barroso. Ma la sua proposta, già contenuta nel progetto di Costituzione europea, si scontra con le reticenze di molte capitali.

Le decisioni europee in materia giudiziaria o di polizia oggi, con poche eccezioni, richiedono l’unanimità degli stati membri. Basta l’opposizione di un singolo Paese per bloccare un progetto, il che costringe ad interminabili discussioni, che spesso producono compromessi complicati e poco funzionali.

Una serie di progetti importanti, come la cooperazione transfrontaliera tra polizie, non hanno ancora visto la luce proprio perché richiedono il consenso di tutti. E tra le decisioni adottate, diverse sarebbero saltate se non si fosse potuto procedere a maggioranza qualificata, ma ciò può avvenire solo in pochi casi.

L’esecutivo di Bruxelles vuole ribaltare il sistema, rendendo una regola la maggioranza qualificata e l’ unanimità un’eccezione. Barroso ne parlerà giovedi e venerdi ai capi di Stato e di Governo, riuniti per il loro vertice tradizionale. Se vi sarà un consenso di massima, discussioni potrebbero essere intavolate nei prossimi mesi, durante la presidenza finlandese.

Conseguenze per la Svizzera

Associata allo spazio Schengen ma non membro dell’Unione, la Svizzera partecipa a tutta la preparazione delle decisioni in materia, ma non ha diritto di voto. L’unanimità significa che se una questione è sgradita a Berna, basta un solo membro dell’UE contrario e gli interessi elvetici sono tutelati. Al contrario, quando la maggioranza qualificata è ammessa, la Confederazione deve “convincere” delle proprie ragioni un numero sufficiente di paesi per formare una minoranza di blocco.

Alla Missione elvetica presso l’Unione europea seguono con attenzione l’evolversi della discussione, ma ritengono prematuro sbilanciarsi. “Attendiamo di vedere una proposta concreta, sulla quale probabilmente verremo consultati”, ci spiega il portavoce Hans-Peter Mock. La prospettiva di un cambiamento nel sistema decisionale era stata comunque presa in considerazione quando l’adesione a Schengen venne negoziata.

Inoltre, nel vasto dominio della cooperazione giudiziaria solo una piccola parte ricade nel campo di Schengen/Dublino. Una parte che l’Europa cerca di circoscrivere il più possibile, perché quando un tema ricade sotto Schengen, non si applica automaticamente a Regno Unito e Irlanda, i due paesi membri dell’Unione ma non dell’accordo.

Non sono materia Schengen – e dunque non impegnano la Svizzera – le decisioni in materia di ritenzione dei dati personali o di procedura penale. Al contrario, la cooperazione transfrontaliera tra polizie è un tema Schengen tra i più controversi, perché comprende il diritto per gli agenti di uno Stato di inseguire persone sospette o praticare osservazioni sul territorio di un altro Stato. “Sappiamo che quando si discuterà di questo la Svizzera sarà un osso duro”, confida un collaboratore del commissario alla giustizia Franco Frattini. Al momento, tuttavia, i primi ad avere delle riserve sono molti paesi membri.

Più cooperazione, meno Costituzione?

La Costituzione europea – affossata l’anno scorso dal doppio “no” franco-olandese – già prevedeva di introdurre la maggioranza qualificata in questo comparto. Bruxelles sta dunque cercando di anticipare una parte del trattato, attualmente sospeso in una sorta di “limbo” dal quale uscirà, nella migliore delle ipotesi, solo tra diversi anni.

Alcuni Stati temono che, così facendo, un futuro rilancio del documento diventi ancora più difficile. Germania e Irlanda sono tra i più tenaci oppositori di questa tattica, ironicamente chiamata “scelta della ciliegina”. Quando la Costituzione venne negoziata, accettarono senza troppo entusiasmo il cambiamento di maggioranza sulla cooperazione giudiziaria perché in cambio ottennero concessioni su altri temi. E’ dunque improbabile che oggi Berlino e Dublino accettino di adottare solo un pezzo di quel trattato.

Ma la decisione di abbandonare l’unanimità va presa all’unanimità. La Svizzera sembra dunque poter dormire sonni tranquilli, ancora per un tempo relativamente lungo. Quando si parla di polizia e magistratura, del resto, nessuna Capitale europea è mai stata disposta a molte fughe in avanti.

swissinfo, Tomas Miglierina, Bruxelles

Gli accordi di Schengen sono stati elaborati per abolire il controllo delle persone alle frontiere interne dell’Unione europea. Contemporaneamente, sono stati rafforzati i controlli lungo le frontiere esterne. Prevista anche una intensificazione della cooperazione transfrontaliera in materia di polizia e di giustizia penale.

La Svizzera, pur non facendo parte dell’Unione europea, ha negoziato una partecipazione al sistema di Schengen. L’applicazione degli accordi, ratificati dal governo e poi approvati in votazione popolare nello scorso giugno, dovrebbe avvenire all’inizio del 2008.

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